Attacchi di panico

26 settembre 2004

Attacchi di panico




Domanda del 22 settembre 2004

Attacchi di panico


La mia storia comincia nel 1997 quando fui ricoverata per attacco di vertigini improvviso con vomito e dagli accertamenti effettuati mi fu riscontrata ipertensione (minima alta), tachicardia, lieve soffio al cuore. Tornata a casa mi sono messa in testa di essera gravemente ammalata tanto da non riuscire neanche ad alimentarmi. Unica soluzione fu quella di recarmi da uno psichiatra che mi prescrisse il Deanxit e gocce di En. Poi quest'anno il dramma: problemi al lavoro (riassumo con la parola mobbing) deanxit tolto dal mercato farmaceutico gonfiore addominale (non esagero se sembravo incinta di 9 mesi) insomma un disastro! sono ricaduta in depressione con attacchi di panico e dopo vari accertamenti clinici tra cui una gastroscopia che mi evidenziò una piccola ernia iatale da scivolamento ho iniziato una nuova cura. Attualmente assumo quotidianamente le seguenti medicine: al mattino: 1 cpr di pariet 10, 1 cpr di dominans normale; 1/2 cpr di atenol 100 prima dei pasti principale: 1 cpr di valpinax 40 prima di cena: 1 cpr di blopress 16m prima di andare a letto: 12 gocce di en Lavoro in ufficio e al mattino specialmente mi sento come una sensazione di testa vuota e stanca e quando torno dal lavoro sono talmente stanca da andare a letto qualche volta non riuscendo a fare tutte quelle cose che avere una famiglia di 4 persone e una casa comporta. cosa posso prendere per tirarmi un pò su fisicamente non di peso? inoltre dal 1997 ad oggi sono aumentata di peso: ero 56 Kg per 1.67 di altezza ora sono 68 Kg e vorrei tanto mettere giù qualche chiletto. come fare? posso uscire una volta per tutte da questo maledetto tunnel??????????
Risposta del 26 settembre 2004

Risposta di CARMELO LICITRA ROSA


Gli attacchi di panico sono l'emergenza superficiale di questioni inconsce. Se lei si limita ad assumere dei farmaci è come se cercasse di ricucire affannosamente una crepa prodottasi in superficie: questo non lo dico per svalutare i farmaci, che io stesso prescrivo alla bisogna e che hanno una indubbia funzione lenitiva, ma per non ridurre tutto alla sfera farmacologica che in casi come questi rivela tutta la sua insufficienza. In altre parole, se lo strappo creatosi in una stoffa è troppo ampio lei non riuscirà mai ad occultarlo nonostante la perizia e la qualità del rammendo. La invito perciò a rivolgersi a un bravo e referenziato analista con cui intraprendere un lavoro profondo. Si ricordi solo che due sono le condizioni perché questo lavoro riesca: mettersi nell'ottica di un lavoro lungo e paziente, ma ostinato e determinato, e la qualità dell'approccio.

Dott. Carmelo Licitra Rosa
ROMA (RM)



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