Sindrome dell’ovaio policistico, la dieta chetogenica migliora il metabolismo nel breve termine
La dieta chetogenica (KD) potrebbe offrire benefici metabolici e ormonali a breve termine nelle donne con sindrome dell'ovaio policistico (PCOS). È quanto emerge da una meta-analisi pubblicata su Clinical Nutrition, che segnala miglioramenti di peso, insulino-resistenza e alcuni parametri ormonali, invitando però a un'interpretazione prudente in attesa di studi più solidi e di lungo periodo.
Che cos'è la sindrome dell'ovaio policistico
La PCOS è una condizione endocrina frequente nelle donne in età fertile. Può associarsi a irregolarità mestruali, aumento degli androgeni (ormoni "maschili"), difficoltà di controllo del peso e insulino-resistenza, cioè una ridotta capacità dell'organismo di rispondere all'insulina.
Quest'ultimo aspetto è centrale, perché collega la PCOS a un maggior rischio metabolico, simile a quello osservabile nel diabete di tipo 2.
Che cos'è la dieta chetogenica
La KD è un regime alimentare caratterizzato da un apporto molto basso di carboidrati, quantità moderate di proteine e prevalenza di grassi.
Questa combinazione induce la chetosi nutrizionale, uno stato in cui l'organismo utilizza prevalentemente i grassi come fonte di energia. Secondo alcune ipotesi, questo meccanismo può migliorare la sensibilità insulinica e favorire la perdita di peso e massa grassa.
Lo studio: cosa hanno analizzato i ricercatori
La meta-analisi ha incluso 15 studi condotti in Europa, Asia e Americhe. Tutte le partecipanti avevano un indice di massa corporea (BMI) medio superiore a 25 kg/m², quindi in sovrappeso o obesità. Gli studi confrontavano i parametri delle donne con PCOS prima e dopo KD, oppure rispetto ad altri interventi dietetici.
L'analisi primaria mostra miglioramenti significativi di peso corporeo, BMI, circonferenza della vita e dei parametri metabolici. Sono stati registrati una riduzione del colesterolo totale, del colesterolo LDL (il colesterolo "cattivo") e dei trigliceridi. Il colesterolo HDL ("buono") tende ad aumentare, ma senza una significatività statistica chiara.
I principali effetti sugli ormoni e sull'insulino-resistenza
Sul piano ormonale, la KD è associata a una riduzione dell'ormone luteinizzante (LH) e del testosterone; i livelli di ormone follicolo-stimolante (FSH) restano invece sostanzialmente invariati.
Per quanto riguarda l'insulino-resistenza, diminuiscono in modo significativo l'indice HOMA-IR (un parametro che stima la resistenza all'insulina) e i livelli di insulina. Tuttavia, l'entità di questi effetti varia molto da uno studio all'altro e sembra dipendere dal peso iniziale e dalla quantità di peso perso.
Un confronto con le altre diete
Nelle analisi che confrontano la KD con altri regimi alimentari, la dieta presa in esame è risultata associata a una maggiore riduzione di peso, BMI e circonferenza vita.
I trigliceridi e il colesterolo totale sono più bassi nel gruppo chetogenico, mentre HDL e LDL risultano simili tra i diversi approcci. Gli effetti sugli ormoni sono meno uniformi e non sempre superiori rispetto ad altre diete.
Tra benefici e limiti
Nel complesso, i risultati suggeriscono che la KD possa migliorare alcuni aspetti metabolici e ormonali nelle donne con PCOS, soprattutto in presenza di sovrappeso o obesità.
Tuttavia, gli stessi autori sottolineano che i benefici sembrano legati soprattutto alla perdita di peso e al miglioramento della sensibilità insulinica. Non è chiaro quanto conti la chetosi in sé. Mancano dati affidabili sugli effetti a lungo termine, inclusi quelli su fertilità e salute riproduttiva.
Per questo motivo, la dieta chetogenica viene indicata come opzione potenzialmente utile per pazienti selezionate, ma non come soluzione universale.
Fonte: Nutrizione33
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