Anticorpi del virus già nel periodo pre-pandemico. Lo studio dell'Istituto Tumori divide

20 novembre 2020
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Anticorpi del virus già nel periodo pre-pandemico. Lo studio dell'Istituto Tumori divide


La prima rilevazione di anticorpi per il Covid-19 risalirebbe al 3 settembre 2019. È quanto emerge per la prima volta da uno studio appena pubblicato su Tumori Journal, condotto dall'Istituto nazionale dei tumori di Milano in collaborazione con l'Università degli studi di Milano e l'Università di Siena.

A seguire, un altro caso dall'Emilia Romagna il 4 settembre, uno in Liguria il 5 e due in Lombardia il 9 settembre, con un grafico in costante ma leggera crescita. Lo studio ha analizzato i campioni di plasma di 959 persone aderenti a SMILE, un programma di screening per la diagnosi precoce del tumore del polmone, che prevede anche un prelievo ematico per la valutazione dei miRna nel sangue.

Complessivamente, 111 dei 959 campioni analizzati hanno dato riscontro positivo e, di questi, 6 sono risultati positivi anche agli anticorpi neutralizzanti il virus (IgG), 4 dei quali già in ottobre. Almeno un caso positivo è stato rilevato in 13 regioni e la Lombardia ha mostrato il maggior numero di soggetti positivi. «Obiettivo dello studio era verificare con un approccio scientifico se la circolazione del virus fosse presente in periodi antecedenti a dicembre 2019, come ipotizzato da fonti autorevoli» spiega Giovanni Apolone, direttore scientifico dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano. «Il nostro è il primo studio ad avere dimostrato in cittadini asintomatici la presenza di anticorpi specifici del coronavirus all'inizio di settembre 2019, segno di un "incontro" col virus tra luglio e agosto.

Certo, è evidente che si tratta di una prima dimostrazione e i nostri dati andranno confermati da altre banche del sangue, oppure ampliati anticipando ulteriormente l'ipotetico contatto col virus, sempre ovviamente da prelievi ematici di cittadini sani» continua Apolone. I dati di questa nuova scoperta sono emersi nel corso di alcune analisi condotte nell'ambito di SMILE, un programma sviluppato in Int e iniziato nel mese di luglio 2019, per lo screening del cancro del polmone che vede il coinvolgimento di 2.000 persone provenienti da tutta Italia, tra i 55 e i 75 anni, forti fumatori oppure ex forti fumatori da meno dieci anni.

Il programma prevede la combinazione di Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (Ldct) e test microRna sul sangue ed è stato temporaneamente interrotto a marzo 2020 a causa dell'epidemia. «Nel mese di marzo 2020 con la sospensione dello studio, abbiamo deciso di lanciare un nuovo programma di ricerca, impiegando le immagini toraciche e i campioni di plasma di 959 persone coinvolte in SMILE, con l'obiettivo di studiare la frequenza dell'esposizione a Sars-CoV-2» racconta Gabriella Sozzi, direttore della S.C. Genomica tumorale dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano -. «Di questi, l'11,6% è risultato positivo agli anticorpi specifici. Va sottolineato che le persone reclutate nello studio SMILE erano tutte asintomatiche quando sono state sottoposte a Ldct e prelievo del sangue e questo lo sappiamo per certo perché la selezione avviene anche attraverso un dettagliato questionario relativo al loro stato di salute». "Sono ricercatori e colleghi molto seri.

Ho visto e cercato di analizzare con i miei colleghi laboratoristi dell'Oms quale sia stata la procedura e quali i test, oggi mi metterò in contatto con i colleghi e cercheremo di valutare insieme l'attendibilità dei risultati", è stato il commento del direttore aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità Ranieri Guerra. Scettica l'immunologa dell'Università di Padova Antonella Viola che in un post su Facebook scrive: "Non c'è nessuna prova che il coronavirus fosse presente in Italia già a settembre 2019. Lo studio di cui hanno tanto (e a torto) scritto e parlato i giornalisti non dimostra che il Sars-Cov-2 fosse in Italia prima del 2020. Non lo fa per diverse ragioni (di metodo scientifico) - chiarisce l'immunologa -. Il test usato per individuare gli anticorpinei pazienti è fatto in casa e non validato. Più test validati si dovrebbero usare.

La percentuale di persone con anticorpi che riconoscono Sars-Cov-2 è compatibile con la cross-reattività verso altri coronavirus già ampiamente riportata in letteratura. Gli stessi dati sono stati interpretati nel resto del mondo per parlare di immunità data dai virus del raffreddore; il test di neutralizzazione per verificare che gli anticorpi sono davvero in grado di legare e bloccare Sars-CoV-2 non ha funzionato. Manca - conclude Viola - il controllo negativo: cioè pazienti del 2017-2018 che certamente non possono essere stati infettati".


Fonte: doctor33.it


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