Covid, perdita di gusto e olfatto anche dopo un anno

20 giugno 2021
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Covid, perdita di gusto e olfatto anche dopo un anno


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Un recente studio italiano su uno dei sintomi più frequenti dell'infezione da Sars-Cov2


Ad un anno dall'infezione, circa 1 paziente su 3 con Covid-19 fra quelli che avevano lamentato alterazioni di olfatto e gusto durante la fase acuta della malattia, riferisce la persistenza dei sintomi. È quanto emerso da un recente studio italiano pubblicato su Eur Arch Otorhinolaryngology e coordinato da Paolo Boscolo Rizzo, professore della Clinica Orl dell'Università di Trieste, che ha analizzato l'evoluzione dell'alterazione dei due sensi, uno dei sintomi più frequenti dell'infezione da Sars-Cov2.

I disturbi colpiscono circa 2 pazienti su 3 e nella maggior parte dei casi si tratta di problemi che si risolvono in poche settimane, ma alcuni pazienti hanno accusato i disturbi anche a distanza di un anno. Come si è svolto lo studio? "Abbiamo somministrato ad un gruppo di 268 pazienti risultati positivi al Sars-CoV-2 nel marzo del 2020 dei questionari specifici e validati di valutazione dei sintomi" spiega Rizzo. Il 70% dei pazienti valutati ha sofferto di disturbi di gusto e olfatto durante la fase acuta della malattia e in oltre l'80% dei casi entrambi i sensi risultavano alterati. Circa la metà dei pazienti aveva un disturbo di intensità elevata. Circa la metà dei pazienti aveva un disturbo di intensità elevata. Sono stati identificati come fattori di rischio per la persistenza di disturbi di gusto e olfatto a 12 mesi dall'infezione, la durata della positività al tampone e la severità del disturbo durante la fase acuta. In particolare, la prima duplica il rischio di persistenza dei disturbi ad un anno, mentre la seconda lo triplica.
Ancora oggi non si è raggiunta un'unanimità sulla spiegazione dei motivi che portano all'anosmia (perdita dell'olfatto), all'iposmia (diminuzione dell'olfatto), all'ageusia (perdita del gusto) e all'ipogeusia (diminuzione del gusto). Una delle ipotesi più condivise presume che sia coinvolto il neuroepitelio, il tessuto che riveste parte delle cavità nasale e in cui si trovano i neuroni sensitivi olfattivi circondati da cellule di supporto. Quest'ultime esprimono sulla loro superficie livelli molto alti del recettore ACE2 necessario affinché il virus possa infettare le cellule. Venendo meno il loro ruolo protettivo, anche i neuroni sensitivi olfattivi subiscono un danno indiretto. Tuttavia, proprio perché sono a contatto con l'esterno e possono danneggiarsi, questi sono gli unici neuroni dell'organismo che, grazie alla presenza di cellule staminali, sono capaci di rigenerarsi. Pertanto, nella maggior parte dei casi spontaneamente o mediante terapie mediche e riabilitative il senso dell'olfatto può essere recuperato.

Con questo obiettivo presso la Clinica Otorinolaringoiatrica dell'Università di Trieste diretta dal prof. Giancarlo Tirelli, è stato istituito un ambulatorio dedicato ai disturbi del gusto e dell'olfatto nell'ambito dello studio del "Long Covid", inteso come la persistenza di alcuni sintomi della fase acuta anche dopo negativizzazione dei test molecolari. Nell'ambulatorio i pazienti vengono sottoposti ad una raccolta dei dati clinici e anamnestici, a questionari strutturati per caratterizzare il sintomo e le sue ripercussioni sulla qualità di vita, ad esplorazione delle fosse nasali e della fessura olfattoria con fibre ottiche ed eseguono una serie di test psicofisici volti a misurare e il senso dell'olfatto e del gusto e a quantificare l'eventuale loro alterazione. Al termine della valutazione al paziente viene suggerito un percorso terapeutico che si basa sul training olfattorio: l'esposizione quotidiana a delle fragranze che comprendono le categorie del floreale, fruttato, speziato e resinoso. "Questo trattamento è quello che si è dimostrato il più efficace nel recuperare il senso dell'olfatto perso a seguito di infezioni virali e i primi risultati in una serie di pazienti con pregressa Covid-19 sono incoraggianti - spiega il prof Tirelli -. A distanza di 3 mesi abbiamo osservato un miglioramento significativo degli score ottenuti mediante i test-olfattometrici. Attualmente siamo inoltre impegnati con altri centri italiani nello stilare un protocollo di riabilitazione personalizzato".

Francesca Notaro

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