Igiene delle mani, quante volte al giorno bisogna lavarle?
Lavarsi le mani è il gesto di prevenzione più semplice che esista, nonché uno dei più efficaci. A sei anni dall'inizio della pandemia di Covid-19, l'attenzione degli italiani su questo fronte si sta sgretolando. Secondo una nuova ricerca dell'Osservatorio Opinion Leader 4 Future, condotta in collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, la frequenza media dei lavaggi è scesa a sei volte al giorno, meno delle sette del biennio 2023-2024. L'uso del gel disinfettante è crollato dal 31% al 19%. L'emergenza è finita, ma i virus non hanno smesso di circolare attraverso le mani.
I numeri: cosa è cambiato dal Covid a oggi
La ricerca, presentata il 5 maggio al Policlinico Gemelli in occasione della Giornata Mondiale dell'Igiene delle Mani promossa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, fotografa una tendenza chiara. Nel 2023, anno di avvio del progetto, il 31% degli italiani usava abitualmente gel disinfettanti per le mani. Oggi quella percentuale è scesa al 19% (-12 punti in meno in due anni). La frequenza dei lavaggi si è stabilizzata su sei volte al giorno, un dato già in calo rispetto alla media di sette registrata nel biennio precedente.
Non è una sorpresa, ma è un segnale da non ignorare. Le mani restano uno dei principali vettori di trasmissione di malattie infettive. Non solo Covid-19, ma influenza, morbillo, varicella, rosolia. Il meccanismo è semplice: si starnutisce nelle mani, si toccano superfici e le mani "pulite" di qualcun altro raccolgono quei microrganismi. Un ciclo che un lavaggio corretto interrompe.
Smartphone, pc e cuffie: i nuovi veicoli di germi
Un dato incoraggiante emerge però sul fronte dei dispositivi elettronici. La consapevolezza che lo smartphone sia un potenziale veicolo di germi sta crescendo: il 30% degli italiani dichiara di pulire il proprio cellulare almeno una volta al giorno, rispetto al 25% del 2024.
L'indagine di quest'anno ha esplorato per la prima volta anche altri dispositivi: il 60% del campione dichiara di pulire il computer almeno una volta a settimana, mentre il 39% igienizza le cuffie. Sono oggetti che tocchiamo costantemente, spesso mentre mangiamo o dopo essere stati fuori casa, e che raramente associamo al concetto di igiene.
Sappiamo come comportarci, ma lo facciamo davvero?
Sul piano delle conoscenze, il quadro è relativamente positivo. L'81% degli italiani sa che starnutire o tossire nella piega del gomito è il comportamento corretto per limitare la diffusione aerea dei microrganismi, in aumento rispetto al 77% del 2024.
La divaricazione tra conoscenza e comportamento è però un tema ricorrente nella prevenzione sanitaria. Sapere come lavarsi le mani correttamente non equivale a farlo ogni volta che serve. E la percezione del rischio, calata con la fine dell'emergenza pandemica, è uno dei fattori che più influenzano l'adozione di comportamenti preventivi nel tempo.
Perché l'igiene delle mani continua a salvare vite
«L'igiene delle mani non è un gesto banale: è la prima, più potente tecnologia salvavita che abbiamo», dichiara la professoressa Patrizia Laurenti, direttrice dell'UOC Igiene Ospedaliera del Policlinico Universitario A. Gemelli. «In ospedale, ogni contatto è una possibilità di cura o di trasmissione di pericolosi microrganismi multiresistenti. Sanificare correttamente le mani significa interrompere questa catena e proteggere i più fragili quando non possono difendersi. Le mani pulite non sono solo una procedura. Sono una scelta consapevole, ripetuta ogni giorno, che fa la differenza tra malattia e salute».
Il contesto ospedaliero rappresenta il caso estremo, ma il principio vale ovunque. Le infezioni trasmissibili attraverso le mani includono virus respiratori - Covid-19, influenza, morbillo - ma anche batteri e protozoi. Le superfici contaminate da chi non si è lavato le mani dopo aver starnutito o tossito diventano un ponte invisibile tra una persona e l'altra.
Come comunicare la prevenzione senza fare paura
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda il modo in cui reagiamo ai messaggi sull'igiene delle mani. Le campagne informative generano nel 52% dei casi un senso di responsabilità, mentre solo il 19% riferisce una percezione di minaccia o pericolo.
È un dato rilevante: suggerisce che le persone rispondono meglio a messaggi che valorizzano la partecipazione consapevole rispetto a quelli basati sull'allarme. Quanto ai canali, la televisione resta il mezzo principale per informarsi su salute e prevenzione (62%), seguita dai social media (37%). Tra gli under 45 il divario si riduce sensibilmente (51% televisione vs 47% social), un segnale di come stia cambiando il modo in cui le informazioni sanitarie raggiungono le generazioni più giovani.
I formati più efficaci nel modificare i comportamenti? Le testimonianze degli esperti (30%), i video tutorial (26%) e le analisi scientifiche con dati e grafici (20%).
Come lavarsi le mani correttamente
Un lavaggio efficace richiede acqua e sapone per almeno 20-30 secondi, coprendo ogni superficie: palmo, dorso, spazi tra le dita, pollici e polsi. In alternativa, un gel a base alcolica applicato in quantità sufficiente e lasciato agire fino all'evaporazione completa.
I momenti chiave: prima e dopo i pasti, dopo essere stati in luoghi pubblici, dopo aver starnutito o tossito, dopo il contatto con animali, prima e dopo aver curato una ferita.
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