Alzheimer, le comunità Dementia Friendly

09 aprile 2018

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Alzheimer, le comunità Dementia Friendly



I costi sanitari e sociali sostenuti nel mondo per l'assistenza ai malati di Alzheimer e di demenza in generale sono altissimi. Si calcola che rappresentino la 18a economia mondiale. E tuttavia non soddisfano le regole prime di una ragionevole qualità di vita. Così, dalla consapevolezza che è necessario includere il malato nella realtà sociale - insieme alla sua famiglia - stanno nascendo anche in Italia le prime esperienze di comunità Dementia Friendly.


Il modello della Gran Bretagna

"L'inclusione sociale rappresenta una delle tematiche principali alla base della qualità di vita dei malati di Alzheimer" spiega Mario Possenti, segretario generale della Federazione Alzheimer Italia. "Ci siamo resi conto che la maggior parte dei malati denuncia proprio l'esclusione dalla vita sociale mentre ci viene chiesto di offrire maggiore attività fisica, maggiori collegamenti sociali, condivisioni più semplici delle proprie esperienze".

"Abbiamo condotto numerose ricerche in tutto il mondo e abbiamo ritenuto che il modello più vicino al nostro sistema fosse quello adottato dall'Alzheimer's Society in Gran Bretagna. Qui, dal 2012, il numero delle comunità è salito a 234 unità". Una crescita esponenziale e in pochissimi anni sostenuta da un progetto statale con sovvenzioni ministeriali che in Italia non è presente.

Cos'è una comunità Dementia Friendly

La Dementia Friendly Community è un luogo dove i cittadini sono consapevoli della malattia e le persone colpite da demenza possono sentirsi a casa, comprese e aiutate. È una comunità che si rende utile, accogliente. Che utilizza le proprie strutture per andare incontro ai bisogni delle persone con demenza. Per esempio, attraverso trasporti appropriati, servizi sanitari dedicati, formazione delle categorie maggiormente a contatto. Sensibilizzando e formando vigili urbani, associazioni, scuole, biblioteche, spazi dove poter rendere più fruibili i servizi al malato di demenza. È un progetto a lungo termine che deve avere anche una sua sostenibilità economica. "Nessuna comunità potrà mai arrivare a essere completamente friendly: è un'utopia sociale" sottolinea Mario Possenti. "Ma si può fare davvero molto".

Abbiategrasso: progetto pilota

In Italia il progetto pilota di comunità Dementia Friendly è nato nel 2016 ad Abbiategrasso. Il comune milanese - 32 mila abitanti, 600 con problemi cognitivi - è stato scelto perché si tratta di una comunità già accogliente e della giusta dimensione visto che non esistono fondi dedicati a queste iniziative. Oggi il numero delle comunità che lavorano su questo obiettivo sono cresciute e sono:

• Albino (Bergamo)
• Tradate (Varese)
• Scanzorosciate (Bergamo)
• Val Pellice (Torino)
• Conegliano (Treviso)
• Giovinazzo (Bari)

Per diventare una comunità Dementia Friendly, la Federazione ha creato un set di sette regole. Innanzitutto, la creazione di un tavolo promotore al quale devono partecipare anche le persone con demenza oltre ad associazioni e Asl. Poi deve essere nominato un responsabile locale. Deve essere sensibilizzata la comunità: i cittadini devono conoscere la malattia e sapere come interfacciarsi con persone con demenza. Per questo va data ampia visibilità al progetto con incontri pubblici con la cittadinanza e materiale informativo.

La Federazione Alzheimer Italia ogni anno procede alla misurazione dei risultati raggiunti per capire se sono idonei o se vanno modificati. In base a quanto emerge, viene deciso se rinnovare la concessione del logo. Conclude Mario Possenti: "La nostra ambizione è veder crescere queste comunità, creare un network, farle 'parlare' tra di loro in modo costante cosi che le best practices possano diffondersi e aiutare i malati di demenza a vivere meglio".

Carla De Meo


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