Quante ecografie servono in gravidanza? Le nuove indicazioni
In Italia si eseguono in media sei ecografie durante la gravidanza, indipendentemente dal fatto che sia fisiologica o a rischio. Le linee guida nazionali e internazionali ne raccomandano molte meno. L'Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha appena aggiornato il documento "Gravidanza fisiologica", chiarendo quali esami ecografici hanno davvero senso clinico e quando. La novità più importante riguarda il primo trimestre: ora viene raccomandata un'ecografia precoce per individuare eventuali malformazioni fetali, prima riservata a casi specifici. Al contrario, l'ecografia di routine nel terzo trimestre resta non indicata, salvo motivi clinici precisi.
Perché aggiornare le linee guida sulla gravidanza fisiologica
Le linee guida sono state pubblicate per la prima volta nel 2010, definendo gli esami da offrire alle donne con una gravidanza che procede senza complicazioni. Da allora, nuove ricerche e conoscenze cliniche hanno cambiato il quadro di riferimento, rendendo necessario un aggiornamento.
Il nuovo documento è stato sviluppato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (CNaPPS), nell'ambito del Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG). Un panel multidisciplinare di esperti ha formulato 97 quesiti clinici, a cui ha risposto con raccomandazioni basate su un'analisi sistematica della letteratura scientifica.
«L'ecografia è uno strumento straordinario che ha rivoluzionato l'assistenza ostetrica», sottolinea Serena Donati, responsabile scientifica dell'aggiornamento. «Tuttavia, non tutto ciò che è tecnicamente possibile è clinicamente appropriato, e non tutto ciò che rassicura è realmente necessario».
Ecco le principali novità:
• raccomanda l'ecografia del primo trimestre per la diagnosi precoce di malformazioni fetali e per una corretta datazione della gravidanza;
• conferma l'offerta universale dello screening nel primo trimestre delle anomalie cromosomiche più comuni, introducendo l'esame del DNA fetale;
• sottolinea l'importanza del counselling, per rispondere in modo completo e trasparente ai bisogni informativi delle donne rispetto agli accertamenti per anomalie congenite;
• ribadisce il valore della percezione dei movimenti fetali come indicatore del benessere del feto;
• raccomanda la misurazione della lunghezza fondo-sinfisi come monitoraggio per la crescita fetale dopo la 24ª settimana;
• raccomanda di limitare ai soli casi con indicazione clinica l'ecografia per la valutazione della crescita fetale nel terzo trimestre.
La novità principale: l'ecografia del primo trimestre
La novità più rilevante riguarda l'introduzione dell'ecografia raccomandata già nel primo trimestre di gravidanza, accanto a quella già prevista nel secondo. L'obiettivo è duplice: una datazione precisa della gravidanza e l'individuazione precoce di eventuali malformazioni fetali.
Identificare un problema già nelle prime settimane permette alla donna e al partner di prepararsi consapevolmente, valutare se esistono terapie intrauterine applicabili, programmare il parto in una struttura adeguata alle esigenze assistenziali del neonato, oppure - nei casi più gravi - decidere consapevolmente come procedere, incluse le opzioni previste dalla legge.
Screening delle anomalie cromosomiche: ora per tutte le donne
Le linee guida confermano l'offerta universale dello screening nel primo trimestre per le anomalie cromosomiche più frequenti, tra cui la sindrome di Down, introducendo come opzione anche il test del DNA fetale, oltre al tradizionale test combinato.
Un punto importante: questo screening va offerto a tutte le donne, indipendentemente dall'età. Non è più un esame riservato alle gravidanze considerate a maggior rischio per fattori come l'età materna avanzata.
Cosa cambia nel monitoraggio della crescita fetale
Dopo le 24 settimane di gravidanza, le linee guida raccomandano la misurazione della distanza tra fondo dell'utero e sinfisi pubica, un parametro semplice, rilevabile con un metro da ostetrico o ginecologo, che permette di valutare l'accrescimento fetale senza necessariamente ricorrere all'ecografia.
Viene inoltre ribadito il valore della percezione dei movimenti fetali da parte della donna come indicatore del benessere del bambino, un segnale che la futura madre può monitorare autonomamente e segnalare al proprio ginecologo in caso di variazioni significative.
Perché l'ecografia del terzo trimestre non è raccomandata di routine
Una delle indicazioni più dirette delle nuove linee guida è la conferma che l'ecografia di routine nel terzo trimestre non è raccomandata, salvo specifica indicazione clinica, cioè quando ci sono dubbi concreti sulla crescita fetale o altri elementi che la giustificano.
«In Italia si eseguono in media sei ecografie in gravidanza, senza differenze tra gravidanze fisiologiche e patologiche: ben oltre quelle raccomandate dalle linee guida nazionali e internazionali», sottolinea Donati. «Quando la pratica clinica si discosta dalle evidenze scientifiche, è fondamentale spiegare con chiarezza alle donne quali siano le indicazioni appropriate e, quando opportuno, avere il coraggio di dire che non sono necessari».
A cosa servono le linee guida
Le linee guida sono uno strumento che orienta i professionisti sanitari verso pratiche basate su evidenze scientifiche solide, riducendo esami non necessari e garantendo, al contempo, che quelli realmente utili vengano offerti a tutte, senza disparità di accesso. Gli esami raccomandati dalle linee guida rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) come prestazioni specialistiche escluse dalla partecipazione al costo per le cittadine.
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