Talassemia, cos'è e come funziona la terapia che elimina le trasfusioni

13 maggio 2026
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Talassemia, cos'è e come funziona la terapia che elimina le trasfusioni



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Chi ha la beta-talassemia grave deve ricorrere a una trasfusione ogni tre settimane. Per anni, l'unica alternativa è stata il trapianto di midollo osseo, soluzione efficace, ma vincolata alla disponibilità di un donatore compatibile e ai rischi di una procedura impegnativa. Ora c'è una terza via: una terapia basata su CRISPR-Cas9, la tecnologia di editing genomico che modifica direttamente il DNA delle cellule del paziente. Somministrata una sola volta, ha consentito al 98% dei pazienti valutati negli studi clinici di interrompere completamente le trasfusioni. E da quest'anno è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale.


Cos'è la beta-talassemia

La beta-talassemia è una malattia ereditaria causata da mutazioni nei geni responsabili della produzione dell'emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi che trasporta l'ossigeno nel sangue. Nelle forme più gravi, dette trasfusione-dipendenti, l'organismo non riesce a produrre emoglobina funzionante in quantità sufficiente, e i pazienti devono ricorrere a trasfusioni periodiche - in media ogni tre settimane - per tutta la vita.

Le trasfusioni croniche comportano però un problema aggiuntivo: l'accumulo di ferro nell'organismo, che nel tempo può danneggiare cuore, fegato e altri organi. Per questo i pazienti devono seguire anche terapie specifiche per ridurre questo sovraccarico. Un percorso di cura pesante, che condiziona profondamente la qualità della vita fin dall'infanzia.


Come funziona la terapia con CRISPR-Cas9

La tecnologia CRISPR-Cas9 è uno strumento di editing genomico. In parole semplici, una sorta di "forbice molecolare" programmabile che permette di modificare sequenze specifiche del DNA con grande precisione.

Nel caso della beta-talassemia, la terapia agisce su un gene chiamato BCL11A, che dopo la nascita blocca la produzione di emoglobina fetale, un tipo di emoglobina che il feto produce durante la gravidanza e che è diversa da quella adulta. Inattivando questo gene nelle cellule staminali del paziente, si riattiva la produzione di emoglobina fetale, che compensa il difetto alla base della malattia.

Il processo prevede il prelievo delle cellule staminali emopoietiche del paziente - quelle che nel midollo osseo danno origine a tutti i tipi di cellule del sangue - la loro modifica in laboratorio con la tecnologia CRISPR, e il reinfuso nel paziente dopo un trattamento condizionante. Una procedura complessa, eseguita in centri altamente specializzati, ma somministrata una sola volta.


I risultati clinici: il 98% dei pazienti libero dalle trasfusioni

I dati pubblicati nel 2024 sul New England Journal of Medicine mostrano che il 98% dei pazienti valutabili con beta-talassemia ha raggiunto l'indipendenza trasfusionale dopo il trattamento. Un risultato che fino a pochi anni fa era impensabile senza un trapianto di midollo osseo.

«La disponibilità nel Servizio Sanitario Nazionale di una terapia innovativa, somministrata una sola volta, consente di trasformare risultati della ricerca in un beneficio reale e duraturo per i malati e per le loro famiglie», dichiara Franco Locatelli, responsabile del Centro studi clinici oncoematologici e terapie cellulari dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma.


Chi può accedere alla terapia

La terapia è autorizzata per pazienti con beta-talassemia trasfusione-dipendente e anemia falciforme severa di età compresa tra i 12 e i 35 anni. La rimborsabilità da parte del SSN, appena approvata, segna il passaggio dalla sperimentazione clinica alla disponibilità reale per i pazienti italiani che rientrano in questi criteri.

Prima di questa approvazione, l'unica opzione potenzialmente curativa era il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche. Un'alternativa sì efficace, ma condizionata dalla necessità di trovare un donatore compatibile, non sempre disponibile, e dai rischi intrinseci di una procedura di quel tipo.


Il ruolo del Bambino Gesù

L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma è stato in prima linea nello sviluppo di queste terapie in Italia. Dal 2018 ha partecipato agli studi internazionali sulle terapie geniche additive, basate sull'introduzione di una copia funzionante del gene della beta-globina tramite un vettore virale. Dal 2020 ha contribuito allo sviluppo della tecnologia CRISPR-Cas9, diventando il primo centro italiano a trattare un paziente con talassemia con questa tecnica.


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