Alzheimer e nuovi farmaci: il futuro dei percorsi di cura
Le nuove terapie "disease modifying" che si sono affacciate nel campo della gestione della malattia di Alzheimer sono capaci di modificare il decorso della malattia nelle sue fasi iniziali e rappresentano una rivoluzione nella gestione della patologia. Tuttavia, il loro impatto dipenderà dalla capacità del Sistema Sanitario di ripensare la presa in carico del paziente per garantirne un accesso precoce, equo e appropriato.
Il tema è stato al centro dell'evento "VALUE4CARE: Linee di indirizzo per la valorizzazione delle terapie innovative nella malattia di Alzheimer", realizzato da Edra con il contributo non condizionante di Eisai, alla presenza di clinici, associazioni di pazienti e rappresentanti delle istituzioni che si è svolto martedì 27 maggio.
Ritardo diagnostico preclude l'accesso a nuove terapie
Attualmente, in Italia, meno del 10% dei pazienti riceve una diagnosi di tipo biologico, e il tempo medio dalla comparsa dei sintomi alla diagnosi supera i due anni - un ritardo che rischia di precludere l'accesso alle nuove terapie efficaci solo nelle fasi iniziali della malattia.
Durante l'incontro, sono stati presentati i risultati del lavoro realizzato, che ha prodotto un documento con le proposte operative per garantire ai pazienti un accesso tempestivo, equo e appropriato alle nuove opportunità terapeutiche.
In particolare, è stata definita una roadmap per evolvere la governance dell'Alzheimer: rafforzamento dei Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD), uso dei biomarcatori per garantire una presa in carico precoce, standardizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici, e adozione delle tecnologie digitali come intelligenza artificiale e telemedicina.
Nuove terapie modificano il decorso della malattia
Nel corso dell'evento è stato sottolineato che, con l'arrivo delle nuove terapie, il sistema salute è chiamato a un cambio di passo: "il futuro della cura dell'Alzheimer si gioca sulla capacità di diagnosi precoce, personalizzazione del percorso e integrazione dei servizi".
Tra le proposte discusse: l'adozione di criteri omogenei nazionali per la definizione dei CDCD e l'identificazione dei centri prescrittori dei nuovi farmaci, incentivare lo sviluppo e l'uso di biomarcatori ematici per una valutazione clinica più rapida e costo-efficace, la creazione di un registro nazionale per la stima dei fabbisogni di servizio, e la necessità di garantire un accesso equo ai nuovi trattamenti. Particolare attenzione è stata dedicata alla necessità di superare le disuguaglianze territoriali e di sostenere caregiver e famiglie, che oggi sostengono oltre l'80% dei costi legati alla malattia.
Il progetto è un piattaforma di confronto e proposta, nato con l'obiettivo di tradurre la ricerca scientifica in politiche sanitarie sostenibili e orientate al valore. Il progetto proseguirà ora con una fase di ascolto e validazione delle proposte da parte delle istituzioni e delle società scientifiche, con l'obiettivo di tradurre il documento in azioni concrete per il Sistema Sanitario Nazionale.
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