Broncopneumopatia cronica ostruttiva

30 ottobre 2018

Broncopneumopatia cronica ostruttiva



Definizione


La Broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) è una malattia polmonare progressiva, non completamente reversibile, caratterizzata da un'ostruzione cronica delle vie aeree che interferisce con la normale respirazione. Tale limitazione al flusso aereo è dovuta in parte alle alterazioni a carico delle piccole vie aeree (bronchiolite ostruttiva, per esempio) e in parte alla distruzione del parenchima polmonare (enfisema). Il contributo di ciascuna di queste due componenti varia da individuo a individuo. L'infiammazione cronica provoca cambiamenti strutturali e il restringimento delle piccole vie aeree (che invece nelle persone sane sono aperte), così gli alveoli pieni d'aria non riescono a svuotarsi e quest'ultima, anziché fuoriuscire velocemente, resta intrappolata. I muscoli respiratori, cercando di espellerla, diventano meno efficienti e in tal modo la respirazione diventa più difficoltosa.
La Bpco è un malattia sotto-diagnosticata che peggiora con il tempo e può diventare pericolosa per la vita. Nella maggior parte dei pazienti (all'incirca il 60%), soprattutto anziani, si associa infatti a malattie croniche che ne aumentano la morbilità e la mortalità.

Cause


Tra le diverse cause domina il fumo di tabacco, attivo e passivo (alcuni studi suggeriscono che le donne sono più suscettibili degli uomini agli effetti nocivi del fumo, portando a un grado più grave di malattia a parità di sigarette fumate).
Altri fattori di rischio sono:
• professioni che espongono a polveri organiche e inorganiche, agenti chimici, gas e fumi;
• inquinamento atmosferico e domestico (riferito soprattutto ai prodotti di combustione dei gas usati per cucinare e per il riscaldamento);
• asma bronchiale, iperreattività bronchiale, bronchite cronica e infezioni;
• crescita e sviluppo polmonare correlati ai processi che accompagnano la gravidanza e la nascita (basso peso alla nascita, infezioni respiratorie...);
• stato socioeconomico: il rischio di sviluppare la Bpco è inversamente correlato a una maggiore povertà;
• è riconosciuta anche una forma genetica di Bpco dovuta a deficit ereditario di alfa1-antitripsina.

Sintomi

La tosse di solito è il primo sintomo che insorge in corso di Bpco. È spesso data per scontata dal paziente, come conseguenza dell'esposizione al fumo e/o ai fattori ambientali. All'inizio può manifestarsi saltuariamente, ma in seguito si presenta quotidianamente, e spesso persiste tutto il giorno.
Gli accessi di tosse sono comunemente associati a piccole quantità di espettorato estremamente denso (ma nelle forme croniche la tosse può essere anche non produttiva, cioè secca).
Altro sintomo classico della Bpco è la dispnea. I pazienti la descrivono come una sensazione di aumentato sforzo a respirare, pesantezza, "fame d'aria" o respiro ansimante.
Respiro sibilante e costrizione toracica sono sintomi non specifici che possono variare in base ai giorni oppure nel corso della stessa giornata.
Problemi comuni che si riscontrano nei pazienti con Bpco grave e molto grave sono astenia, calo ponderale e anoressia.

Diagnosi

La diagnosi clinica di broncopneumopatia cronica ostruttiva dovrebbe essere presa in considerazione in tutti i pazienti che presentano dispnea, tosse cronica o espettorazione e una storia di esposizione ai fattori di rischio. Esistono alcuni indicatori chiave per la valutazione della diagnosi di Bpco. In particolare, le raccomandazioni Gold (Global initiative for chronic obstructive lung disease) consigliano di eseguire la spirometria se uno dei seguenti indicatori è presente in un soggetto di età superiore a 40 anni:

dispnea
progressiva (peggiora nel tempo)
peggiora con lo sforzo
persistente
tosse cronica
può essere intermittente e non produttiva
respiro sibilante ricorrente
produzione cronica di escreato
qualsiasi tipo di espettorazione cronica può indicare la presenza di Bpco
infezioni ricorrenti delle vie aeree inferiori
storia di esposizione a fattori di rischio
fattori legati all'ospite (come fattori genetici, anomalie congenite/di sviluppo)
fumo di tabacco (incluse le preparazioni locali generiche)
fumo proveniente da biocombustibili per cucinare e riscaldare
polveri, vapori, fumi, gas e altri agenti chimici professionali
familiarità per BPCO e/o altri fattori legati all'infanzia (come basso peso alla nascita, infezioni respiratorie nell'infanzia).

La diagnosi di ostruzione bronchiale si conferma strumentalmente tramite l'esecuzione della spirometria, un semplice test che misura la quantità di aria che una persona può espirare e la quantità di tempo che serve per farlo, fattori indicativi dello stato di salute e della funzionalità respiratoria. La presenza di un rapporto FEV1/FVC* <0.70 post-broncodilatatore conferma la presenza di una limitazione al flusso aereo persistente e quindi di broncopneumopatia cronica ostruttiva.

*[FEV1: volume espiratorio forzato, indica la quantità di aria che è possibile espirare e inspirare in un secondo; FVC: capacità vitale forzata, indica quanta aria si può espirare, dopo avere inspirato il più profondamente possibile].


Cure

Abbandonare definitivamente l'abitudine al fumo è la misura più efficace per ridurre sintomi come tosse ed espettorazione. Il trattamento farmacologico prevede, come terapia di base, l'impiego di broncodilatatori (agonisti â2-adrenergici e anticolinergici) che agiscono sull'ostruzione delle piccole vie aeree e, in aggiunta a questi, di corticosteroidi per via inalatoria per il trattamento delle riacutizzazioni delle forme gravi.
L'ossigenoterapia a lungo termine è riservata ai pazienti con insufficienza respiratoria cronica.


Riacutizzazioni

Le riacutizzazioni della Bpco sono definite come un peggioramento acuto dei sintomi respiratori che richiede una terapia addizionale. Sono eventi importanti nella gestione della malattia perché hanno un impatto negativo sulla qualità di vita, sui ricoveri ospedalieri e sulla progressione della malattia stessa.
Vengono classificate come:

• lievi (trattate solo con broncodilatatori a breve durata);
• moderate (trattate con broncodilatatori a breve durata, associati ad antibiotici e/o corticosteroidi orali);
• gravi (i pazienti richiedono ospedalizzazioni o visite al pronto soccorso. Riacutizzazioni gravi possono essere associate a insufficienza respiratoria acuta).

Le riacutizzazioni della Bpco sono prevalentemente scatenate da infezioni virali delle vie respiratorie e determinano un rapido peggioramento dei sintomi, riducendo la funzionalità polmonare, con conseguente aggravamento dello stato di salute. Pertanto, la prevenzione e il trattamento delle riacutizzazioni (in particolare quelle di grado moderato e grave che comportano l'ospedalizzazione) è diventato un obiettivo primario degli operatori sanitari.
Oltre a rappresentare un'emergenza medica, le riacutizzazioni sono strettamente correlate al rischio di mortalità e diventano più comuni con la progressione della malattia. I migliori predittori del rischio di riacutizzazioni sono una storia clinica di precedenti riacutizzazioni (due o più all'anno) e la gravità dell'ostruzione bronchiale (VEMS<50%).
I dati mostrano che il rischio di riacutizzazioni gravi è tre volte più alto dopo il secondo evento, e 24 volte più alto dopo il decimo. Il rischio di morte cresce dopo ogni riacutizzazione e dopo il decimo evento aumenta di cinque volte rispetto al primo. Un recente studio osservazionale durato oltre tre anni, ha rivelato che l'anomalia delle piccole vie aree è associata a riacutizzazioni costanti (≥1 evento all'anno per tre anni).



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