Tumore dell’endometrio, immunoterapia rimborsata per tutte le pazienti

23 febbraio 2026
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Tumore dell’endometrio, immunoterapia rimborsata per tutte le pazienti



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Da oggi l'immunoterapia è entrata nel trattamento di prima linea del carcinoma dell'endometrio avanzato o recidivante per tutte le pazienti, indipendentemente dal profilo molecolare del tumore. L'approvazione di dostarlimab, in associazione alla chemioterapia standard, è una buona notizia per tutte le donne che finora erano trattate solo con chemioterapia. Si apre, infatti, una nuova opportunità terapeutica con benefici documentati sulla sopravvivenza.


Immunoterapia in prima linea: cosa cambia per le pazienti

Una nuova opzione terapeutica modifica lo scenario di cura del tumore dell'endometrio avanzato o recidivante. Dostarlimab, anticorpo monoclonale appartenente alla classe degli inibitori dei checkpoint immunitari, è ora rimborsabile in associazione con carboplatino e paclitaxel come trattamento di prima linea per tutte le pazienti candidate a terapia sistemica.

La novità principale è l'estensione dell'indicazione, a un anno dalla precedente approvazione di Aifa, anche alle donne senza deficit del Mismatch Repair (o instabilità dei microsatelliti), che rappresentano circa il 70-80% dei casi. Fino a oggi, per questa popolazione, la chemioterapia era invece l'unica opzione disponibile.


Il ruolo del profilo molecolare del tumore

Il sistema di mismatch repair è un meccanismo cellulare che corregge gli errori che si verificano durante la duplicazione del DNA. Quando funziona correttamente si parla di tumori pMMR (proficient mismatch repair), mentre quando è compromesso si definiscono dMMR (deficient mismatch repair), spesso associati a instabilità dei microsatelliti (MSI H).

I tumori dMMR tendono ad accumulare più mutazioni e risultano quindi più "visibili" al sistema immunitario, rendendoli particolarmente sensibili all'immunoterapia. Tuttavia, i nuovi dati dello studio Ruby dimostrano che anche le pazienti con tumori pMMR possono beneficiare dell'aggiunta dell'immunoterapia alla chemioterapia.


I risultati dello studio Ruby

L'approvazione di Aifa si basa sui risultati dello studio Ruby, trial clinico che ha coinvolto 494 pazienti con carcinoma endometriale avanzato o recidivante. L'aggiunta di dostarlimab alla chemioterapia standard ha determinato una riduzione del rischio di progressione della malattia o morte e un miglioramento della sopravvivenza globale.

Nella popolazione pMMR, la riduzione del rischio di progressione o morte a 24 mesi è stata del 28,4% rispetto al 18,8% osservato con la sola chemioterapia. La riduzione del rischio di morte è risultata del 21%, con un incremento della sopravvivenza globale di 7 mesi.


Un cambiamento di standard di cura

L'immunoterapia aveva già dimostrato un impatto rilevante nelle pazienti con tumori dMMR, che rappresentano circa il 20-30% dei casi. In questo sottogruppo, lo studio Ruby ha evidenziato una riduzione del rischio di progressione o morte fino al 72% e una significativa riduzione del rischio di morte.

L'estensione dell'indicazione a tutte le pazienti segna quindi un cambio di paradigma nella gestione del carcinoma endometriale avanzato o recidivante, con l'introduzione dell'immunoterapia come parte integrante della terapia di prima linea.


Un tumore frequente nelle donne dopo i 50 anni

Il tumore dell'endometrio rappresenta una delle neoplasie ginecologiche più diffuse, la quarta neoplasia più frequente nella popolazione femminile (dopo quelli al seno, al colon e al polmone). In Italia si stimano circa 9.000 nuovi casi ogni anno e oltre 130.000 donne convivono con la diagnosi. Più del 90% dei casi riguarda donne di età superiore ai 50 anni.
L'arrivo di nuove opzioni terapeutiche è quindi particolarmente rilevante per migliorare il controllo della malattia e la qualità di vita delle pazienti.




FAQ

"Oggi, per molte donne con carcinoma dell'endometrio avanzato o recidivato - dice Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia - questa nuova indicazione significa una cosa semplice e potente: una possibilità in più quando la malattia fa paura e il tempo diventa prezioso. È un passo avanti concreto che può offrire maggiore controllo della malattia e più tempo di vita, con l'obiettivo di vivere quel tempo meglio. Come ACTO ringraziamo l'azienda per l'impegno nella ricerca e per aver acceso i riflettori su una patologia ancora troppo poco conosciuta. Ora la priorità è trasformare l'innovazione in accesso reale: informazioni chiare alle donne, percorsi rapidi e uniformi, e una presa in carico che tenga insieme cura e qualità di vita".




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