Oli essenziali: un futuro fra salute, benessere e nutrizione

19 gennaio 2019

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Oli essenziali: un futuro fra salute, benessere e nutrizione



Quale sarà il futuro degli oli essenziali che già oggi sono molto più di molecole odorose con effetti benefici sul nostro organismo? Questi oli estratti dalle piante, infatti, mostrano sempre più potenzialità nei campi della medicina, della nutrizione, della bellezza e del benessere.
Ci sono molti progetti innovativi che riguardano questo mondo poiché già oggi si parla di fiori che possono essere il cibo del futuro, basilico che può essere coltivato in fondo al mare, la possibilità di analizzare il DNA delle piante officinali per riconoscerle esattamente (come fanno gli investigatori di CSI) e odori e aromi che influenzano le nostre modalità di acquisto.  Tutti questi argomenti sono stati trattati in  un interessante e recente corso sul futuro degli oli essenziali organizzato da FEM2-Ambiente (una spin-off dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca -) e promosso dal Centro di ricerca  Best4food, dalla Società italiana per la ricerca sugli oli essenziali, oltre che da Albrigi,  con il patrocinio della stessa Università milanese, il supporto di alcune aziende del settore erboristico e una rivista dedicata a questi operatori.
La ricerca biobotanica, in questi anni, ha fatto passi da gigante riuscendo a catalogare milioni di specie evidenziandone caratteristiche e peculiarità anche in funzione dell'ambiente, delle condizioni climatiche, del momento di raccolta ecc. riuscendo quindi a mettere a punto anche prodotti specifici - come gli oli essenziali -  provenienti da diverse materie prime vegetali (erbe, piante, fiori, frutti).  Ci sono anche innovative tecniche di coltivazione come quelle del basilico nell'orto sottomarino di Noli, in Liguria che non solo è buono quanto quello tradizionale ma ha mostrato anche un contenuto maggiore di oli essenziali nelle sue foglie. Il segreto sta in biosfere di plastica riempite di aria e ancorate al fondo marino, naturalmente pressurizzate, dove temperatura e umidità sono costanti, la cultura è idroponica (cioè senza terreno ma con sola acqua ed elementi nutritivi in essa disciolti) e le piante possono crescere in minor tempo. Nel 2017 questo esperimento è stato applicato anche ad altre erbe come menta, origano, salvia, timo e coriandolo.

Oli essenziali sicuri grazie al DNA


Gli aromi degli oli essenziali, soprattutto se derivati da piante coltivate in maniera responsabile ed estratti con sistemi green e non invasivi (come l'estrazione a freddo o l'uso di estrattori a ultrasuoni o microonde), hanno effetti piacevoli sul nostro modo di approcciare il mondo, fino ad agire come anestetici nel caso del dolore o di calmanti nelle situazioni di stress. Si parla infatti anche dell'impiego di oli essenziali nella Medicina aromatica, utilizzata da professionisti italiani particolarmente attenti a questi prodotti - applicabili con competenza nei casi in cui la medicina tradizionale sia insufficiente -  o nella nutrizione dove è possibile influenzare la qualità della propria alimentazione, per non parlare del settore cosmetico, dove profumi e prodotti di bellezza devono molto del loro successo alle fragranze impiegate.
Proprio per tutto questo è importante che le erbe officinali o i vegetali da cui vengono estratti gli oli essenziali (ne esistono circa 3000 varietà) siano di qualità e sicuri, caratteristiche che oggi si possono garantire grazie a metodi di autenticazione genetica come il DNA barcoding (applicato da anni e con successo da FEM2-Ambiente) che  utilizza le stesse tecniche per l'analisi del DNA umano e che per la sicurezza del consumatore può fornire una certificazione con tanto di 'bollino' validato scientificamente.

Dalla medicina alle influenze psicologiche


Le capacità antimicrobiche e antibatteriche degli oli essenziali sono conosciute da tempo ma le applicazioni cliniche di questi prodotti sono, almeno in Italia, utilizzate ancora da pochi medici.
A sottolinearlo è stato il dottor Paolo Campagna, medico e presidente Siroe che, da oltre 30 anni, cura con oli essenziali i suoi pazienti consenzienti basandosi su tecniche di aromaterapia di scuola francese e tedesca.

Secondo il medico, infatti, gli oli essenziali sono efficaci per contrastare alcune patologie della pelle come le dermopatie ma mostrano buoni risultati anche nei confronti delle affezioni respiratorie, nei campi dell'infettologia o delle malattie delle vie urinarie nonché nelle reumatopatie e nei casi di ansia. L'olio di lavanda, per esempio, calma la tensione mentre il tea tree oil è antinfiammatorio, l'olio di cannella estratto dalle foglie è indicato per il mal di denti, quello di sandalo ha proprietà cicatrizzanti e quello di liquerizia va usato come antigastrite.

Il medico ha anche sottolineato che gli oli essenziali sono rimedi molto potenti perché vengono assorbiti velocemente dal corpo umano  quindi  sono sconsigliati in gravidanza e vanno applicati con molta competenza. Per non parlare del fatto che gli oli essenziali si sono mostrati efficaci nelle problematiche inerenti l'antibiotico-resistenza ovvero nel caso in cui per curare alcune malattie l'antibiotico non riesca a debellare i batteri. Secondo il dottor Campagna, quindi, il futuro degli oli essenziali in medicina vedrà il loro impiego da soli o in abbinamento ai farmaci.  E' indubbio poi che gli oli essenziali agiscano sul senso dell'olfatto che, a sua volta, influenza anche vista, tatto e gusto modificando notevolmente i nostri comportamenti.

Di questo ha parlato il professor Alberto Gallace, neuroscienziato,  sottolineando che odori e aromi condizionano scelte, abitudini e comportamenti tanto che, per esempio, è possibile modificare la percezione di un tessuto (se si annusa un aroma di limone mentre si tocca un lenzuolo questo risulta morbido al tatto, se l'odore è sgradevole, invece, sembrerà ruvido) o valutare efficacia e gradevolezza di un cosmetico, in funzione del suo profumo (si, se sa di fragola; no, se odora di tartufo).
Secondo studi recenti la diffusione di particolari fragranze negli ambienti commerciali influenza la propensione all'acquisto (può farla aumentare fino all'84 per cento).  L'olfatto ci avvisa anche nel caso di pericolo informandoci di una situazione negativa ancor prima di vederla, per esempio in presenza di un incendio.
Gli odori che percepiamo, anche se fanno parte di un ambiente multisensoriale dal quale sono comunque influenzati (dove siamo seduti, chi ci è accanto, se sentiamo caldo o freddo, ecc.), sono spesso legati alla memoria che introietta un determinato aroma o profumo, capace di risvegliare ricordi - possiamo citare la famosa madeleine di Marcel Proust -. Gli odori possono anche indirizzare le scelte dei cibi e degli alimenti, specie se sconosciuti.

Questo legame fra aromi, sensazioni e ricordi è dovuto al fatto che il bulbo olfattivo è in stretta connessione con l'amigdala, la struttura neuronale del cervello sede delle passioni, delle emozioni e delle sensazioni che ci permette sia di rievocare momenti passati legati a uno specifico profumo sia di rifiutare un cibo se il suo odore ci sembra cattivo.
Quanto aromi e profumi condizionino la fisiologia umana è sottolineato anche dalle ultime ricerche scientifiche che hanno evidenziato il ruolo dei recettori olfattivi, presenti non solo nel naso ma su tutto il corpo e anche nel cuoio capelluto e nei follicoli piliferi. Questi recettori, per esempio, se stimolati da un olio essenziale di sandalo, influenzano la crescita dei capelli o la riattivazione dei bulbi in difficoltà.


Educare l’olfatto e diffondere la cultura degli oli essenziali

L'olfatto può essere educato - si pensi alle tecniche di insegnamento delle scuole per sommelier - e ci sono luoghi come il Muses l'accademia europea delle essenze di Savigliano, in provincia di Cuneo, dove si entra in un vero e proprio giardino dei sensi con tanto di Fontana aromatica che cambia le sue fragranze al cambiare delle stagioni.
Qui non solo è possibile conoscere, toccare e annusare molte delle materie prime impiegate nei profumi o nei prodotti cosmetici (in prevalenza oli essenziali ed essenze) di origine vegetale (menta, lavanda, elicriso, melissa, issopo) del territorio ma anche frequentare veri e propri laboratori sensoriali - dall'atelier del profumiere al bancone dell'alchimista - per creare il proprio profumo personalizzato.
E se siamo ancora abbastanza tradizionalisti - le donne, infatti, amano soprattutto il gelsomino e le "signore" la violetta, mentre gli uomini scelgono sempre aromi speziato e legnosi - il futuro delle fragranze, secondo Magda Massaglia, referente del muses, sta negli  accostamenti inusuali come gli aromi talcati dell'iris accanto a note speziate, come quelle del cardamomo.

Luisella Acquati




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