Giornata mondiale del rene. Un organo da tenere d’occhio

14 marzo 2019

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Giornata mondiale del rene. Un organo da tenere d’occhio



In occasione della Giornata Mondiale del Rene le società scientifiche richiamano l'attenzione sull'importanza di informazione e  prevenzione per contrastare la diffusione della malattia renale cronica.

Categorie a rischio


Persone con diabete, ipertesi e anziani sono le categorie di individui più a rischio di malattia renale.
Il rene è un organo che lavora silenziosamente, e dà segni di sé solo quando la sua funzionalità e compromessa. Ogni rene infatti è composto da un milione agglomerati di capillari, denominati glomeruli. Il rene può perderne fino all'80% pur continuando a funzionare e senza che la persona avverta disturbi. Ma quando la sua funzione è irrimediabilmente compromessa, è necessario ricorrere alla dialisi o al trapianto. Oggi Italia 2,5 milioni di persone sono affette da Malattia Renale; attualmente sono 50.000 i pazienti in dialisi.

Come mantenere i reni in buona salute


«La prevenzione si attua seguendo un sano stile vita, limitando il consumo di sale, evitando il fumo, praticando attività fisica e, per chi soffre di diabete e ipertensione, tenendo sotto controllo queste patologie» afferma Giuliano Brunori, Direttore UO Nefrologia e Dialisi dell'Ospedale di Trento e Presidente della Società Italiana di Nefrologia. La dieta mediterranea è un prezioso alleato, insieme all'attività fisica. Inoltre è importante sottoporsi a periodici  esami del sangue e delle urine per rilevare eventuali marcatori di danno renale.
 
Con un semplice esame del sangue è possibile misurare la concentrazione di creatinina nel sangue,  un indicatore molto preciso della funzionalità renale: un livello di creatinina superiore ai limiti indica l'esistenza di una sofferenza del rene.
Una volta all'anno a partire dai 40 anni, poi, è necessario sottoporsi a un esame delle urine.  Se i reni sono in salute nelle urine non devono essere presenti tracce di globuli bianchi, globuli rossi e proteine.

«Quando invece il danno renale ormai è già iniziato, la terapia dietetica nutrizionale può fornire un contributo all'efficacia del trattamento Se gestita da un operatore esperto e personalizzata in base allo specifico stato clinico del paziente e alle sue abitudini (per esempio tenendo conto dei pasti consumati fuori casa) può ritardare la progressione della malattia e l'ingresso in dialisi, migliorando la qualità di vita delle persone. Avendo un costo sostenibile andrebbe sfruttata il più possibile, mentre molti pazienti arrivano alla dialisi senza aver tentato quest'opzione» spiega Ersilia Troiano, Past President dell'Associazione Nazionale Dietisti (ANDID).



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