#coronavirus, più colpiti gli anziani. Intervista al geriatra Filippo Fimognari

29 marzo 2020
Interviste

#coronavirus, più colpiti gli anziani. Intervista al geriatra Filippo Fimognari


L'epidemia di Covid-19 sta causando gravi complicanze e decessi soprattutto nelle persone anziane. Dica33 ha intervistato Filippo Fimognari, Direttore UOC Geriatria presso l'Azienda Ospedaliera di Cosenza, e Presidente della SIGOT, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio.

 

Questo virus, inizialmente sconosciuto, si è rivelato molto più pericoloso rispetto al virus dell'influenza stagionale. Per quale ragione?

Questo nuovo coronavirus, definito SARS-CoV-2, a differenza del virus influenzale, aggredisce non solo l'albero respiratorio centrale interessando quindi trachea e bronchi, ma l'interstizio polmonare, ossia quel tessuto che circonda e sorregge gli alveoli polmonari, che sono le unità dove avviene il processo di ossigenazione del sangue. Questo determina una grave insufficienza respiratoria a causa di una polmonite interstiziale bilaterale che, a differenza di quanto avviene di solito nelle polmoniti batteriche, non interessa solo regioni localizzate di un polmone, ma ampie regioni di entrambi i polmoni, soprattutto nei lobi inferiori. COVID-19 è la malattia causata dal SARS-CoV-2.

 

Perché gli anziani sono più a rischio di gravi complicanze?

Le conseguenze respiratorie gravi si verificano soprattutto nelle persone anziane, più vulnerabili sia per l'età, sia per le altre patologie coesistenti. In generale, gli anziani sono più esposti agli stress esterni e, anche a causa di alterazioni del sistema immunitario, hanno una minore capacità di superare queste forme e ridotta resistenza nell'affrontare i fattori destabilizzanti, di qualunque tipo siano; basti pensare solo ai decessi che si verificano in estate a causa del caldo eccessivo.

 

Quindi una persona anziana, anche se sana, è a maggior rischio di complicanze gravi?

Molti studi hanno indagato se l'età possa essere un fattore predittivo di esito negativo nell'insufficienza respiratoria, a prescindere dalla presenza di altre malattie. In genere, l'età avanzata porta con sé alterazioni non visibili, con danni non clinicamente evidenti. Ma il concetto di comorbidità, ossia la presenza di più patologie, spesso non spiega la vulnerabilità degli anziani e può interessare anche pazienti più giovani. Per gli anziani è molto importante il concetto di fragilità, con rischio di disabilità, riduzione della massa muscolare e dell'attività motoria, o addirittura disabilità conclamata. Comorbidità e fragilità spesso coesistono, ma non sempre.

 

Quanto pesano le patologie coesistenti?

Certamente contribuiscono a configurare un quadro di maggiore vulnerabilità e fragilità. Pensiamo per esempio alle malattie cardiovascolari e respiratorie o al diabete, che determina una compromissione della risposta immunitaria. Ma possono esserci pazienti fragili con un quadro di comorbidità trascurabile, e viceversa.

 

Nei casi gravi è necessario il ricovero in terapia intensiva. Ma quali sono le terapie per una polmonite?

Quella del COVID-19 è una polmonite grave, come se ne verificano anche per altre cause. In questi casi gli step sono ossigenoterapia e trattamento ventilatorio non invasivo, per mezzo di casco o maschera, oppure ossigenoterapia ad alti flussi umidificati. Se il paziente non ottiene sufficiente ossigenazione, si passa all'intubazione e alla ventilazione invasiva nelle unità di terapia intensiva, procedura che in sé non è esente da rischi. Se un paziente di per sé ha una cattiva prognosi, il trattamento ventilatorio invasivo può risultare in alcuni casi sproporzionato. Tutti i pazienti comunque dovrebbero ricevere un trattamento ventilatorio non invasivo, che può essere molto efficace. La pratica della ventilazione non invasiva è ormai molto diffusa in reparti non intensivi, come le Geriatrie, le Medicine e le Pneumologie.

 

L'enorme e imprevisto numero di casi gravi, superiore alla capacità di ricezione delle terapie intensive impone o potrebbe imporre una selezione di pazienti...

Il mancato accesso alla terapia intensiva, o un ritardo nell' utilizzo di metodiche di ventilazione non invasiva o invasiva, possono costituire un fattore prognostico negativo. Ma il ricovero di un paziente fragile in terapia intensiva è sempre il risultato di una scelta ponderata in base alle prospettive di sopravvivenza e alle condizioni generali, non solo all'età. Ma certamente la nuova malattia COVID-19 produce situazioni di questo tipo con un ordine di grandezza imprevedibile, per cui l'unica risposta è un aumento del numero di letti destinati alla terapia intensiva e sub-intensiva.

 

Cosa consigliate agli anziani in questo momento?

Ribadisco l'assoluta necessità di evitare le uscite e di ridurre al minimo i contatti sociali, avvalendosi di tutti gli aiuti possibili per svolgere commissioni come la spesa, l'acquisto dei medicinali ecc. I care-givers che assistono chi necessita di assistenza domiciliare dovrebbero essere dotati di mascherina, perché ognuno di noi può essere un veicolo di contagio, anche in assenza di sintomi.

Fondamentale, inoltre, è continuare le terapie per le malattie croniche eventualmente in corso, come per esempio ipertensione, diabete, asma, bronchite cronica, scompenso cardiaco. Interruzioni non prescritte dal medico possono causare danni gravi, a prescindere dall'infezione.

Stefania Cifani





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