Fai la prima mossa. Cura le tue ossa

15 marzo 2019

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Fai la prima mossa. Cura le tue ossa



"Fai la prima mossa. Cura le tue ossa". Questo lo slogan della più grande iniziativa di sensibilizzazione sulla prevenzione della fragilità ossea mai realizzata in Italia, che ha riunito 10 società scientifiche (specialistiche e di medicina generale), Federfarma, Anmar Onlus - Associazione nazionale malati reumatici onlus e Senior Italia Federanziani, realizzata grazie al supporto incondizionato di Abiogen Pharma e Italfarmaco.

L'avvio della campagna - presente con uno spot in tv e pubblicità sui principali quotidiani e magazine a partire da questo mese, e che vede come testimonial l'attrice Laura Morante - è stato comunicato in un incontro a Milano. L'iniziativa - mirata a riportare alta l'attenzione sul tema della fragilità ossea promuovendone la prevenzione primaria e secondaria, proporre soluzioni concrete per una migliore gestione dell'osteoporosi e del paziente vittima di frattura, sottolineare l'importanza dell'appropriatezza e della persistenza terapeutica - si rivolge in modo particolare agli over 50 che rappresentano la parte della popolazione più a rischio.

Ai tradizionali strumenti di advertising sono stati affiancati materiali informativi messi a disposizione in 300 centri anziani distribuiti sul territorio nazionale, un sito web con consigli pratici per pazienti e caregiver e una pagina Facebook. Perché parlare di questo tema? «Siamo di fronte a una vera e propria emergenza di salute destinata a crescere nei prossimi anni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione» spiega Stefano Gonnelli, docente di Medicina interna all'Università di Siena e membro del Coordinamento scientifico dell'iniziativa insieme a Salvatore Minisola, docente di Medicina interna all'Università La Sapienza di Roma, e a Luigi Sinigaglia, direttore S. C. Reumatologia Dh Asst Gaetano Pini di Milano. «In Italia solo nel 2017 sono state 560mila le nuove fratture da fragilità, con un costo per il sistema sanitario di 9,4 miliardi di euro; in assenza di strategie preventive si prevede che aumentino del 22,6% nel 2030 portando la spesa sanitaria a 11,9 miliardi.

L'impatto clinico e socioeconomico è ancora maggiore se si considera che una frattura iniziale (peraltro non sempre diagnosticata) aumenta significativamente il rischio di fratture successive e può dare inizio a una cascata fratturativa che porta a un peggioramento dello stato di salute della persona e a una progressiva perdita di autonomia e qualità di vita, oltre che a un aumento dei costi per l'assistenza sanitaria e a un maggiore rischio di mortalità. È dunque necessario individuare strategie indirizzate verso l'active ageing e tese a garantire anni vissuti in buona salute e senza limitazioni dell'autonomia personale» conclude Gonnelli.

Poiché le fratture da fragilità non sono un inevitabile segno dell'invecchiamento ma sono una conseguenza dell'osteoporosi che porta al progressivo indebolimento delle ossa, devono essere gestite come eventi clinici prevenibili. All'incontro sono stati offerti anche alcuni dati epidemiologici significativi: oltre 4 milioni di italiani soffrono di osteoporosi, che dopo i 50 anni affligge il 23,1% delle donne e il 7% degli uomini (e non solo esclusivamente le donne, come molte persone ritengono); secondo dati dell' International osteoporosis foundation (Iof) del 2018, inoltre, in seguito a una frattura da fragilità è 5 volte più probabile che i pazienti subiscano una seconda frattura entro i successivi 2 anni.

Nella gestione delle fratture da fragilità gli aspetti da migliorare vanno dalla diagnosi di osteoporosi, che il più delle volte avviene solo dopo il ricovero causato da una frattura da fragilità, alla gestione del paziente. L'informazione mirata poi è una tra le frecce indispensabili per contrastare il dilagare della malattia e poterla prevenire, conoscendone i fattori di rischio. «Sappiamo che le fratture da fragilità sono un ostacolo per l'invecchiamento in buona salute e si ripercuotono sull'indipendenza e sulla qualità di vita, causando disabilità significative e rendendo difficile la vita quotidiana anche nelle sue piccole attività. Sappiamo anche che esiste un impatto psicologico importante successivo all'intervento chirurgico» sottolinea Silvia Tonolo, presidente Anmar. «Con questa iniziativa vogliamo aggiungere un piccolo ma utile tassello alla consapevolezza e all'informazione sul modo più semplice per ridurre i rischi di fratture da fragilità. Basta adottare comportamenti salutari, a partire da un'alimentazione corretta, impegnarsi a svolgere quotidianamente attività fisica, non fumare e non eccedere con l'alcol e serve intercettare il paziente in fase precoce di malattia. Vogliamo anche sensibilizzare sul fatto che in caso di precedente frattura è bene parlare con il proprio medico per ricercare la soluzione migliore per evitare nuovi episodi». Nei soggetti ad alto rischio di frattura o in caso di una frattura da fragilità pregressa, infatti, gli interventi sullo stile di vita non sono da soli sufficienti.

«Le fratture da fragilità devono essere riconosciute il più presto possibile e considerate come una priorità per la sanità pubblica con lo scopo di ottimizzare gli interventi, sia preventivi che farmacologici, e migliorarne la prevenzione secondaria finora trascurata» aggiunge Salvatore Minisola. «È indubbio che un paziente con una o più evidenti fratture da fragilità debba essere considerato affetto da un'osteoporosi severa e, alla luce dell'elevato rischio di andare incontro a un'altra frattura nei 12-24 mesi successivi all'iniziale frattura da fragilità, vada gestito attraverso percorsi assistenziali che lo supportino dopo la dimissione ospedaliera. Ciò vale soprattutto per la prevenzione secondaria, affiancando un'adeguata terapia farmacologica, prescritta dal medico e personalizzata in base alle specifiche caratteristiche del paziente, a una supplementazione di calcio e vitamina D che massimizzino l'efficacia dei farmaci».

A sottolineare la rilevanza della campagna di sensibilizzazione, si riporta di seguito l'elenco delle società scientifiche, organizzazioni e associazioni che hanno patrocinato l'iniziativa: Anmar, Federfarma, Federazione Italiana Medici di Famiglia (Fimmg), Glucocorticoid induced osteoporosis skeletal endocrinology group (Gioseg), Senior Italia Federanziani, Società italiana di endocrinologia (Sie), Società italiana menopausa, Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer), Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg), Società italiana medicina interna (Simi), Società italiana dell'osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro (Siommms), Società italiana di reumatologia (Sir) e Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami).

fonte: Doctor33

 


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