Neofobia alimentare nei bambini: cosa si può fare?

19 aprile 2024
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Neofobia alimentare nei bambini: cosa si può fare?



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Sviluppare un sano rapporto con il cibo dipende anche da un'educazione e una familiarità con la varietà alimentare acquisite nel tempo. Nei bambini, il fatto di sviluppare un certo gusto e la curiosità verso sapori e consistenze diverse sono legate all'esposizione a un'elevata varietà di pietanze e preparazioni già nei primi anni di vita. Questo pone le basi per una propensione alla varietà anche nei periodi successivi.

C'è tuttavia una fase, considerata fisiologica, in cui ogni individuo tende a dimostrare una certa riluttanza verso pietanze nuove, sconosciute o che non si presentano chiaramente per quello che sono. È la neofobia, letteralmente il timore di ciò che è nuovo e non conosciuto. Non afferisce alla sfera ampia dei disturbi alimentari ma gli studiosi la definiscono come una fase evolutiva, che si verifica senza distinzione di genere e che tipicamente raggiunge il picco tra i 2 e i 6 anni di età e poi diminuisce gradualmente nell'età adulta, un riflesso ancestrale di difesa verso ciò che, se ingerito, potrebbe fare male.



Implicazioni durature sui comportamenti alimentari


La neofobia potrebbe però avere implicazioni durature sui comportamenti alimentari con un impatto sulla percezione sensoriale del cibo, poiché si è visto che le persone con una spiccata neofobia hanno poi sviluppato un minore piacere per il cibo.

Quello che preoccupa gli studiosi è che ad essere maggiormente rifiutati sono proprio gli alimenti come frutta, verdura e legumi, la base della Dieta Mediterranea (DM): lo stile alimentare che meglio contribuisce alla prevenzione delle malattie croniche non comunicabili, rispetto a quello meno equilibrato, definito "all'occidentale" (Western diet). Quest'ultimo è sempre più diffuso soprattutto nei paesi dell'area mediterranea non solo fra i giovani ma anche fra gli adulti, caratterizzato da un basso consumo di frutta e vegetali a favore di cibi ricchi di zucchero, sale e grassi saturi. Si è visto che i bambini con neofobia prediligono proprio questi alimenti.

Il timore è che la non aderenza ad uno stile mediterraneo, alla varietà dei nutrienti, sin dall'infanzia li esponga a maggiori rischi. E poiché le buone abitudini alimentari si formano con la consuetudine in età evolutiva, sostengono gli esperti, la non aderenza allo stile mediterraneo in giovane età è un comportamento da correggere, per evitare che sia poi mantenuto nell'età adulta.



Relazione tra neofobia e aderenza allo stile mediterraneo


Questi presupposti hanno portato il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) a indagare in una popolazione in età pediatrica in Italia, la relazione fra neofobia e aderenza allo stile mediterraneo, ipotizzando che proprio una spiccata neofobia potesse condurre ad una minor aderenza alla DM.

I dati del campione di 288 bambini di età compresa tra 3 e 11 anni sono stati raccolti attraverso questionario. La maggior parte del campione ha mostrato un livello intermedio (67,3%) o elevato di neofobia (18,1%), con tassi molto alti tra i bambini di età compresa tra 6 e 11 anni (63,9%) e soprattutto nei figli unici (50%). L'aderenza alla DM è stata per lo più bassa (29,5%) o media (54,8%) e ha raggiunto i livelli più bassi tra i bambini con una maggior neofobia (51,9%). Lo studio ha quindi confermato che c'è un'ampia prevalenza di neofobia in Italia in età pediatrica e che a differenza di quanto è descritto in letteratura, l'età di questo atteggiamento di rifiuto va oltre i 6 anni. La neofobia è un driver che porta ad una minor aderenza alla dieta mediterranea con un impatto negativo sul consumo di vegetali e legumi e semi oleosi, contribuendo ad un maggior introito di alimenti dolci e ricchi di grassi saturi.

Un ambiente alimentare domestico inadeguato, abitudini alimentari malsane in famiglia tendono inoltre a protrarre i tempi in cui il bambino manifesta neofobia, ritardando (o comunque non favorendo) l'instaurarsi di un comportamento alimentare sano ed equilibrato di tipo mediterraneo, che possa concorrere insieme ad uno stile di vita corretto alla prevenzione di malattie croniche in età successive.

La ricerca ha alcune limitazioni, come è riportato nelle conclusioni dello studio. I dati sono stati raccolti tramite questionario, una metodologia in cui gli intervistati possono fornire informazioni inesatte o prediligere quelle socialmente più accettabili; è inoltre uno studio trasversale che non permette di stabilire una relazione di causalità fra neofobia e aderenza alla dieta. Ciononostante, i risultati sono un punto di partenza per indagini future. Lo studio, sottolineano i ricercatori, ha il pregio di essere il primo in Italia a descrivere la relazione fra neofobia e aderenza ad un sano stile alimentare, soprattutto in un'ottica di promozione di stili di vita salutari fra i giovani e prevenzione delle malattie.

di Francesca De vecchi - Tecnologa alimentare

fonte: Farmacista33




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