Attenzione allo zucchero: aumenta il rischio di depressione

14 luglio 2015
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Attenzione allo zucchero: aumenta il rischio di depressione



La depressione non è solo una questione di testa, ma passa anche per una dieta corretta e in particolare è associata al consumo di cibi con alto indice glicemico. «Molti studi hanno messo in luce l'esistenza di un legame tra alimentazione ricca di zuccheri e aumento del rischio di disturbi dell'umore, depressione inclusa, ma non ci sono ancora informazioni sufficienti per classificare l'impatto del cibo sull'umore in base all'indice o al carico glicemico degli alimenti» dice James Gangwisch, del dipartimento di psichiatria alla Columbia university, dalle pagine della rivista American journal of clinical nutrition.

Come ricorda l'autore, i diversi alimenti possono essere posizionati su una scala in base a quanto alzano il livello di glucosio nel sangue: maggiore è l'aumento del glucosio causato da un alimento, maggiore è l'indice glicemico dell'alimento stesso. Nella loro ipotesi iniziale, Gangwisch e colleghi sostenevano che una dieta ad alto indice glicemico - come per esempio quella occidentale ricca del cosiddetto "cibo spazzatura" - fosse legata a un maggior rischio di depressione.
E per testare questa ipotesi i ricercatori hanno coinvolto nel loro studio un gruppo di circa 70mila donne in post-menopausa, valutandole anche dopo tre anni dall'inizio della ricerca. «Al crescere dell'indice glicemico della dieta abbiamo notato un aumento del rischio di depressione» dice Gangwisch, precisando che l'associazione era particolarmente forte per gli zuccheri aggiunti. Ma c'è anche una buona notizia: alcuni alimenti mostrano infatti un'associazione inversa con il rischio di depressione. Via libera dunque a fibre, cereali integrali, frutta e verdura. «Servono altri studi per confermare questi risultati, ma alimentazione è di certo un argomento di cui discutere con le persone che soffrono di depressione, anche se potrebbe essere molto difficile riuscire a convincerle a cambiare dieta senza innescare per esempio pericolosi sensi di colpa» conclude.




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