Morbo di Parkinson

09 agosto 2019

Morbo di Parkinson



Indice


Definizione


La malattia di Parkinson, o morbo di Parkinson, è una patologia degenerativa del sistema nervoso che comporta la comparsa progressiva di tremori, rallentamento dei movimenti volontari e rigidità. La malattia è causata dalla degenerazione dei neuroni della sostanza nigra (nei gangli della base), che riducono la produzione di dopamina e perdono la loro funzione di controllo sui movimenti muscolari.

Cause


La causa del morbo di Parkinson non è nota. Sono state formulate ipotesi a favore del ruolo eziologico di sostanze tossiche o di fattori genetici che predisporrebbero alla malattia. Alcune condizioni (encefalite, tumore, ictus, trauma cranico o assunzione di farmaci) possono indurre un parkinsonismo secondario.

Alla base della malattia c'è comunque la degenerazione delle cellule nervose, localizzate in una particolare area del cervello, responsabili della produzione di dopamina.


Sintomi

Nella fase iniziale il sintomo caratteristico è il tremore della mano, che si manifesta a riposo e si riduce nei movimenti volontari. Il tremore, associato a rigidità e difficoltà ad iniziare i movimenti, si estende progressivamente fino ad interessare tutto il corpo. La persona colpita da morbo di Parkinson assume un'andatura caratteristica, con il tronco inclinato in avanti e anche, ginocchia e caviglie leggermente piegate. Il rallentamento dei movimenti può infine bloccare completamente la deambulazione e rendere il paziente quasi immobile. In molti casi, inoltre, vi è una compromissione delle capacità cognitive fino alla demenza.

Uno dei segnali più comuni è la micrografia, ossia la scrittura che si rimpicciolisce, mentre altre volte il disturbo d'esordio è un dolore a una spalla, ove si sviluppa una vera e propria artrosi. Esistono poi una serie di sintomi legati allo svolgersi di pratiche quotidiane: fare fatica ad alzarsi da una sedia, a scendere dalla macchina, a girarsi nel letto, a radersi o a cucire.

Oggi inoltre è noto che una serie di sintomi non motori precedono la comparsa dei disturbi del movimento. A causa dell'interessamento del bulbo olfattorio molti pazienti sentono poco gli odori, in più spesso i sintomi motori sono preceduti dalla depressione. Può essere sospetta, per esempio, la depressione resistente al trattamento con antidepressivi, se il paziente ha 60 anni e non ne ha mai sofferto prima. Ma anche sintomi banali come la stipsi, se risulta resistente a qualsiasi trattamento o non si riesce a spiegarne la causa e la cosiddetta ipotensione ortostatica, lo sbalzo presso rio quando da seduti ci si alza in piedi, possono precedere i sintomi motori del Parkinson di alcuni anni.

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Diagnosi

La diagnosi si basa essenzialmente sui sintomi e sulla risposta positiva ai farmaci specifici. Esami strumentali utili possono essere la tomografia assiale computerizzata, l'RMN e la tomografia a emissione di positroni (PET), che tuttavia sono in grado di evidenziare nessuna alterazione specifica della malattia.

La diagnosi nelle persone anziane può non essere facile, in quanto il fisiologico processo di invecchiamento può causare alcuni sintomi simili. In caso di dubbio il medico procede somministrando alla persona il farmaco principalmente utilizzato per trattare il morbo di Parkinson. Se il paziente migliora nettamente, si propende per  la diagnosi di questa malattia.


Cure

Non esistono farmaci in grado di bloccare l'evoluzione della malattia, ma è possibile migliorare la sintomatologie e la motilità.

I trattamenti a disposizione sono infatti sintomatici e agiscono per lo più sui sintomi motori. Inoltre la reazione alla terapia è soggettiva e ogni individuo risponde in maniera diversa; non è detto quindi che un farmaco efficace in un paziente produca gli stessi effetti terapeutici in tutti i malati.

Il trattamento di scelta è rappresentato dalla levodopa (un precursore convertito in dopamina nell¡'organismo), in associazione con carbidopa o benserazide. La terapia con levodopa tende tuttavia a perdere di efficacia con il passare del tempo.

Altre classi di farmaci possono quindi essere utilizzati, da soli o in associazione (anticolinergici, agonisti della dopamina, inibitori della monoaminossidasi, amantadina, propanolo). Sono in sperimentazione approcci di terapia genica e con cellule staminali. Nelle forme più avanzate si può ricorrere all'intervento chirurgico di ablazione di piccole porzioni di gangli della base.

Una possibile opzione terapeutica per ridurre i sintomi e migliorare la qualità di vita dei pazienti, da usare in alcuni casi selezionati, è la stimolazione cerebrale profonda che consiste nell'impianto di elettrodi attraverso i quali viene modulata l'attività dei circuiti cerebrali coinvolti dalla malattia.

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Prevenzione

L'attività fisica gioca un ruolo importante nella prevenzione e soprattutto nella gestione della progressione della malattia di Parkinson.

Camminare regolarmente, fare esercizi mirati, praticare attività come yoga o tai chi. Insomma, l'importante è muoversi

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Muoversi regolarmente

Camminare

Fare esercizio

Il Tai Chi dà stabilità


Alimentazione

I pazienti parkinsoniani devono adottare una dieta che non superi i 200 grammi al giorno di proteine, che devono essere consumate preferibilmente a pranzo. Inoltre, durante la terapia a base di levodopa bisogna assumere con moderazione alimenti contenenti vitamina B6 (presente in banane, carne di manzo, pesce, fegato, avena, patate e cereali integrali), in quanto interferisce con l'azione del principio attivo.

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Farmaci

Di seguito è riportato l'elenco dei principi attivi maggiormente utilizzati nella cura di questa patologia. E' sempre necessario consultare il proprio medico per la scelta del principio attivo e la posologia più indicati per il paziente.



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