Vaccinazioni, perché non si deve averne paura

01 marzo 2018

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Vaccinazioni, perché non si deve averne paura



Le vaccinazioni sono lo strumento più efficace per tutelare la salute pubblica, ma su di esse circolano credenze e falsi miti che hanno portato all'aumento del numero di genitori che decidono di non vaccinare i propri figli, al calo delle coperture vaccinali e alla ripresa di focolai di malattie infettive, prima fra tutte il morbillo.
«Si può dire che i vaccini siano vittima del loro stesso successo» afferma Roberto Burioni Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell' Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. «Non si ha più memoria delle malattie che i vaccini prevengono. Fino a poche decine di anni fa non era raro, per un genitore, vedere l'amichetto del proprio figlio finire, nel giro di una settimana, in carrozzella o nel polmone di acciaio a causa della poliomelite. Era quindi molto facile convincere le persone a vaccinarsi. Con l'introduzione della vaccinazione tutto questo è scomparso, anche se i virus restano in circolazione, e le nuove generazioni non ne sono consapevoli».
Oltre a questo si è diffusa una sorta di paura dei vaccini, secondo la quale attraverso le vaccinazioni l'organismo sarebbe gravato da un eccesso di stimoli. «Parlare di 'sovraccarico  immunologico' non ha senso. Tutti i vaccini, messi insieme, contengono 260 antigeni. Una semplice puntura di zanzara espone un bambino all'azione di migliaia di antigeni, probabilmente alcuni milioni nel caso di una piccola ferita».
La legge n. 119 del 31 luglio 2017 ha portato a dieci le vaccinazioni obbligatorie. «L'introduzione dell'obbligo vaccinale è un fatto positivo, imposto dal fatto che le persone non si vaccinavano spontaneamente. Paesi come la Svezia, dove la copertura vaccinale, per esempio per il morbillo, è del 98 per cento, non necessitano di interventi a livello di sanità pubblica. In Italia fino a poco tempo fa la copertura contro il morbillo era molto bassa, intorno all'86%, ben lontana dalla soglia che garantisce l'immunità di gregge. Cosa che è stata purtroppo dimostrata dall'epidemia del 2017 con 5.000 casi e quattro morti» prosegue Burioni.
L'immunità di gregge è in genere indicata da una percentuale di copertura del 95 per cento, ma si tratta di una media.  Il numero di persone vaccinate deve essere il più alto possibile, se in una zona geografica la percentuale è sensibilmente inferiore, non vi sarà allora alcuna garanzia di protezione. «E ad essere in maggior pericolo sarà chi non può vaccinarsi, soprattutto bambini con tumori, malattie immuni, sottoposti a trattamenti come la chemioterapia o che abbiano subìto un trapianto di midollo osseo, oppure quelli che non hanno ancora raggiunto l'età giusta».
L'obiettivo della  nuova legge è quindi quello di raggiungere questa copertura, sembra con buoni risultati. In alcune regioni infatti si è verificato un aumento del tasso di bambini vaccinati. «E' ancora presto per parlare delle conclusioni; è opportuno monitorare l'andamento delle coperture vaccinali e quindi valutare l'efficacia della legge» conclude Burioni, che aggiunge: «non mi trovo concorde sul fatto che sia possibile non vaccinarsi dietro il pagamento di una multa. E ritengo molto ingiusto anche il fatto che i sanitari non abbiano l'obbligo di vaccinarsi; a mio avviso dovrebbero essere sempre vaccinati in quanto possono rappresentare un veicolo di contagio per i propri pazienti».

Stefania Cifani



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