Parodontite

30 novembre 2018

Parodontite



Indice


Definizione


La parodontite è una malattia dentale a patogenesi infiammatoria e a eziologia batterica.
Conosciuta anche come piorrea la parodontite è una patologia che se non curata tempestivamente logora i tessuti che assicurano il sostegno dei denti. Sovente il primo sintomo grave che si manifesta nel paziente consiste nella mobilità dentale e in assenza di trattamenti adeguati progredisce costantemente fino alla possibile caduta degli stessi.

La parodontite, colpisce in particolare gli adulti sopra i 30 anni. Il 15% della popolazione soffre di una forma grave di parodontite e il 50% ne è colpita in forme più lievi e diverse.

Se diagnosticata in tempo la possibilità di cura diventa più semplice.


Tipo di malattie parodontali


  • Parodontite aggressiva
    Può colpire anche persone con una buona salute orale. Caratterizzata da un rapido aumento delle dimensioni delle tasche intorno ai denti che porta alla distruzione ossea.

  • Parodontite cronica
    E' la forma più comune. Si riscontra usualmente negli adulti. Se non trattata questa forma, in fase di stato avanzato, può richiedere un intervento chirurgico.

  • Parodontite sistemica
    Usualmente si riscontra nelle persone più giovani ed è associata a condizioni di salute pre-esistenti.

  • Parodontite necrotizzante
    È caratterizzata da necrosi del tessuto gengivale, del legamento parodontale e dell'osso alveolare. Può richiedere intervento chirurgico.


Cause

Il parodonto, cioè l'apparato di sostegno del dente, è costituito dalla gengiva, dal legamento parodontale (fibre elastiche di collegamento), dall'osso alveolare di sostegno e dal cemento radicolare.

Il processo infiammatorio della parodontite inizialmente interessa le gengive (gengivite) ed è rappresentato dal sanguinamento delle stesse, con rossori e gonfiori anomali. Si può manifestare inizialmente in seguito a spazzolamento o masticazione di cibi particolarmente duri.

La gengivite è dovuta alla placca dentale, principalmente causata dai residui di cibo e relative colonie batteriche. Questi batteri aderiscono alla superficie del dente e formano il tartaro, una corazza difficile da scalfire con i consueti interventi di igiene orale (spazzolino, collutorio, filo interdentale).

Trascurare la gengivite porta ad una forte infiammazione e le gengive si retraggono fino a formare le tasche parodontali.

In assenza di interventi i germi si moltiplicano fino ad estendere il processo infiammatorio al parodonto e alle ossa che fanno da base ai denti e le tossine aggrediscono le cellule dei tessuti parodontali, incluse le cellule adibite alla riproduzione dell'osso che sostiene il dente (osteoblasti).

Il tutto purtroppo può avvenire senza quasi accorgersene. Nello stadio più avanzato della patologia si assiste alla caduta del dente.

La malattia può manifestarsi anche in seguito a interventi odontoiatrici eseguiti male oppure in seguito ad altre patologie come tabagismo o neoplasie.

Anche i fattori ereditari sono tra le cause della malattia, in particolare nelle forme a incidenza precoce.


Sintomi

Il primo sintomo è il sanguinamento delle gengive, inizialmente sotto stimolo e successivamente spontaneo. Nello stato più avanzato il sanguinamento è spontaneo e accompagnato da mobilità dentale.

Di seguito i sintomi principali della parodontite:

Primi sintomi

  • Alito cattivo
  • Strano sapore in bocca
  • Leggero sanguinamento delle gengive (allo spazzolamento)
  • Rossore e gonfiore delle gengive

Sintomi avanzati

  • Sanguinamento severo
  • Recessione gengivale
  • Comparsa di spazi tra i denti
  • Mobilità dentale
  • Dolenzia diffusa dei denti
  • Ascessi parodontali

La gravità della patologia è data dall'infiammazione della gengiva che può coinvolgere l'osso. Il motivo per cui la patologia si alimenta è l'impossibilità di igiene nello spazio tra dente e gengiva dove si accumulano batteri e dove si forma il tartaro. I sintomi più gravi (ascessi parodontali e mobilità dentale) si avvertono solo quando la perdita di tessuto è già in stato avanzato.


Diagnosi della parodontite

La diagnosi delle malattie parodontali deve essere effettuata esclusivamente da un odontoiatra. La diagnosi parodontale prevede l'interpretazione ed elaborazione dei dati derivanti da anamnesi, da esami radiografici e da esami di laboratorio.

La diagnosi:

  1. Anamnesi medica e dento-parodontale
  2. Esame obiettivo (es: stato delle gengive, presenza di placca, tartaro, carie, mobilità dentale)
  3. Esami radiografici
  4. Esami di laboratorio (può essere indicato un supplemento diagnostico per forme gravi)
  5. Esame microbiologico (per orientare la terapia antimicrobica)

Curare la parodontite

La principale soluzione è sottoporsi ad un intervento di igiene professionale (detartrasi) nello studio di un odontoiatra, seguito da successive sedute che consentono la rimozione di placca e tartaro. Nei casi meno gravi questi trattamenti sono sufficienti (ma necessari).

Nei casi più gravi di parodontite cronica è necessario ricorrere a interventi chirurgici (o laser) al fine di pulire i tessuti e rigenerare l'osso. A supporto può essere necessaria una terapia farmacologica, spesso antibiotica. Per evitare lo spazzolamento dentale possono essere necessari dei risciaqui di clorexidina.


Prevenzione parodontite

  • Pulizia regolare e accurata dei denti e degli interstizi con spazzolino e filo interdentale
  • Regolari controlli odontoiatrici (pulizia dentale e controllo)
  • Astensione dal fumo

Una malattia molto diffusa

La parodontite è oggi la sesta malattia al mondo per incidenza e considerevole è l'impatto psicologico sulla persona. I suoi valori di diffusione nella popolazione italiana sono molto alti (circa il 50%). Elevata è anche la prevalenza delle sole forme gravi (10-14%), che aumenta drasticamente tra i 35 e i 45 anni. Nonostante ciò, il livello di consapevolezza del disturbo è ancora molto basso: infatti, solo un connazionale su quattro sa di esserne affetto e ne conosce le conseguenze. Inoltre, il 90% di chi soffre di disturbi riconducibili alla parodontite non ha ricevuto una corretta diagnosi e solo un italiano su 100 viene sottoposto a terapie parodontali, mentre un milione ricorre alla protesi fissa o mobile a causa di questo problema.

Le correlazioni

A una condizione determinante nell'insorgenza della parodontopatia quale l'accumulo di placca batterica, si aggiungono poi altri fattori che possono influenzarne l'estensione e la gravità, quali la composizione della saliva, il fumo, la gravidanza, ma anche malattie come quelle cardiovascolari e il diabete. «Riguardo a queste ultime, elemento comune sembra essere l'aumentata produzione di citochine ed enzimi proinfiammatori che la parodontite è in grado di innescare, inducendo un quadro d'infiammazione cronica sistemica», spiega il professor Mario Aimetti, presidente Sidp (Società italiana di parodontologia e implantologia).

Diabete

Recenti indagini condotte su vasta scala hanno rivelato che un diabetico ha un rischio tre volte più elevato di sviluppare un'infiammazione alle gengive o di vederla aggravare, o di peggiorare il proprio compenso metabolico per la presenza di parodontite. L'interazione con il diabete è duplice e reciproca, dato che l'infiammazione sistemica dovuta alla parodontite può favorire l'insulino-resistenza e peggiorare il controllo glicemico. Prova ne è che chi soffre di diabete mellito di tipo 1 e 2, in presenza di parodontite soprattutto grave, ha maggiori difficoltà di compenso metabolico, con conseguente maggiore rischio di complicanze cardiovascolari e renali. La parodontite oggi coinvolge circa il 30-40% di coloro che soffrono di diabete o prediabete (sono circa due milioni gli italiani che convivono con entrambi i problemi) e curarla adeguatamente può comportare un miglior controllo della malattia metabolica.

Patologie cardiovascolari

E' stato dimostrato come alcuni batteri presenti nelle tasche parodontali dei pazienti che soffrono di parodontite, possano entrare in circolo favorendo l'insorgenza di endocarditi infettive o stimolando la produzione di mediatori dell'infiammazione che possono facilitare la formazione delle placche ateromatose e l'aggregazione piastrinica.

Gravidanza

Le particolari condizioni ormonali e circolatorie che si verificano in gravidanza favoriscono non solo l'insorgenza ma anche l'evoluzione delle gengiviti in infiammazioni più estese, come nel caso della parodontite. Inoltre, è stata riscontrata una ricorrenza maggiore di parti prematuri nelle gestanti affette da parodontite grave non curata.

I consigli dell'esperto

Ci aiuta a capirne di più sulla salute delle gengive, il genovese Maurizio Tonetti, presidente della Società italiana di parodontologia e implantologia (Sidp).

Quali sono le malattie più comuni che colpiscono le gengive?
«Sono la gengivite e la parodontite. La gengivite, un'infiammazione superficiale che interessa solo i tessuti molli delle gengive, colpisce un buon 60% della popolazione ed è dovuta a un'igiene orale non adeguata. Il sanguinamento delle gengive è un segnale importante che non va mai trascurato. In Italia solo il 10-15% della popolazione ha le gengive sane e questo testimonia che dobbiamo ancora fare molti progressi».

Quante persone in Italia sono colpite invece da parodontite?
«La parodontite è la forma più grave di malattia delle gengive: colpisce l'ancoraggio tra la radice del dente e l'osso delle mascelle e può portare alla perdita dei denti. Si stima che in Italia la parodontite colpisca almeno 8 milioni di persone. La forma più grave che mette a rischio di perdere i denti interessa l'8-10% degli adulti e 1 bambino/ragazzo su 1.000. Parliamo di almeno 2 milioni di persone. E anche per questa patologia, sono le fasce più vulnerabili della popolazione ad essere più colpite, come per esempio i malati o gli anziani che vivono da soli».

Da cosa sono causate queste malattie, sono trasmissibili ad altre persone?
«I batteri che causano la parodontite sono acquisiti all'interno del nucleo familiare (dai genitori ai figli) o all'interno della coppia, ma è sbagliato pensare che questo tipo d'infezione si possa trasmettere come il raffreddore. Ogni persona ha una suscettibilità individuale che è la chiave per capire queste patologie e solo una parte della suscettibilità - quella legata ai geni e al Dna - è trasmissibile ai nostri figli».

E' possibile prevenirle e come?
«Assolutamente sì: combinando abitudini di vita sane (in primis una buona igiene orale) con la partecipazione a un programma di prevenzione professionale specifico che vada oltre la semplice e spesso frettolosa "pulizia dentale" e controllo periodico con il dentista».

Anche l'alimentazione e lo stile di vita possono influenzare la salute delle gengive?
«Gli stili di vita sani sono importantissimi nella prevenzione di tutte le patologie infiammatorie croniche, incluse gengivite e parodontite. Smettere di fumare, mantenere il peso forma, il giusto livello di attività fisica quotidiana, e una alimentazione sana ci mantengono in forma e un soggetto sano ha minori probabilità di essere colpito da malattie gengivali».

Quando è il caso di preoccuparsi e rivolgersi al dentista?
>«I passi per effettuare l'autodiagnosi delle malattie delle gengive sono ben descritti, ma non sono adeguatamente conosciuti. In presenza di sanguinamento delle gengive (anche mentre si lavano i denti), retrazione delle gengive, mobilità o spostamento dei denti, alito cattivo è bene farsi vedere dal dentista».

Su cosa si basa il dentista per diagnosticare una malattia gengivale?
«Esiste un test specifico - noto con la sigla Psr - che in pochi minuti e in modo del tutto indolore, grazie a una sonda gengivale permette di capire se le gengive sono sane oppure se sono presenti gengivite o parodontite. La diagnosi approfondita è invece decisamente più complessa: include la valutazione della salute, degli stili di vita, l'ispezione della bocca, l'analisi gengivale completa che richiede circa 20 minuti e, in alcuni casi, anche radiografie speciali, diverse dalle classiche panoramiche».

Le cure disponibili oggi sono davvero efficaci e risolutive?
«Un approccio specialistico è in grado di risolvere il problema parodontite nel 70% dei casi e di rallentarne l'evoluzione della malattia di 5-10 volte in un caso su 4. Per la stragrande maggioranza dei pazienti è un'ottima notizia: esiste la possibilità concreta di mantenere i propri denti per tutta la durata della vita. E come per ogni patologia complessa la ricetta è sempre simile: diagnosi precoce, terapia giusta fatta molto bene, serietà dell'approccio».


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