Ictus, adottare un corretto stile di vita per prevenirlo. Sintomi e fattori di rischio

02 novembre 2020

Ictus, adottare un corretto stile di vita per prevenirlo. Sintomi e fattori di rischio


L'ictus ischemico rappresenta la prima causa di disabilità, la seconda causa di demenza e la terza causa di morte nel mondo industrializzato; in questo periodo di pandemia è bene non abbassare la guardia e fare attenzione ai sintomi di esordio della malattia. A ricordarlo è la Società italiana di neurologia (Sin), che offre una serie di raccomandazioni sul tema.

Ictus: sintomi e fattori di rischio


L'ictus cerebrale, che consiste nella occlusione (ictus ischemico) o rottura (ictus emorragico) di un'arteria cerebrale e fa registrare, solo in Italia, tra i 120.000 e 150.000 nuovi casi l'anno. In particolare, l'ictus ischemico rappresenta la prima causa di disabilità, la seconda causa di demenza e la terza causa di morte nel mondo industrializzato. Gli specialisti ricordano che basta uno tra i seguenti sintomi a far scattare l'allarme ictus: avere improvvisamente la bocca storta, non articolare bene le parole o non comprendere più il linguaggio, non poter più muovere un braccio e/o una gamba dello stesso lato del corpo, non riuscire più a coordinare i movimenti o a rimanere in equilibrio, non vedere chiaramente metà o una parte di un oggetto, presentare acutamente un mal di testa molto forte e localizzato che sia diverso dalla solita cefalea.

Che si tratti di ictus ischemico (infarto cerebrale), il più frequente, o di ictus emorragico (emorragia cerebrale, in genere subaracnoidea), le conseguenze sono molto gravi. Chi sopravvive lo fa, spesso, riportando danni permanenti e l'invalidità, a qualsiasi età, condiziona negativamente la qualità di vita del paziente e di chi lo circonda.

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I fattori di rischio di ictus modificabili


L'identificazione dei fattori di rischio modificabili è di vitale importanza per attuare le misure di prevenzione primaria e secondaria dell'ictus, attraverso interventi farmacologici e modifiche dello stile di vita.

Si è a rischio di ictus con i seguenti fattori:
  • Ipertensione arteriosa
  • Diabete - raddoppia il rischio di eventi cerebrovascolari acuti
  • Fibrillazione atriale e cardiopatia atriale
  • Livelli elevati di colesterolo
  • Inattività fisica
  • Troppo sale nella dieta
  • Assunzione di alcol
  • Fumo di sigarette - raddoppia il rischio di insorgenza di ictus
  • Abuso di sostanze illegali, quali eroina, cocaina, amfetamine, ecstasy.

I fattori di rischio di ictus non modificabili

I fattori di rischio non modificabili comprendono l'età (l'incidenza dell'ictus raddoppia per ogni decade di età dopo i 55 anni), il sesso (l'ictus è più frequente nel sesso maschile fino alla sesta-settima decade di vita, poi aumenta l'incidenza nel sesso femminile anche a causa della maggiore longevità), l'etnia (gli afroamericani e gli ispanici hanno un rischio tra 2 e 4 volte più alto di ictus), i fattori genetici (alcune varianti di specifici loci genici sono state riconosciute come correlate ad aumentato rischio di ictus). Una storia familiare positiva aumenta globalmente il rischio di ictus di circa il 30%, con maggiore rilevanza nel sesso femminile e nel caso di insorgenza in età inferiore ai 65 anni.

Covid-19 e ictus

«Purtroppo - ha affermato Massimo Del Sette, vicepresidente Sin - la recente esperienza legata alla epidemia da Covid-9 ci ha dimostrato che vi è stata una riduzione degli accessi per ictus in tutta Italia durante il periodo di lockdown, probabilmente dovuta al timore di contagio intra-ospedaliero. Proprio in questo momento è invece importante sottolineare quanto il tempo di intervento sia cruciale per garantire l'efficacia delle terapie e che i vantaggi di un intervento urgente superano di gran lunga i potenziali rischi di una ospedalizzazione».

Nuove linee guida

«Recentemente - ha commentatoGioacchino Tedeschi, presidente Sin - sono state pubblicate le nuove linee guida Iso-Spread con importanti novità circa la diagnosi e il trattamento dell'ictus ischemico che riguardano l'ampliamento della finestra temporale per le cure sia attraverso farmaci trombolitici, sia attraverso la trombectomia. Risultano ampliati anche i criteri di selezione dei pazienti candidati a queste terapie, con un conseguente aumento del numero delle persone che possono beneficiare delle cure».

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