Fumo: e se le sigarette costassero il doppio?

03 giugno 2019

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Fumo: e se le sigarette costassero il doppio?



Ogni anno, solo in Italia, muoiono 70mila persone a causa del fumo. Fra le misure considerate più efficaci per limitare l'impatto devastante del tabagismo vi è l'aumento del prezzo del tabacco. Una recente indagine nazionale condotta da AstraRicerche sui fumatori italiani, le sigarette e il portafoglio, ha mostrato che:
fuma il 42% per cento degli uomini e il 35% delle donne (e si rileva una tendenza preoccupante all'aumento del numero di sigarette quotidiane).
la spesa mensile è elevata (sopra i 100 euro) per un terzo dei fumatori e in ben metà dei casi è più alta di quanto immaginato. Invitati a immaginare un impiego alternativo del denaro lasciato al tabaccaio, la maggioranza assoluta sceglie di premiarsi con un viaggio o una vacanza.
Se i prezzi raddoppiassero il 46% smetterebbe. L'ipotesi vede favorevole il 46.5% della popolazione italiana e contrario il 35%. Ma se le entrate aggiuntive derivanti fossero investite in campagne antifumo e nella prevenzione e cura delle malattie fumo-correlate, i favorevoli sarebbero il 57.3% e i contrari il 21.2%.

Nel 2019 l'OMS dedica il World No Tobacco Day alle malattie respiratorie: il fumo non è solo causa di malattie respiratorie gravi e diffuse, come i tumori e la bronchite cronica; infatti in Italia oltre 30.000 persone soffrono di patologie rare legate al fumo come la fibrosi polmonare idiopatica, la bronchiolite respiratoria e l'istiocitosi polmonare a cellule di Langerhans. Condizioni che compromettono pesantemente la qualità di vita, e in molti casi la cessazione del fumo è la prima terapia per i malati.


Il fumo è nemico della bellezza


Che nuoccia gravemente alla salute è scritto su tutti i pacchetti di sigarette ma che il fumo faccia molto male anche alla pelle non tutti lo sanno. Eppure anche se le cause patologiche di questo danneggiamento dell'epidermide da parte del tabacco, che rende la cute giallo-grigiastra, aumenta le rughe profonde - specie al lato degli occhi e delle labbra - e in alcuni punti la ispessisce, non sono note, gli effetti negativi del fumo possono essere sistemici e/o locali. Una brutta notizia per la bellezza  delle donne fumatrici che, secondo una recente indagine,  in Italia, sono 5,7 milioni con una percentuale più elevata al nord (21,6 per cento).

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E se smettessi… Sì, ma come?


Il fumatore nervoso, quello rassegnato, l'ex tabagista di successo, l'indeciso, il pentito. Esistono tanti tipi di ex fumatori quante sigarette al mondo, o quasi. Fatto sta che il percorso di un tabagista è fatto di tappe importanti in cui ad un certo punto emerge il desiderio di smettere. Secondo il Centro Nazionale Dipendenze e Doping si inizia a fumare mediamente a diciotto anni e si smette a 42 con una dipendenza di durata ventennale alle spalle e ripetuti tentativi di smettere in cui la ricaduta è dovuta ai motivi più disparati: l'opposizione di un compagno, una necessità medica, la consapevolezza dei rischi, il decesso di un amico, la nascita di un figlio. Quale che sia, prima o poi un fumatore si pone almeno la domanda fatidica: «e se smettessi? Sì, ma come?».

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Per smettere di fumare utili anche le elettroniche

Una riduzione importante della tossicità potrebbe avere un forte impatto per il fumatore che non vuole o che non riesce a smettere di fumare. Il governo della salute pubblica richiede che si attuino politiche per la cessazione e per il contrasto della dipendenza. Ma oggi si affacciano nel panorama delle opzioni per la tutela della salute pubblica anche i prodotti alternativi a rischio ridotto come e-cig e tabacco riscaldato che, eliminando la combustione, riducono l'esposizione alle sostanze tossiche tipiche delle sigarette.
Nonostante questi prodotti debbano essere sottoposti a una valutazione rigorosa, un loro divieto a priori potrebbe rappresentare un'occasione persa per coloro che in assenza di alternative continuerebbero a fumare.

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Qualche consiglio dello psichiatra liberarsi della sigaretta

Fumare non è in sé una dipendenza, ma farlo abitualmente significa con molta probabilità averla. La diagnosi vera e propria si ha quando il fumatore sa che quel gesto fa male ma non riesce comunque a smettere. Questo è il discorso di massima, ma, come accade per molti altri temi che interpellano la psicologia, non è il caso di generalizzare.

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Chiara Romeo


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