Covid-19. Bisogna essere responsabili e seguire il “modello cinese”

29 ottobre 2020
Interviste

Covid-19. Bisogna essere responsabili e seguire il “modello cinese”


Insieme ai contagi crescono anche incertezza e disorientamento in merito all'accesso al vaccino antinfluenzale, e a come comportarsi in caso di sintomi.

Per comprendere meglio il funzionamento della medicina del territorio Dica33 ha intervistato Alexan Alexanian, medico di medicina generale presso ATS Milano.


Come è cambiato il lavoro del medico di medicina generale rispetto a prima dell'inizio della pandemia?

È decisamente cambiato, ora per il 60% è costituito da consulti relativi al Covid-19. In questo momento iniziano anche a manifestarsi le altre comuni malattie stagionali i cui sintomi possono confondersi con quelli del Covid-19.


Come deve comportarsi chi, oggi, manifesti sintomi simil-influenzali?

In presenza di febbre andrebbe eseguito il tampone. Senza il tampone nessun medico, oggi, può escludere con sicurezza che si tratti di Covid-19.

In presenza di sintomi si contatta il proprio medico di famiglia che inserirà nel portale COV dell'ATS i dati necessari per l'esecuzione del tampone. È possibile anche l'inserimento di un soggetto asintomatico che abbia avuto un contatto - entro un termine ragionevole di tempo - con una persona già risultata positiva al tampone; per fare questo è però necessario l'inserimento del codice fiscale del positivo. I semplici contatti attendono un po' di più, perché si dà la precedenza a chi ha i sintomi.

A seguito dell'inserimento l'assistito (caso sintomatico o semplice contatto) verrà contattato per fissare l'appuntamento per eseguire il tampone. Per un breve periodo è stata anche possibile, in accordo con l'assistito, la prenotazione diretta da parte del medico.

Ad eccezione delle persone inabili al movimento, tutti devono recarsi di persona sul luogo indicato - un ospedale pubblico - e non possono uscire dalla propria abitazione per altre ragioni.


Come sono i tempi di attesa secondo la sua esperienza?

A fine agosto le persone sintomatiche venivano richiamate nell'arco delle 24 ore, ma anche in giornata, con l'appuntamento per eseguire il tampone il giorno successivo. L'attesa è aumentata progressivamente nel mese di settembre e oggi i tempi si sono notevolmente allungati, anche fino a sette giorni per la prima chiamata.


E dopo il primo tampone?

Se il risultato è positivo l'ATS richiamerà dopo 10 giorni per ripetere il tampone, e nel frattempo la persona deve rimanere in isolamento. Se dopo 10 giorni il paziente risulta ancora positivo, il tampone viene ripetuto ogni settimana, fino alla negativizzazione (ora ne basta una) e comunque con un limite temporale di 21 giorni, se sono trascorsi almeno sette giorni dall'estinzione dell'ultimo sintomo.


Come mai?

Questo perché si ritiene che dopo tre settimane, in considerazione del meccanismo di funzionamento del test (l'amplificazione dell'RNA del virus), i debolmente positivi o anche i francamente positivi al tampone siano in realtà portatori solo di frammenti del virus, o comunque di una bassa carica virale.

A mio avviso è un'assunzione sulla quale nessuno può giurare con certezza e credo risponda soprattutto all'esigenza di non bloccare il paese. Raccomando ai miei assistiti in questa situazione (recente, in quanto la normativa è dei primi di ottobre, prima si dovevano ripetere i tamponi fino a una doppia negatività) di adottare comunque un comportamento responsabile.


Come funziona nei laboratori privati?

Esistono laboratori privati accreditati, individuati dalla regione, dove è possibile - sostenendo la spesa - sottoporsi a tamponi fatti con procedure validate e i cui risultati vengono poi trasmessi all'ATS.


Quali sono i parametri importanti da tenere sotto controllo durante l'infezione?

Temperatura, pressione arteriosa e frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e saturazione di ossigeno.


La stagione influenzale è alle porte, sarà facile confondere i sintomi delle due infezioni?

Certo, ogni manifestazione febbrile potrebbe essere dovuta al SARS-CoV-2. Una differenza importante è che l'influenza è sempre sintomatica: si manifesta con una serie di sintomi contemporanei: febbre alta, dolori artro-muscolari e, meno frequentemente, mal di testa. Gli altri sintomi - respiratori, intestinali - ci possono essere, ma non sono obbligatori.

L'infezione da coronavirus, come abbiamo detto, può anche essere asintomatica o provocare pochi sintomi. Per un medico è possibile, con una certa approssimazione, distinguere i dolori muscolari, ma, ripeto, la certezza viene solo dal tampone. Lo stato di prostrazione fisica e la stanchezza possono assomigliarsi nelle due patologie.

Mi preme dire che, al di là di presunzioni plausibili sul momento dell'ingresso del SARS-CoV-2 nella nostra specie (retrodatabile per alcuni all'ottobre del 2019), il "paziente uno" è stato individuato il 31 dicembre 2019 (ecco il perché del nome della malattia: Covid-19 appunto).

Pertanto ancora non disponiamo di un'osservazione clinica che comprenda per intero le quattro stagioni. Influenza e Covid-19 potrebbero anche coesistere in un paziente.


Quest'anno si attende un aumento delle richieste di vaccino antinfluenzale...

Sicuramente si vaccinerà molto di più, ricevo richieste ogni giorno. La vaccinazione è raccomandata per tutte le categorie considerate a rischio: le ultime indicazioni dell'ATS sono tornate a indicare gli over 65 e gli individui fragili (tra i quali diabetici, asmatici, cardiopatici, immunodepressi) di ogni età.

In realtà la soglia dei 65 anni è convenzionale, poi bisogna valutare caso per caso in base alle effettive condizioni e abitudini delle persone. E in base alle disponibilità: la fascia dei 60-64 anni sarà vaccinata solo se le dosi avanzeranno.


Le dosi saranno sufficienti?

A Milano penso di sì, e probabilmente avanzeranno. Quello che non può accadere però è che tutti riescano ad essere vaccinati tra la fine di ottobre e la metà di novembre.

Si tratta anche di una questione pratica, in studio non possono accedere più persone contemporaneamente; stiamo valutando, con i colleghi, di organizzare il flusso di assistiti per evitare assembramenti. Ma credo che per l'inizio del periodo natalizio la stragrande maggioranza sarà stata vaccinata; il picco di incidenza è in genere successivo.

Altra cosa di cui tenere conto, è che l'ATS rifornisce i medici di famiglia a scaglioni (20-30 vaccini a settimana). Inoltre esistono limiti di stoccaggio, sia in ambulatorio sia in farmacia, non essendo possibile conservare un numero di dosi che ecceda la capienza dei dispositivi di refrigerazione.


Cosa aspettarsi dopo?

Un minor numero di casi di influenza - prossimo allo zero - tra i vaccinati. Inoltre il minor numero di casi di influenza dovrebbe portare in generale all'esecuzione di un minor numero di tamponi.

Si prospetta inoltre la possibilità di avere a disposizione l'occasione per fare una sorta di studio epidemiologico; sarebbe interessante confrontare il tasso di infezioni da Covid-19 nei due gruppi, vaccinati contro l'influenza e non. Se risultasse una minor incidenza di Covid-19 nei vaccinati si potrebbe ipotizzare un ruolo protettivo del vaccino per l'influenza anche nei confronti del coronavirus.

Questo non tanto perché sono entrambi virus a RNA, quanto perché il virus dell'influenza pare - e sottolineo pare - abbia la capacità di amplificare la presenza dei siti recettoriali che facilitano l'ingresso del coronavirus nelle cellule.


Ci sono differenze, rispetto alla prima ondata, sull'organizzazione del territorio?

No, per quanto riguarda l'organizzazione della medicina sul territorio nulla o troppo poco è stato fatto, e la considero una gravissima mancanza.

Istituire le USCA è stato, a mio avviso, un errore: tempi burocratici lunghissimi e alla fine in numero insufficiente. Meglio sarebbe stato - a fronte di una fornitura tempestiva di dispositivi di protezione personale - reclutare i medici di famiglia che se la sentivano. Se la prima ondata, in primavera, era inattesa, la seconda ondata è stata a lungo annunciata, e alla fine è arrivata, senza che questo sia stato fatto.

Se penso invece alla scuola, credo che la strada più efficace sarebbe stata quella di mettere in atto un piano non centrato sulla prevenzione, ma sul tracciamento, con squadre di pronto intervento per testare tutti i compagni di ogni ragazzo risultato positivo. È il modello "cinese": nelle fasi di bassa prevalenza del virus (come in agosto) invece di disquisire su un virus "meno cattivo" avrebbe avuto senso identificare il massimo numero di casi ai quali far seguire l'isolamento, un vero isolamento, senza il quale il tracciamento è inutile.


Il virus ha avuto delle mutazioni?

Il virus può aver avuto delle mutazioni, e le avrà anche avute, ma dire che siano andate nella direzione della "minor cattiveria", anche se non escluso, è puro wishful thinking.

Per quanto ne sappiamo, il virus ha sempre avuto la stessa "cattiveria": in primavera, in agosto e adesso. Quella che è cambiata è la sua prevalenza. In altre parole, la sua circolazione è stata diminuita dal lockdown; in funzione del contenimento dell'epidemia il resto, terapie comprese, è relativamente meno utile.


Ha da aggiungere qualche considerazione finale?

A mio avviso adesso i tamponi - che alla fine sono uno strumento diagnostico - servono molto meno, in particolare sugli asintomatici. Siamo in una fase di andamento esponenziale. Non è più il momento del tracciamento per isolare i positivi, adesso è un inseguimento perdente e siamo arrivati dove non si doveva arrivare.

Le risorse vanno indirizzate a chi si prende cura di chi sta male: soprattutto ospedali e terapie intensive.

L'80-95% delle persone infettate dal SARS-CoV-2 (uso di proposito una forbice ampia per sottolineare che sappiamo ancora poco) non svilupperanno forme gravi; i tamponi di quest'ultimo mese ce l'hanno rivelato con più chiarezza. I malati vanno seguiti dai medici di famiglia per essere eventualmente avviati in modo tempestivo in ospedale.

Per tutti, infetti e non, va utilizzato il modello "Merkel": siate responsabili. La prima raccomandazione, ci tengo a sottolinearlo, è il distanziamento, poi la mascherina.

Ma portare la mascherina non esenta dal distanziamento: chiunque abbia fatto un tampone ha potuto vedere come sono "vestiti" gli operatori che lo eseguono. Massima attenzione inoltre alla pulizia delle mani, delle superfici, degli ambienti.


Stefania Cifani


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