Salute orale. Smog e caldo fanno male anche a denti e gengive

08 aprile 2026
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Salute orale. Smog e caldo fanno male anche a denti e gengive



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Ci pensiamo poco, ma la bocca è una delle prime porte attraverso cui l'inquinamento entra nel nostro corpo. Il particolato fine (PM2.5), quello più sottile e penetrante, si deposita sui tessuti orali, altera la saliva, acidifica il microambiente della bocca e favorisce la proliferazione dei batteri responsabili della parodontite. Uno studio condotto in Cina su oltre 13.000 persone ha quantificato il rischio: ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo di PM2.5 nell'aria corrisponde a un incremento del 9% nell'incidenza della malattia gengivale. A questo si aggiunge l'effetto del caldo: le ondate di calore favoriscono la disidratazione, riducono il flusso salivare e peggiorano lo stato infiammatorio delle gengive.


Cos'è la parodontite

La parodontite è un'infezione batterica che colpisce i tessuti di sostegno del dente, ovvero gengive, legamento parodontale e osso alveolare. Non è una semplice infiammazione gengivale: nei casi più avanzati può portare alla perdita dei denti e, secondo numerosi studi, è associata a un rischio aumentato di malattie cardiovascolari, diabete e complicanze in gravidanza.

Capire cosa aumenta la suscettibilità individuale a questa malattia è quindi rilevante non solo per la salute orale, ma per la salute generale.


Cosa fa il particolato fine alle gengive

Il PM2.5 è la frazione di particolato atmosferico con diametro inferiore a 2,5 micrometri, abbastanza piccolo da raggiungere i bronchi più profondi, ma anche da depositarsi direttamente sui tessuti della bocca o essere deglutito. Una volta a contatto con il cavo orale, attiva una serie di meccanismi dannosi.

Il professor Leonardo Trombelli, presidente SIdP e ordinario di parodontologia all'Università di Ferrara, cita due analisi della letteratura recentemente pubblicate sul Journal of Clinical Periodontology e sul British Dental Journal: entrambe evidenziano un'associazione tra esposizione cronica all'inquinamento atmosferico e ai cambiamenti climatici e aumento dell'incidenza delle malattie parodontali.

Il primo studio, condotto in Cina su oltre 13.000 soggetti, ha mostrato che per ogni aumento annuo di 10 microgrammi per metro cubo di PM2.5, il rischio di parodontite cresce del 9%. I meccanismi ipotizzati comprendono lo stress ossidativo, il danno al DNA delle cellule epiteliali orali e un'amplificazione della risposta infiammatoria, sia locale che sistemica.

A questo si aggiunge un effetto sulla saliva: l'esposizione al particolato riduce la produzione salivare e sposta il pH della bocca verso valori più acidi. Un ambiente acido e povero di ossigeno è quello in cui i batteri patogeni, responsabili della parodontite, proliferano più facilmente.


Il caldo come fattore di rischio aggiuntivo

Le ondate di calore, secondo quanto evidenziato sul British Dental Journal, agiscono su un meccanismo diverso ma convergente. L'aumento delle temperature favorisce la disidratazione, che a sua volta riduce il flusso salivare e aumenta lo stress fisiologico. La saliva non è solo acqua: contiene enzimi antibatterici, immunoglobuline e tamponi chimici che mantengono l'equilibrio del microambiente orale. Quando scarseggia, la bocca diventa più vulnerabile all'accumulo di biofilm batterico - la pellicola di microrganismi che si forma sui denti e sulle gengive - e lo stato infiammatorio gengivale peggiora.


Un rischio ancora sottovalutato

Le evidenze sul rapporto tra inquinamento, cambiamenti climatici e salute orale sono relativamente recenti e, come sottolineano gli stessi ricercatori, ancora parzialmente esplorate. Si tratta di associazioni statistiche emerse da studi osservazionali, non di relazioni causali definitivamente provate. Ma i meccanismi biologici ipotizzati sono plausibili e coerenti con quanto già noto sull'effetto del PM2.5 su altri apparati.

Il messaggio che emerge è che la bocca non è un distretto isolato: risente degli stessi fattori ambientali che minacciano la salute cardiovascolare, respiratoria e metabolica. Ignorare questa connessione significa avere un quadro incompleto dei rischi.


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