Nascita della Coscienza

12 agosto 2019

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Nascita della Coscienza



Circa due milioni di anni fa mentre un sole pallido illuminava le prime ore del mattino alle pendici del monte Kanapoi non lontano dalle floride sponde del lago Turkana, ora geograficamente nell'alto Kenya, un ominide primordiale, ancora simile ad una scimmia ma non più identico ad una scimmia, dopo essere sceso dal fianco della montagna, iniziò ad osservarsi le mani. Per la prima volta in vita sua non poté fare a meno di notare come fossero ruvide e, allo stesso tempo, possedessero uno strato di pelle quasi trasparente che le ricopriva in modo diverso sui due lati. Guardò i palmi dalla pelle sottile e dal colore d'argilla. Ammirò, un po' sorpreso, i percorsi delle pieghe, guardò le dita ancora una volta, e poggiò le due mani sopra il petto.

L'ominide dalla mandibola pronunciata e gli archi dei sopraccigli sporgenti come balconi, un'onda ossea di protezione e di dettaglio, annusò l'aria umida della savana africana come aveva fatto molte altre mattine prima di allora. Eppure questa volta era diverso. Era distratto da un pensiero, non già un istinto, non un movimento automatico, non un'imitazione ma da qualcos'altro che non aveva mai provato prima. Era molto distratto, disturbato a momenti, da un pensiero originale: il pensiero delle sue mani.

Quelle mani, ruvide e pelose, uguali e speculari; quelle mani, si rese conto per la prima volta, gli appartenevano. Fu un disagio da principio, come un errore, come se fosse un disturbo (nella sua evoluzione la nostra specie avrebbe tristemente imparato che i pensieri possono essere sottili malattie tra le più difficili da capire e da curare) e cercò di non badarci più di tanto. Ma non ci riusciva: il pensiero tornava ancora a disturbarlo. Il pensiero delle mani si allargò al resto del suo corpo, alle braccia, al torace e quindi alle gambe. Vide i suoi piedi, pensò - di nuovo volontariamente pensò - a quante volte aveva visto quei piedi e quelli di molti suoi compagni di caccia e quelli degli animali, certo diversi dai suoi, senza mai averci fatto caso. Pensò invece che anche i piedi gli appartenevano, erano suoi, come il resto della sua persona.

Persona, non credeva davvero di esserlo ancora. Si accovacciò e toccò i piedi e le dita. In un attimo notò una somiglianza straordinaria con le mani e di questo, fu certo, non aveva mai avuto neppure il più vago sentore prima di allora. I due pensieri si erano associati tra loro in modo velocissimo e automatico perché, per la prima volta nella storia, una mutazione irreversibile nella corteccia frontale li aveva messi in relazione. Immediatamente dopo l'ominide pensò: Io sono.

Forse la storia non iniziò davvero in questo modo, non possiamo saperlo con certezza, forse la nascita della coscienza umana e quindi di tutta la nostra spinta evolutiva iniziò dalla percezione di una madre che portava in grembo la sua creatura, magari fu una Donna il primo mammifero a rendersi conto che potevano esistere entità distinte: lei e la sua prole.  E' probabile che la prima percezione della coscienza del se' si sia sviluppata in una femmina; più probabile e forse più romantico per tutti noi che siamo figli e per molte di noi che sono, o saranno, madri. Il primo stato di coscienza potrebbe essere stato dunque un atto d'amore.

Non lo sappiamo, non abbiamo fossili di cervelli ed estrarre il DNA da frammenti millenari è difficilissimo, per adesso quasi impossibile. Abbiamo solo ossa, frammenti di cranio e poche altre indicazioni e per questi motivi il principio della nostra storia, l'origine della più affascinante di tutte le evoluzioni cioè di quella della nostra mente, si perde nella notte dei tempi. Gli ultimi resti di cui abbiamo una qualche certezza e che sono classificabili come Homo, tanto da meritare l'onore di portare il nostro prenome ed essere quindi considerati come nostri antenati comuni provengono dall'Etiopia Meridionale, dal Kenya e - inaspettatamente vista la distanza tra queste regioni - dalla Georgia.

Alcuni dei resti Africani hanno circa tre milioni di anni ed appartengono ad una specie definita Homo Habilis, una specie dotata di un cervello leggermente più grande di quello di un precedente antenato: l'Australopiteco, che non era ancora un ominide vero e proprio. L'Homo Habilis compare, non a caso, nello stesso momento in cui compaiono i primi utensili di pietra. Quello che sino a qualche anno fa era considerato il successore dell'Homo Habilis e che invece, secondo le ultime scoperte di questa settimana sull'Homo Georgicus, potrebbe essere un suo quasi contemporaneo ci assomiglia un po' di più, anche fisicamente e nel portamento, è classificato come Homo Erectus.

Anche Homo Erectus proviene dal Kenya e data circa 1.5 milioni di anni or sono proprio quando, centinaia di migliaia di anni più o meno, nelle montagne del Caucaso si sviluppava la comunità dell'Homo Georgicus mettendo in dubbio anni di risultati antropologici e biochimici che dimostravano come anche il cervello dell'uomo moderno (Homo Sapiens) era derivato solo da quelli vissuti nelle pianure africane. Ora, dato che nessuna di queste specie sembra essere in collegamento diretto con le altre, restano da spiegare vari anelli mancanti e diverse estinzioni più o meno violente come quella del Rudolfensis e quasi 2 milioni di anni dopo quella del Neanderthalensis.

Ma se non siamo passati dall'Homo Habilis a quello Ergaster (che era considerato il più importante di tutti) e quindi all'Erectus e all'Antecessor, per arrivare finalmente al Sapiens in modo lineare (uno derivato dall'altro), come abbiamo fatto a diventare quelli che siamo? Tutti insiemi e in qualunque continente d'origine ci trovassimo?

Deve essere stata una giornata diversa dal solito anche quella di forse 150.000 anni fa, quando per la prima volta un ominide primordiale riuscì a parlare con un suo simile. Fu probabilmente una piacevole sorpresa sentirsi rispondere. Il primo dialogo nella storia dell'umanità forse avvenne, probabilmente non per caso, ai confini della savana africana e magari in molti altri luoghi sparsi tra l'Eurasia e l'Oceania. Dove l'alba dell'uomo e la definitiva evoluzione del suo cervello erano iniziate almeno 4 milioni di anni prima, portandosi in dote quella di centinaia di altre specie animali e avendo davanti a se' molti incroci con altre linee "umanoidi" interfertili tra di loro (l'ultima delle quali appena scoperta in una delle grotte di Denisova sui Monti Altaj in Siberia risalente a solo 70.000 anni or sono). Ma quanti cervelli davvero possiede la specie umana dei cosiddetti Sapiens?

Tratto da "Imperfezioni umane" -  di Luca Pani e Gilberto Corbellini (Rubbettino)


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