Vaccinazioni: dubbi e perplessità? Silvio Garattini risponde

25 novembre 2018

Vaccinazioni: dubbi e perplessità? Silvio Garattini risponde





È veramente necessario vaccinare i bambini già dopo i due mesi di vita? Quattordici somministrazioni non sono troppe? I bambini vaccinati possono contagiare? Sono queste alcune delle domande più diffuse tra i genitori e a cui - spesso - non riescono a dare delle risposte esaustive e scientificamente provate.

A rispondere ai loro quesiti più frequenti ci pensa Silvio Garattini - fondatore e direttore dell'Istituto Mario Negri - nel suo ultimo libro "Le vaccinazioni spiegate bene - Obblighi e raccomandazioni per bambini, adulti e anziani. Quando occorre farle e perché. Come difendersi da bufale e fake news" (Edizioni Lswr).

Con questo volume, oltre ad offrire un percorso a 360 gradi nel mondo delle vaccinazioni, fornisce anche informazioni pratiche per i cittadini, le risposte ai dubbi più comuni che si pongono soprattutto i genitori.
Abbiamo selezionato per i lettori di Dica33 alcune delle domande contenute nel volume, con le relative risposte di Silvio Garattini che puntano a far luce su alcune false credenze.

1) Quattordici vaccini per i bambini (di cui 10 obbligatori) non sono troppi? Non rischiano di sovraccaricare il sistema immunitario? La somministrazione contemporanea di più vaccini non comporta dei rischi?
È comprensibile che il numero aumentato di vaccini (soprattutto se paragonato con le vaccinazioni a cui è stato sottoposto chi oggi ha più di 30 anni) possa suscitare qualche perplessità e preoccupazione. Ma il nostro sistema immunitario è "progettato" per poterci difendere da una moltitudine di agenti patogeni. Alcuni ricercatori degli Stati Uniti hanno stimato che teoricamente il sistema immunitario potrebbe "sopportare" senza "ingolfarsi" fino a 10.000 vaccini somministrati contemporaneamente. Ciò significa che i 10 vaccini oggi obbligatori, anche se fossero eseguiti nella stessa seduta, andrebbero a impegnare solo un millesimo della capacità totale del sistema immunitario.
Inoltre, pur essendo aumentato il numero dei vaccini, con il passare del tempo è diminuito il numero degli antigeni somministrati, perché oggi i vaccini sono tecnologicamente più evoluti. Quindi i bambini che oggi effettuano le 10 vaccinazioni obbligatorie ricevono poco più della metà del numero di antigeni a cui sono stati esposti i loro nonni e i loro genitori con le vaccinazioni obbligatorie degli anni '60 e '70.

2) Perché si inizia a vaccinare subito dopo i due mesi? Il bambino non è troppo piccolo?
Lo sviluppo del nostro sistema immunitario inizia già durante la gravidanza. Quindi si è già pronti, a due mesi, per le vaccinazioni. Inoltre dopo i 2 mesi l'eventuale protezione garantita dagli anticorpi della mamma scompare (gli anticorpi vengono eliminati). Così ogni ritardo nell'inizio delle vaccinazioni prolunga il periodo in cui il bambino è suscettibile alle infezioni prevenibili con il vaccino. Un ritardo può comportare dei rischi anche perché molte malattie, come per esempio la pertosse, sono più gravi e comportano rischi maggiori quando si verificano nei primi mesi di vita.

3) È vero che i bambini vaccinati possono essere contagiosi?
Questo rischio potrebbe esistere per due sole vaccinazioni contenenti virus vivi attenuati: quelle contro la varicella e contro il rotavirus. Per il vaccino contro la varicella esiste il rischio, molto raro, di trasmissione del virus dal vaccinato a una persona non immune ma solamente tramite le vescicole, se tenute scoperte. Il ceppo contenuto nel vaccino antirotavirus, invece, non comporta rischi per le persone sane ma è necessaria qualche cautela in più nel caso in cui i familiari hanno condizioni di salute o assumono farmaci che riducono la risposta del sistema immunitario.
Per i vaccini contro morbillo, parotite e rosolia ad oggi non è stata documentata la possibilità di contagio da persone vaccinate. Tutti gli altri vaccini (che non contengono una forma viva attenuata di virus) non comportano un rischio di contagio.

4) Ci sono esami per valutare se il bambino può essere vaccinato senza rischi?
No, al momento non esistono esami diagnostici in grado di prevedere in modo attendibile se il bambino svilupperà un effetto collaterale o una reazione allergica al vaccino. I cosiddetti "test prevaccinali" sono perciò inutili, in quanto non in grado di ridurre i rischi.

5) Cosa fare se il bambino dopo la vaccinazione ha febbre o dolore?
Gli effetti collaterali più comuni dei vaccini sono gonfiore e dolore al sito dell'iniezione e febbre. Si può alleviare il fastidio dell'iniezione ponendo un panno pulito e fresco sulla zona dolorosa e infiammata (per esempio un fazzoletto bagnato con acqua fredda). Se il bambino è particolarmente infastidito dal dolore si può somministrare il paracetamolo o l'ibuprofene. Questi farmaci possono essere utili anche in caso di comparsa di febbre. A volte è possibile rilevare un piccolo nodulo non doloroso nel punto dove è stata fatta l'iniezione ma non c'è di che allarmarsi: dipende da una reazione locale e scomparirà spontaneamente nel giro di qualche settimana, senza lasciare cicatrici.

Per consultare tutte risposte alle domande e ai dubbi più frequenti, clicca qui e scarica l'estratto gratuito del libro.

Per saperne di più sul mondo delle vaccinazioni e per avere sempre con te una guida aggiornata e completa, clicca qui. Per tutto il mese di novembre, 25% di sconto e spese di spedizione gratuite. 



Vedi anche:


Potrebbe interessarti
L'esperto risponde