Epirubicina AHCL 2 mg/ml soluz. iniett. e per inf. 1 flaconcino 100 ml

Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2018
Farmaci - Epirubicina AHCL

Epirubicina AHCL 2 mg/ml soluz. iniett. e per inf. 1 flaconcino 100 ml




INDICE SCHEDA



INFORMAZIONI GENERALI


AZIENDA

Accord Healthcare Italia S.r.l.

MARCHIO

Epirubicina AHCL

CONFEZIONE

2 mg/ml soluz. iniett. e per inf. 1 flaconcino 100 ml

ALTRE CONFEZIONI DI EPIRUBICINA AHCL DISPONIBILI

PRINCIPIO ATTIVO
epirubicina cloridrato

FORMA FARMACEUTICA
soluzione (uso interno)

GRUPPO TERAPEUTICO
Antineoplastici antibiotici citotossici

CLASSE
H

RICETTA
medicinale soggetto a prescrizione medica limitativa, utilizzabile esclusivamente in ambiente ospedaliero o in struttura ad esso assimilabile - vietata la vendita al pubblico

SCADENZA
24 mesi

PREZZO
330,96 €


INDICAZIONI TERAPEUTICHE



A cosa serve Epirubicina AHCL 2 mg/ml soluz. iniett. e per inf. 1 flaconcino 100 ml

L'epirubicina è usata nel trattamento di una gamma di malattie neoplastiche, tra cui:

  • Carcinoma della mammella
  • Tumore gastrico
Quando è somministrata per via endovescicale, l'epirubicina ha dimostrato di essere vantaggiosa nel trattamento

  • Del carcinoma della vescica a cellule papillari transizionali
  • Del carcinoma in-situ della vescica
  • Della profilassi delle recidive del carcinoma superficiale della vescica dopo intervento di resezione transuretrale



CONTROINDICAZIONI



Quando non dev'essere usato Epirubicina AHCL 2 mg/ml soluz. iniett. e per inf. 1 flaconcino 100 ml

L'epirubicina è controindicata in:

  • Pazienti che hanno mostrato ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti, altre antracicline o antracendioni.
  • Allattamento.
Uso endovenoso

  • Pazienti con persistente mielodepressione
  • Pazienti con marcata mielodepressione indotta da precedenti trattamenti con altri farmaci antineoplastici o radioterapia nell'area pericardiaca mediastinica e/o che ricevono il trattamento medico con farmaci potenzialmente cardiotossici .
  • Pazienti trattati con dosi cumulative massime di epirubicina e/o altre antracicline (es. doxorubicina o daunorubicina) e antracendioni .
  • Pazienti con compromissione cardiaca e infarto miocardico in atto o pregressi.
  • Pazienti con infezioni sistemiche acute.
  • Compromissione epatica grave.
  • Aritmia grave
  • Angina pectoris instabile
  • Miocardiopatia.
L'epirubicina è controindicata per la somministrazione endovescicale in caso di:

  • Infezioni delle vie urinarie.
  • Tumori invasivi che penetrano nella vescica.
  • Problemi di cateterizzazione.
  • Infiammazione della vescica.
  • Ematuria.



AVVERTENZE E PRECAUZIONI D'USO



Cosa serve sapere prima di prendere Epirubicina AHCL 2 mg/ml soluz. iniett. e per inf. 1 flaconcino 100 ml

Generali

L'epirubicina deve essere somministrata solo sotto la supervisione di un medico qualificato esperto nell'impiego di terapia citotossica. Per la gestione della terapia e delle possibili complicanze dovute alla mielodepressione devono essere prontamente disponibili servizi diagnostici e terapeutici, particolarmente dopo il trattamento con dosi alte di epirubicina.

I pazienti devono riprendersi dalle tossicità acute (ad esempio stomatite, neutropenia, trombocitopenia, e infezioni generalizzate) del precedente trattamento citotossico prima di iniziare il trattamento con l'epirubicina.

Durante il trattamento con alte dosi di epirubicina (ad esempio, ≥ 90 mg/m2 ogni 3 o 4 settimane) che provoca eventi avversi generalmente simili a quelli osservati a dosi standard (<90 mg/m2 ogni 3 o 4 settimane), la gravità di neutropenia e stomatite/mucosite potrebbe essere aumenta. Il trattamento con dosi elevate di epirubicina richiede una particolare attenzione per le possibili complicazioni cliniche dovute a profonda mielodepressione.

Funzione cardiaca - La cardiotossicità è un rischio del trattamento con antracicline che si può manifestare con eventi immediati (cioè, acuti) o tardivi (cioè, ritardati).

Eventi immediati (cioè, acuti). La cardiotossicità immediata dell'epirubicina consiste principalmente in tachicardia sinusale e/o alterazioni del tracciato dell'elettrocardiogramma (ECG) come alterazioni non specifiche del tratto ST-T. Sono stati inoltre segnalati tachiaritmie, incluse contrazioni ventricolari premature, tachicardia ventricolare e bradicardia, oltre a blocco atrioventricolare e blocco di branca. In genere questi effetti non predicono lo sviluppo successivo di cardiotossicità ritardata, sono raramente di importanza clinica e non sono generalmente una considerazione per l'interruzione del trattamento con l'epirubicina.

Eventi tardivi (cioè ritardati) – Generalmente la cardiotossicità ritardata si sviluppa tardi nel corso della terapia con l'epirubicina o entro 2-3 mesi dalla fine del trattamento, ma sono stati anche segnali eventi che si manifestano più tardi (da diversi mesi a anni dopo il completamento del trattamento). La cardiomiopatia ritardata si manifesta mediante una ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra (FEVS) e/o segni e sintomi di insufficienza cardiaca congestizia (ICC), quali dispnea, edema polmonare, edema dipendente, cardiomegalia e epatomegalia, oliguria, asciti, versamento pleurico e ritmo di galoppo. L'ICC potenzialmente fatale rappresenta la forma più grave di cardiomiopatia indotta da antracicline e rappresenta la tossicità che limita le dosi cumulative del farmaco.

Il rischio di sviluppare ICC aumenta rapidamente con l'aumento delle dosi cumulative totali di epirubicina superiori a 900 mg/m2, questa dose cumulativa deve essere superata solo con estrema cautela .

La funzione cardiaca deve essere valutata prima che i pazienti siano sottoposti al trattamento con l'epirubicina e deve essere monitorata durante tutta la terapia per minimizzare il rischio di una grave compromissione cardiaca. Tale rischio può essere ridotto con un monitoraggio regolare della FEVS durante il trattamento con immediata interruzione dell'epirubicina al comparire del primo segno di compromissione della funzione. Il metodo quantitativo idoneo al controllo regolare della funzione cardiaca (valutazione della FEVS) comprende l'angioscintigrafia MUGA o l'ecocardiografia (ECO). La valutazione della funzione cardiaca al basale con un elettrocardiogramma (ECG) o un'angioscintigrafia MUGA scan o un'ECO è consigliata, soprattutto nei pazienti con fattori di rischio per una maggiore cardiotossicità. La valutazione ripetuta della FEVS con l'angioscintigrafia MUGA o l'ecocardiografia, deve essere effettuata soprattutto con dosi cumulative più alte di antraciclina. La tecnica impiegata per l'accertamento deve essere coerente durante tutto il periodo di follow-up.

Dato il rischio di cardiomiopatia, una dose cumulativa di 900 mg/m2 di epirubicina deve essere superata soltanto con estrema cautela.

I fattori di rischio per la tossicità cardiaca comprendono una malattia cardiovascolare in atto o silente, una terapia radiante precedente o concomitante sull'area mediastinica/pericardica, una precedente terapia con altre antracicline o antracendioni, e l'uso concomitante di altri farmaci che possono sopprimere la contrattilità cardiaca o di farmaci cardiotossici (ad es. trastuzumab) .

Il monitoraggio della funzione cardiaca deve essere particolarmente stretto nei pazienti che ricevono alte dosi cumulative e in quelli con fattori di rischio. Tuttavia, la cardiotossicità con l'epirubicina si può verificare a basse dosi cumulative anche se sono presenti o meno fattori di rischio cardiaco. È probabile che la tossicità dell'epirubicina e di altre antracicline o antracendioni sia additiva.

Tossicità ematologica Come con altri farmaci citotossici, l'epirubicina può indurre la mielodepressione. I profili ematologici devono essere valutati prima e durante ogni ciclo di terapia con l'epirubicina, compresa la conta differenziale dei globuli bianchi (GB). La tossicità ematologica dell'epirubicina si manifesta prevalentemente con leucopenia e/o granulocitopenia (neutropenia) reversibili e dose-dipendenti, che rappresentano le manifestazioni più comuni di tossicità dose-limitante di questo farmaco. La leucopenia e la neutropenia sono più gravi con i regimi a dosi elevate, e raggiungono il nadir nella maggior parte dei casi tra 10 e 14 giorni successivi alla somministrazione del farmaco; questo effetto è normalmente transitorio e le conte dei GB/neutrofili ritornano ai valori normali nella maggior parte dei casi entro il 21° giorno. Possono anche insorgere trombocitopenia e anemia. Le conseguenze cliniche della mielodepressione grave comprendono febbre, infezione, sepsi/setticemia, shock settico, emorragia, ipossia tissutale o morte.

Leucemia secondaria – È stata segnalata leucemia secondaria, con o senza fase preleucemica, nei pazienti trattati con antracicline, inclusa l'epirubicina. La leucemia secondaria è più comune quando questi farmaci vengono somministrati in associazione con agenti antineoplastici che danneggiano il DNA, in associazione con la radioterapia, quando i pazienti sono stati pesantemente pretrattati con farmaci citotossici, o quando le dosi delle antracicline sono state aumentate. Queste leucemie possono avere un periodo di latenza che varia da 1 a 3 anni (Vedere paragrafo (qui non riportato) 5.1).

Gastrointestinali – L'epirubicina è emetogena. La mucosite/stomatite insorge in genere presto dopo la somministrazione del farmaco e, se grave, può progredire nel corso di alcuni giorni a ulcerazioni mucosali. La maggior parte dei pazienti si riprende da questo evento avverso entro la terza settimana di terapia.

Funzionalità epatica - La principale via di eliminazione dell'epirubicina è il sistema epatobiliare. La bilirubina sierica totale e i livelli di AST devono essere valutati prima e durante il trattamento con l'epirubicina. I pazienti con elevati livelli di bilirubina o AST possono evidenziare una più lenta clearance del farmaco con un aumento della tossicità globale. Dosi più basse sono raccomandate in questi pazienti . I pazienti con compromissione epatica grave non devono ricevere l'epirubicina .

Funzione renale - La creatinina sierica deve essere valutata prima e durante la terapia. L'aggiustamento del dosaggio è necessario nei pazienti con creatinina sierica > 5 mg/dl .

Effetti al sito di iniezione - Flebosclerosi può derivare da una iniezione in un piccolo vaso o iniezioni ripetute nella stessa vena. Seguendo le procedure di somministrazione raccomandate si può minimizzare il rischio di flebite/tromboflebite al sito di iniezione .

Stravaso - Lo stravaso di epirubicina dalla vena durante l'iniezione intravenosa può causare dolore locale, gravi lesioni del tessuto (vescicazione, grave cellulite) e necrosi. In caso di segni o sintomi da stravaso durante la somministrazione endovenosa di epirubicina, l'infusione del farmaco deve essere immediatamente interrotta. Il dolore del paziente può essere alleviato da raffreddamento della zona e mantenendola fresca per 24 ore. Il paziente deve essere strettamente monitorato durante il successivo periodo di tempo, dato che si può verificare necrosi dopo parecchie settimane dopo che si è verificato stravaso, un chirurgo plastico deve essere consultato al fine di una possibile escissione.

Altro - Come con altri agenti citotossici, tromboflebiti e fenomeni tromboembolici, inclusa l'embolia polmonare (in alcuni casi fatali), sono stati casualmente riportati con l'uso di epirubicina.

Sindrome da lisi tumorale – L'epirubicina può indurre iperuricemia a causa dell'esteso catabolismo delle purine associato alla rapida lisi delle cellule neoplastiche indotta dal farmaco (sindrome da lisi tumorale). I livelli ematici di acido urico, potassio, calcio fosfato e creatinina devono essere valutati dopo l'inizio del trattamento. L'idratazione, l'alcalinizzazione delle urine e la profilassi con allopurinolo per prevenire l'iperuricemia possono minimizzare le potenziali complicanze della sindrome da lisi tumorale.

Effetti immunosoppressivi/aumento della suscettibilità alle infezioni – La somministrazione di vaccini vivi o vivi attenuati in pazienti immunocompromessi dagli agenti chemioterapici, inclusa l'epirubicina, può provocare infezioni gravi o fatali .

Sistema riproduttivo: l'epirubicina può causare genotossicità. Uomini e donne trattati con l'epirubicina devono adottare opportune misure contraccettive. I pazienti che desiderano avere figli dopo il completamento della terapia devono essere avvisati di ottenere consulenza genetica, se appropriata e disponibile

Avvertenze e precauzioni aggiuntive per altre vie di somministrazione.

Via di somministrazione endovescicale – La somministrazione di epirubicina può dar luogo a sintomi di cistite chimica (quali disuria, poliuria, nicturia, stranguria, ematuria, disagio della vescica, necrosi della parete vescicale) e costrizione della vescica. Particolare attenzione è richiesta per i problemi legati alla cateterizzazione (ad es. l'ostruzione uretrale dovuta a grossi tumori endovescicali).

Via di somministrazione endoarteriosa – La somministrazione endoarteriosa dell'epirubicina (embolizzazione arteriosa transcatetere per le terapie localizzate o regionali del carcinoma epatocellulare primario o delle metastasi epatiche) può produrre (oltre alla tossicità sistemica qualitativamente simile a quella osservata dopo la somministrazione endovenosa dell'epirubicina) eventi localizzati o regionali, comprendenti ulcere gastro-duodenali (probabilmente dovute al reflusso dei farmaci nell'arteria gastrica) e restringimento dei dotti biliari a causa di colangite sclerosante indotta da farmaci. Questa via di somministrazione può avere come conseguenza la necrosi estesa del tessuto perfuso.


INTERAZIONI



Quali farmaci o principi attivi possono interagire con l'effetto di Epirubicina AHCL 2 mg/ml soluz. iniett. e per inf. 1 flaconcino 100 ml

L'epirubicina è principalmente usata in associazione con altri agenti antitumorali. La tossicità additiva può verificarsi specialmente a carico di midollo osseo/effetti ematologici e gastrointestinali . L'uso di epirubicina in combinazione chemioterapica con altri farmaci potenzialmente cardiotossici, come l'uso concomitante di altri composti cardioattivi (ad esempio bloccanti del canale del calcio), richiede il monitoraggio della funzione cardiaca durante il trattamento.

L'epirubicina è ampiamente metabolizzata dal fegato. Cambiamenti nella funzione epatica indotti da terapie concomitanti possono incidere sul metabolismo, sulla farmacocinetica, efficacia terapeutica e/o tossicità .

Le antraciciline inclusa l'epirubicina non devono essere somministrate in combinazione con altri agenti cardiotossici a meno che la funzione cardiaca del paziente sia strettamente monitorata. I pazienti che ricevono antracicline dopo l'interruzione del trattamento con altri agenti cardiotossici, soprattutto quelli con lunga emivita come trastuzumab, possono inoltre sviluppare un maggiore rischio di cardiotossicità. L'emivita di trastuzumab è di circa 28,5 giorni e può persistere nel sistema circolatorio per un massimo di 24 settimane. Pertanto, i medici devono evitare una terapia a base di antracicline fino a 24 settimane dopo la fine del trastuzumab quando possibile. Se vengono utilizzate antracicline prima di questo tempo, è raccomandato un attento monitoraggio della funzione cardiaca.

La vaccinazione con un vaccino vivo deve essere evitata nei pazienti che ricevono epirubicina. È possibile somministrare i vaccini uccisi o inattivati, tuttavia la risposta a questi vaccini potrebbe essere ridotta.

La cimetidina 400 mg due volte al giorno, somministrata prima dell'epirubicina 100 mg/m2 ogni 3 settimane, ha dato luogo a un aumento del 50% dell'AUC dell'epirubicina e un aumento del 41% dell'AUC dell'epirubicinolo (quest'ultima p<0,05). L'AUC del 7-desossi-doxorubicinolo aglicone e il flusso ematico epatico non sono stati ridotti, e di conseguenza i risultati non sono imputabili alla ridotta attività del citocromo P-450. L'epirubicina usata in associazione con altri agenti citotossici può produrre mielotossicità additiva.

Quando somministrato prima dell'epirubicina, il paclitaxel può causare aumento delle concentrazioni plasmatiche dell'epirubicina immodificata e dei suoi metaboliti, questi ultimi, tuttavia, non sono tossici né attivi. La co-somministrazione di paclitaxel o docetaxel non ha influenzato la farmacocinetica dell'epirubicina quando l'epirubicina è stata somministrata prima dei taxani.

Questa combinazione può essere utilizzata se si utilizza una somministrazione scaglionata tra i due agenti. L'infusione di epirubicina e paclitaxel deve essere eseguita con almeno un intervallo di 24 ore tra i due agenti.

Il dexverapamil può modificare la farmacocinetica dell'epirubicina e possibilmente aumentarne gli effetti depressivi sul midollo osseo.

Uno studio ha trovato che, quando viene somministrato immediatamente dopo l'epirubicina, il docetaxel può aumentare le concentrazioni plasmatiche dei metaboliti dell'epirubicina.

La chinina può accelerare la distribuzione iniziale dell'epirubicina dal sangue ai tessuti e può influire sulla ripartizione dell'epirubicina nei globuli rossi.

La co-somministrazione di interferone α2-b può causare una riduzione sia dell'emivita terminale di eliminazione che della clearance totale di epirubicina.

La possibilità di un marcato disturbo della ematopoiesi deve essere considerata con un (pre-) trattamento con agenti che influiscono sul midollo osseo (come farmaci citostatici, sulfamidici, cloramfenicolo, difenilidantoina, derivati amidopirinici, agenti antiretrovirali).


SOVRADOSAGGIO



Cosa fare se avete preso una dose eccessiva di Epirubicina AHCL 2 mg/ml soluz. iniett. e per inf. 1 flaconcino 100 ml

Un acuto sovradosaggio di epirubicina può causare severa mielodepressione (per lo più leucopenia e trombocitopenia), effetti tossici gastrointestinali (principalmente mucosite) e complicazioni cardiache acute. Insufficienza cardiaca latente è stata osservata con antracicline da diversi mesi a anni dopo il completamento del trattamento . I pazienti devono essere attentamente monitorati. Se si verificano segni di insufficienza cardiaca, i pazienti devono essere trattati secondo le linee guida convenzionali.

Trattamento

Sintimatico: Il trattamento deve avere lo scopo di supportare il paziente durante questo periodo, deve impiegare misure come trasfusioni di sangue e procedure di isolamento inverso. Con le antracicline è stata osservata insufficienza cardiaca tardiva fino a 6 mesi dopo il sovradosaggio. I pazienti devono essere osservati attentamente e trattati secondo linee convenzionali, se insorgono segni di insufficienza cardiaca. L'epirubicina non è dializzabile.


EFFETTI INDESIDERATI



Quali sono gli effetti collaterali di Epirubicina AHCL 2 mg/ml soluz. iniett. e per inf. 1 flaconcino 100 ml

Frequenza stimata: molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1000, <1/100); raro (≥1/10.000, <1/1000); molto raro (<1/10.000) non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Più del 10% dei pazienti trattati può aspettarsi di sviluppare effetti indesiderati. Gli effetti indesiderati più comuni sono mielodepressione, effetti collaterali gastrointestinali, anoressia, alopecia, infezioni.

Infezioni e infestazioni

Comune: Infezioni

Non nota: polmonite, sepsi e shock settico possono verificarsi a causa della mielodepressione.

Tumori benigni, maligni e non specificati (cisti e polipi compresi)

Raro: Leucemia linfatica acuta, leucemia mieloide acuta secondaria con o senza fase pre-leucemica in pazienti trattati con l'epirubicina in combinazione con agenti antineoplastici che danneggiano il DNA. Queste leucemie hanno breve (1-3 anni) latenza.

Patologie del sistema emolinfopoietico

Molto comune: Mielodepressione* (leucopenia, granulocitopenia e neutropenia, anemia e neutropenia febbrile).

Non comune: Trombocitopenia.

Non nota: emorragia e ipossia tissutale come risultato della mielodepressione.

* Dosi elevate di epirubicina sono state somministrate in modo sicuro in un grande numero di pazienti non sottoposti a trattamento aventi diversi tumori solidi e hanno causato eventi avversi che non sono differenti da quelli osservati a dosi convenzionali con l'eccezione di neutropenia grave reversibile (<500 neutrofili/mm3 per <7 giorni) avvenuta nella maggior parte dei pazienti. Solo pochi pazienti hanno richiesto il ricovero ospedaliero e terapia di supporto per gravi complicanze infettive a dosi elevate.

Disturbi del sistema immunitario

Raro: anafilassi.

Distrurbi del metabolismo e della nutrizione

Comune: anoressia, disidratazione.

Raro: iperuricemia (a seguito della rapida lisi delle cellule neoplastiche) .

Patologie del sistema nervoso

Raro: capogiri

Disturbi della vista

Non nota: congiuntivite, cheratite

Patologie cardiache

Raro: cardiotossicità (ECG), tachicardia, aritmia, cardiomiopatia, insufficienza cardiaca congestizia (dispnea, edema, fegato ingrossato, ascite, edema polmonare, effusione pleurica, ritmo di galoppo), tachicardia ventricolare, bradicardia, blocco atrioventricolare (AV) .

Patologie vascolari

Comune: vampate di calore.

Non comune: flebite, tromboflebite.

Non nota: shock. Si sono verificati casi coincidenti di eventi tromboembolici (in casi isolati con esito fatale).

Patologie gastrointestinali

Comune: la mucosite può insorgere 5-10 giorni dopo l'inizio del trattamento e comporta in genere stomatite con aree di erosioni dolenti, ulcerazione ed emorragie, per lo più lungo i lati della lingua e nella mucosa sublinguale, esofagite, vomito, diarrea, nausea.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Molto comune: alopecia

Raro: orticaria

Non nota: tossicità locale, eruzione cutanea, prurito, alterazioni cutanee, eritema, vampate, iperpigmentazione della pelle e delle unghie, fotosensibilità, ipersensibilità alla pelle irradiata (reazione da richiamo di radiazioni)

Patologie renali e urinarie

Molto comune: colorazione rossa delle urine per 1 o 2 giorni dopo la somministrazione

Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella

Raro: Amenorrea, azoospermia.

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Comune: arrossamento lungo la vena di infusione. Possono verificarsi flebosclerosi, dolore locale e necrosi tissutale (a seguito di accidentale iniezione paravenosa).

Rare: Febbre, brividi, iperpiressia, malessere, astenia, debolezza.

Esami diagnostici

Raro: Aumento dei livelli di transaminasi.

Non nota: calo asintomatico nella frazione di eiezione ventricolare sinistra

Traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura

Comune: cistite chimica, in alcuni casi emorragica, si osserva in seguito a somministrazione intravescicale .

La somministrazione intravescicale:

Poiché solo una piccola quantità di principio attivo viene riassorbito dopo instillazione intravescicale, gravi reazioni avverse sistemiche e reazioni allergiche sono rare. Sono comunemente segnalate reazioni locali come sensazione di bruciore e il frequente svuotamento (pollakiuria). Sono state segnalate occasionali cistite batterica o chimica . Queste reazioni avverse sono per lo più reversibili.


CONSERVAZIONE



Conservare in frigorifero (2°C–8°C). Non congelare.

Conservare il flaconcino nel cartone esterno per tenerlo al riparo dalla luce.

Per la conservazione dopo la diluizione, vedere paragrafo (qui non riportato) 6.3.


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