#coronavirus. Il plasma iperimmune riduce la mortalità secondo uno studio pilota del San Matteo di Pavia

16 maggio 2020

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#coronavirus. Il plasma iperimmune riduce la mortalità secondo uno studio pilota del San Matteo di Pavia


Il plasma iperimmune si è rivelato efficace nel ridurre la mortalità nei pazienti Covid-19, in uno studio pilota, dal titolo 'Plasma da donatori dalla malattia da nuovo Coronavirus 2019 (Covid-19) come terapia per i pazienti critici affetti da Covid-19'. Questa prima fase di sperimentazione è stata condotta dal 17 marzo 2020, dal Policlinico San Matteo di Pavia e dall'Ospedale Carlo Poma di Mantova, e si è conclusa l'8 maggio.


Plasma di pazienti convalescenti


«L'idea di effettuare questo studio» ha spiegato Carlo Nicora, Direttore generale del Policlinico San Matteo di Pavia «è nata nella prima decade di marzo, tra la seconda e la terza settimana in cui il Covid-19 era presente in Lombardia. Infatti, nella prima decade di marzo quando è stato scritto il protocollo di studio, il Ministero della Salute Italiano il giorno 9 segnalava 8.514 persone positive, di cui il 59,2% ricoverati con sintomi, il 10,3% ricoverati in terapia intensiva; il 30,5% in isolamento domiciliare, il 9,9% guariti». È proprio con questa quota di guariti che hanno potuto impostare il trattamento con plasma ottenuto da soggetti guariti per studiare l'effetto dell'immunizzazione passiva somministrando anticorpi specifici contro coronavirus.

«Il nostro primo obiettivo era verificare se la terapia con plasma iperimmune riducesse la perdita di vite umane» ha spiegato Fausto Baldanti, virologo del San Matteo di Pavia. «la mortalità dei pazienti in terapia intensiva era tra il 13 e il 20%; abbiamo sperimentato che, utilizzando la nostra tecnica, la mortalità si è ridotta al 6%. In altre parole da un decesso atteso ogni 6 pazienti, si è verificato un decesso ogni 16 pazienti. Contemporaneamente constatavamo - ha aggiunto - che i parametri erano migliorati al termine della prima settimana, così come la polmonite bilaterale, calata in maniera drastica».


Una tecnica utilizzata anche per Ebola


Per ottenere questo risultato è stato utilizzato il plasma donato da soggetti convalescenti o appena guariti. Questa tecnica è già stata utilizzata per la terapia di varie malattie infettive, fin dall'inizio del secolo scorso, ma ha ricevuto un crescente interesse nella terapia della MERS (Middle East Respiratory Syndrome da coronavirus), nella influenza aviaria (H1N1 e H5N1), nella SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) e nella infezione da Ebola.

In base a quanto evidenziato dalla letteratura scientifica, «l'uso di plasma da donatori convalescenti» ha spiegato ancora Nicora «potrebbe avere un ruolo terapeutico, senza gravi eventi avversi nei pazienti critici affetti da COVID-19; la possibilità di disporre di donatori locali offre il valore aggiunto di dare una immunità specifica acquisita contro l'agente infettivo proprio del ceppo locale, in considerazione del fatto che in altre aree il ceppo potrebbe essere differente; la possibilità di raccogliere il plasma mediante procedura di plasmaferesi con rapidità ed efficacia, mettendolo immediatamente a disposizione del paziente che ne abbia necessità, rappresenta in questo momento una possibilità terapeutica ulteriore» .


Anticorpi neutralizzanti

Quali sono stati i passaggi più tecnici relativi alla cosiddetta 'immunizzazione passiva', cioè la somministrazione di plasma che contiene anticorpi specifici contro il Coronavirus?

Prendendo il siero di pazienti che hanno superato l'infezione e aggiungendolo a colture cellulari in vitro, i ricercatori hanno osservato che il virus si fermava, evidenziando quindi, la presenza di anticorpi neutralizzanti. Il passo successivo è stato determinare il titolo, cioè la concentrazione di anticorpi sufficiente per neutralizzare il virus.

Dal paziente guarito vengono, dunque, prelevati, attraverso la plasmaferesi, circa 600ml di plasma, che permette di ottenere due dosi da 300ml per trattare due pazienti Covid-19. Quindi da un solo paziente convalescente si ottengono due dosi di plasma per le cure.


Studio pilota con 46 pazienti

Per lo studio pilota sono stati arruolati 46 pazienti, di più di 18 anni, con tampone positivo al Covid-19, e che evidenziassero distress respiratorio, ovvero difficoltà di respirazione tali da necessitare supporto di ossigeno o necessità di intubazione. Avevano inoltre una radiografia al torace positiva con presenza di polmonite interstiziale bilaterale.

I pazienti di questo studio sono stati trattati anche all'ospedale di Mantova. «Noi dobbiamo ringraziare l'Università di Pavia per il grandissimo lavoro scientifico che è stato fatto prima di cominciare la sperimentazione clinica» ha spiegato Raffaello Stradoni, Direttore Generale dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Mantova. «Quando sono arrivate le prime sacche da Pavia per i nostri clinici è stato un cambio di passo; la cosa che mi ha colpito, io ero in Unità di crisi, è stato vedere persone prima disperate perché non riuscivano a gestire i pazienti, avere finalmente un orizzonte di speranza».

Il protocollo utilizzato nello studio pilota è stato messo a disposizione anche ad un gruppo di ricercatori degli USA, che lo stanno utilizzando, dopo averlo adattato, in un trial esteso.


La Lombardia lancia la Banca del plasma iperimmune

La Lombardia ha deciso di costituire una banca del plasma: conservare il plasma iperimmune può essere utile per avere plasma disponibile per trattare i pazienti Covid-19 adesso o nei prossimi mesi, in attesa dello sviluppo di un farmaco efficace. Il San Matteo di Pavia definirà il Protocollo per la donazione, successivamente si inizierà con la raccolta del sangue e del plasma; i primi a essere contattati dalle Ats saranno i guariti. È necessario prelevare adesso il sangue dai pazienti guariti, perché la quantità di anticorpi è alta nei convalescenti, per poi diminuire con il passare delle settimane.

Avis inizierà la raccolta a partire dalle aree più colpite della Lombardia. L'idea è quella di estendere la sperimentazione su numero significativo di malati, in modo da provare il plasma come strumento di cura.



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