Tumore ovarico: l'informazione salva la vita

08 maggio 2020

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Tumore ovarico: l'informazione salva la vita


«Il tumore ovarico è una neoplasia molto aggressiva per la quale non esistono ancora strumenti di prevenzione o di diagnosi precoce» ha spiegato Nicoletta Cerana, Presidente nazionale di Acto Alleanza contro il Tumore Ovarico «L'unica arma che le donne hanno per difendersi da questo tumore è l'informazione. Per questo è nata la Giornata Mondiale cui Acto partecipa da sempre con tutte le associazioni regionali».

L'8 maggio è la Giornata Mondiale sul tumore ovarico, un'iniziativa promossa dal 2013 dalla World Ovarian Cancer Coalition, insieme a 150 associazioni pazienti di 50 Paesi, per sensibilizzare il maggior numero di donne possibile su questa malattia.


La campagna #PowerfulVoices


Tutta la rete Acto con le sue affiliate ha partecipato alla campagna (hashtag #PowerfulVoices), lasciando un messaggio sul muro virtuale (Power Wall).

Fondata nel 2010, Acto - Alleanza contro il Tumore Ovarico è la prima rete italiana di associazioni pazienti, impegnata nella lotta contro il tumore ovarico. È presente in Piemonte, Lombardia, Lazio, Toscana, Campania e Puglia.


Non ci sono test di screening disponibili ad oggi


Il tumore ovarico (link alla nuova scheda) è la più grave neoplasia ginecologica: con diagnosi tardiva la sopravvivenza a 5 anni non supera il 40%. Ad oggi, per il tumore ovarico non esistono ancora strumenti efficaci di screening o di diagnosi precoce come esistono per il tumore dell'utero e del seno. Infatti, il Pap test non rileva il tumore ovarico: il pap test individua precocemente solo i tumori del collo dell'utero o le alterazioni che col passare degli anni potrebbero diventare tali. Proprio per questo si raccomanda di sottoporsi periodicamente a visita ginecologica ed ecografia transvaginale.

La malattia in Italia e nel mondo

A livello mondiale, rappresenta l'ottava causa di morte tra la popolazione femminile. Di tumore ovarico si ammalano ogni anno poco meno di 300mila donne in tutto il mondo, 760mila convivono con la malattia e il tasso di sopravvivenza a 5 anni nei paesi industrializzati va dal 36 al 46%, mentre è ancora più basso nei paesi in via di sviluppo. Ma il dato più sconfortante è quello comunicato dalla World Ovarian Cancer Coalition secondo la quale entro il 2035 le nuove diagnosi aumenteranno del 55% e i decessi del 70%.

In Italia sono 51mila le donne che convivono con questo tumore e anche nel nostro Paese i numeri sono in crescita: infatti nel 2019, 5300 donne hanno ricevuto una diagnosi di tumore ovarico (erano 5200 nel 2018) e 3260 sono decedute nel 2016 (erano 3186 nel 2015).


Conoscere e riconoscere i sintomi della malattia può salvare la vita.

Il tumore ovarico prima si scopre meglio è: ma questa malattia si accompagna a sintomi non specifici che rendono difficile la diagnosi tempestiva., è quindi molto importante che ogni donna impari a riconoscere per tempo i segnali della malattia che sono:

  1. sensazione di sazietà anche a stomaco vuoto,

  2. gonfiore persistente all'addome,

  3. fitte addominali,

  4. bisogno frequente di urinare,

  5. perdite ematiche vaginali,

  6. stitichezza o diarrea.

Se i sintomi della malattia sono frequenti e persistenti bisogna rivolgersi al medico. Quando il carcinoma ovarico viene rilevato in fase iniziale (quando cioè il tumore è limitato alle ovaie) la possibilità di sopravvivenza a 5 anni è del 75-90 per cento. Se il tumore viene rilevato quando è già esteso ad altri organi e con presenza di metastasi la possibilità di sopravvivenza a 5 anni è del 25/45 per cento. Per la diagnosi è importante rivolgersi a un centro specializzato nella cura del tumore ovarico.


Il tumore ovarico ha una componente ereditaria

Il 25/30% di tutti i tumori ovarici è di origine genetico ereditaria. Quindi se da una parte è vero che tutte le donne sono a rischio di tumore ovarico, dall'altra lo sono maggiormente le donne nelle cui famiglie si sono verificati più casi di tumore dell'ovaio, della mammella, dell'utero o del colon-retto. Avere ereditato una mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2 aumenta fino a 50 volte il rischio di sviluppare un tumore ovarico anche in età relativamente precoce. Pertanto è importante rilevare la presenza di una mutazione ereditaria dei geni BRCA1 e BRCA2, in una donna sana o malata perché permette loro di intraprendere percorsi di prevenzione o terapeutici più specifici.


Le nuove terapie per il tumore ovarico

La chirurgia citoriduttiva costituisce lo step irrinunciabile nella strategia terapeutica di questo tumore. Per quanto riguarda le cure farmacologiche, sono disponibili nuove terapie per il trattamento del tumore ovarico, sono rappresentate dagli antiangiogenici (bevacizumab) e dai PARP- inibitori (olaparib, niraparib, rucaparib). Questi ultimi, utilizzati inizialmente in caso di recidiva sulle pazienti BRCA mutate, ora sempre più spesso vengono utilizzati in prima linea. La Food and Drug Administration, negli Stati Uniti, ha approvato il parp inibitore niraparib come terapia di mantenimento in prima linea anche per le pazienti non mutate, che sono il 70% del totale, opzione che in Italia è già prevista in uso compassionevole, in attesa della decisione di EMA a novembre.

Per il futuro, grande speranza viene riposta nelle combinazioni di immunoterapici con PARP inibitori e/o bevacizumab, oggetto di diversi studi clinici in corso.

«I progressi della tecnologia stanno evolvendo molto rapidamente» ha spiegato Nicoletta Colombo, Direttore del Programma di Ginecologia Oncologica dello IEO e Presidente del Comitato Tecnico Scientifico di Acto «e ci consentono di avere strumenti sempre più sofisticati per studiare e capire i meccanismi patogenetici del tumore. Speriamo che questo si possa tradurre rapidamente in un vantaggio clinico».



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