Bruxismo

28 novembre 2018

Bruxismo



Indice


Definizione


Bruxismo: il digrignare i denti in particolare durante il sonno.

Cos'è il bruxismo?


Bruxismo: la parola può suonare estranea, ma il concetto no. Si tratta infatti della tendenza a serrare e digrignare i denti inconsapevolmente. Fenomeno che, ovviamente, è più frequente durante il sonno, quando è impossibile esercitare un controllo cosciente sui movimenti. In particolare sono le prime fasi del sonno quelle in cui si presenta il digrignare dei denti, mentre con l'arrivo del sonno profondo cessano i movimenti. In effetti il bruxismo è il terzo più diffuso disturbo del sonno dopo il sonniloquio e il russamento; è difficile dare dati precisi ma si ritiene che colpisca l'8-10% della popolazione generale.
Tecnicamente viene definito una parafunzione, in quanto è un movimento che non ha alcuno scopo, a differenza della masticazione o della deglutizione. Digrignare i denti, serrare le mascelle, può anche essere una reazione spontanea a un'emozione, le cose cambiano quando diventa costante o molto intensa.


Non è un tic innocuo

Apparentemente un tic innocuo, il bruxismo ha parecchie conseguenze sia sull'apparato dentario sia su quello muscolo-scheletrico. Di solito chi ne soffre si sveglia con indolenzimento dei muscoli del volto e del collo, non riesce ad aprire al massimo la bocca e ha i denti più sensibili al caldo, al freddo e al contatto con le setole dello spazzolino.
In effetti il continuo sfregamento delle superfici dei denti dell'arcata inferiore e superiore comporta un logoramento dello smalto, a volte addirittura fratture, che si manifesta con la formazione delle cosiddette faccette di usura, superfici piatte dovute all'erosione dello smalto. I denti più colpiti sono i canini e gli incisivi laterali. Con il passare del tempo, infine, si verifica un vero e proprio accorciamento del dente.
Anche il parodonto (gengive, legamenti del dente) risente di questo trauma prolungato, così come l'articolazione della mandibola (articolazione temporo-mandibolare) e, come già detto, le fasce muscolari del collo, costantemente tenute sotto tensione.
Non si conosce la causa esatta del bruxismo, piuttosto una serie di fattori che possono indurre questo comportamento. Alcuni sono meccanici, per esempio il non perfetto allineamento delle due arcate dentarie oppure la presenza di precontatti, cioè la situazione in cui un singolo dente va a toccare il corrispondente dell'altra arcata prima degli altri. I precontatti sono abbastanza frequenti in caso di applicazione di corone (capsule) che possono essere troppo lunghe rispetto al dente che vanno a sostituire. L'altro tipo di fattori è invece psicologico, in quanto è stato provato che il bruxismo insorge spesso nelle persone sottoposte a stress prolungati. Infine, è stato provato che se il disturbo si presenta già nell'infanzia tende a permanere in età adulta.

Prevenire e curare il bruxismo

Gli interventi sul bruxismo sono preventivi e curativi. Tra i primi vi è l'applicazione del cosiddetto byte. Si tratta di una specie di morso, realizzato in base all'impronta delle due arcate dentarie, simile ai paradenti dei pugili, che va indossato la notte. Il suo scopo è duplice: da una parte proteggere lo smalto dall'erosione, dall'altro ristabilire il corretto allineamento delle due arcate, così da eliminare le tensioni muscolari sia della mandibola sia del collo. Non a caso byte di questo tipo sono impiegati anche in alcune categorie di sportivi, come i piloti di auto e moto, per alleviare le tensioni muscolari che si creano durante la gara. Il byte deve, quindi, essere realizzato "su misura" per il paziente non solo per dimensioni e forma, ma anche per quanto riguarda la maggiore o minore durezza del materiale (di norma si tratta di polimeri).

Curare il bruxismo

Gli interventi curativi consistono, nei casi più gravi, nell'applicazione di corone dentarie o di intarsi allo scopo di salvare l'integrità residua del dente. Non si ricorre, invece, all'impianto endosseo, in quanto il bruxismo, se non cessa, può avere conseguenze negative sulla riuscita dell'applicazione dei perni.
Non sono disponibili trattamenti farmacologici di alcun tipo: è vero che sono stati segnalati casi in cui antidepressivi hanno interrotto, o al contrario scatenato, la tendenza a digrignare i denti, ma si tratta di casi isolati o di numeri talmente piccoli da impedire di trarre conclusioni.

Maurizio Lucchinelli

Fonti
  • Winocur E et al. Drugs and bruxism: a critical review. J Orofac Pain. 2003 Spring;17(2):99-111.
  • Lavigne GJ et al. Neurobiological mechanisms involved in sleep bruxism. Crit Rev Oral Biol Med. 2003;14(1):30-46.
  • Carlsson GE et al. Predictors of bruxism, other oral parafunctions, and tooth wear over a 20-yearfollow-up period. J Orofac Pain. 2003 Winter;17(1):50-7.

Bruxismo: quando digrignare i denti fa erodere lo smalto

Digrignare i denti, ovvero sfregare i denti superiori con i denti inferiori per molte ore durante il giorno o durante la notte, viene detto "bruxare"; quando un paziente lo fa in modo continuativo si dice che è affetto da "bruxismo". L'origine di questa "parafunzione" - ovvero di una funzione non normale dell'apparato masticatorio, solitamente deputato a muoversi solo per masticare del cibo - è molto complessa: incidono fattori di natura psicologica, funzionale e, addirittura, genetica. Il "bruxismo" porta alla progressiva e inesorabile usura dei denti che diventano sempre più "bassi"; si consumano in altezza. Il processo, iniziato in gioventù, fa erodere prima la coltre esterna dei denti, fatta di smalto, e successivamente la parte interna, la dentina. Perso lo smalto, l'usura della parte dentinale è molto più rapida ed è quella che il soggetto percepisce maggiormente perché la perdita di sostanza dentale diviene tangibile e genera allarme nel paziente.

L'impiego dei bite nel bruxismo

Ma oggi parlare di "bruxismo" appare riduttivo; infatti, l'allungamento della vita media e la conservazione di molti elementi dentali nella bocca delle persone ha messo in luce una nuova problematica: l'usura della dentizione. I denti si consumano perché lavorano più a lungo, perché in tempi non tanto passati, una persona di sessant'anni poteva avere una protesi totale mentre oggi sarebbe inaccettabile avere qualcosa di lontanamente simile.

Certamente la parafunzione deve essere corretta; possono essere utili dei mezzi preventivi come i bite in resina, guaine intorno alla superficie dei denti costruite in resina, ovviamente con criteri che sarebbe troppo lungo elencare in questa sede, idonee a proteggere i denti stessi e, nel contempo, a rilassare la muscolatura masticatoria. L'impiego dei bite non può essere un rimedio permanente ma deve essere il primo mezzo per verificare la natura dell'usura dentale che potrà essere meglio spiegata osservando i movimenti della mandibola una volta ri-condizionata dal bite stesso. Oggi esistono delle sistematiche, basate su tecniche adesive e su materiali estetici, ceramici, ad alta resistenza, che possono essere impiegate per ridare ai denti la struttura persa. Un insieme di valutazioni dinamiche, continue nel tempo, porterà alla risoluzione delle problematiche che, è bene ricordarlo, sovente accompagneranno per lungo tempo la vita del paziente.


Professor Massimo Gagliani
Professore Associato di Malattie Odontostomatologiche presso l'Università degli Studi di Milano


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