La disfagia

26 novembre 2020

La disfagia


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La disfagia è l'alterazione di una o più fasi della deglutizione di alimenti solidi e/o liquidi. È frequente negli anziani (ne soffre il 45% dei pazienti con età >75 anni).

Può manifestarsi con diversi livelli di gravità, potendosi presentare come un disturbo moderato e limitato nel tempo, fino ad una totale incapacità di deglutire. Si tratta di un disagio pericoloso, che condiziona negativamente la qualità di vita, determina ansia e senso di inadeguatezza e di isolamento della persona già provata da uno stato di malattia.

Riduce inoltre l'interesse per il cibo (nei casi estremi fino al rifiuto), causando malnutrizione e disidratazione. Incrementa infine il rischio di infezioni delle vie aree dovute ad aspirazione. La disfagia può essere esofagea o oro-faringea. In entrambi i casi può essere dovuta a cause funzionali o meccanico-strutturali. Caratteristiche tipiche della disfagia di origine esofagea sono: difficoltà tipicamente specifica per i solidi fino a gradi avanzati del disturbo, dolore toracico (a volte notturno o non associato al pasto) e rigurgito (durante o fra i pasti).

Tipici della disfagia orofaringea sono invece: inizio della deglutizione ritardato o assente, rigurgito retro-nasale alla deglutizione o fuoriuscita di liquidi dal naso, tosse alla deglutizione, deglutizioni ripetute per liberare completamente l'ipofaringe dal cibo. I sintomi riferiti da paziente e care-giver sono aspecifici e molto variegati. Si va dal "fastidio" nell'ingoiare il cibo al "nodo alla gola", alla necessità di schiarire la voce, fino ad un tempo di alimentazione eccessivamente prolungato, con residui di cibo che permangono nella bocca dopo il pasto.

Il rigurgito può essere dovuto ad un diverticolo esofageo; la raucedine fa sospettare un cancro del laringe; la presenza di masse al collo è suggestiva di neoplasia (ad es., tumore della tiroide); stomatite e glossite possono associarsi a membrane esofagee (sindrome di Plummer Vinson, gravi carenze di ferro, celiachia, patologia bollosa della cute); fenomeno di Raynaud e segni di alterazioni cutanee possono ricondurre a patologie sistemiche autoimmuni.

Fonte:

GUARDIA MEDICA
La Continuità Assistenziale in Medicina Generale

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