Perché lo stress fa male al cuore?

28 maggio 2014
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Perché lo stress fa male al cuore?


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Le emozioni sono strettamente legate alla salute del cuore. Questa convinzione popolare molto diffusa è stata oggi dimostrata anche a livello scientifico da un gruppo di ricercatori guidati da Peter Gianaros professore presso il dipartimento di psicologia dell'Università di Pittsburgh negli Stati Uniti. Dalle pagine della rivista Biological psychiatry, dove sono stati pubblicati i risultati della ricerca a stelle e strisce, si legge infatti che le aree del cervello che controllano le emozioni hanno un ruolo determinante di fronte allo stress o ad altre emozioni negative come rabbia, ansia o depressione. «È noto da tempo che questo tipo di emozioni aumenta il rischio di malattie cardiache, ma finora non erano chiari i meccanismi che regolavano questa relazione» spiega Gianaros, che assieme ai suoi colleghi è riuscito a far luce su alcuni aspetti di questo legame così stretto.

E per arrivare alle loro conclusioni, i ricercatori hanno valutato 150 adulti sani mentre cercavano di gestire le loro reazioni emotive davanti a immagini che potevano turbarli, controllandone anche i livelli di aterosclerosi - cioè il restringimento delle arterie - e i livelli di interleuchina6, una proteina presente nel sangue: tutti fattori che mettono a serio rischio la salute del cuore.

«Un alto livello di marcatori dell'infiammazione come l'interleuchina6 è importante per l'aumento di rischio di malattie cardiovascolari» precisa l'autore che poi descrive più in dettaglio i risultati ottenuti: «I partecipanti con un livello più alto di attività del cervello quando cercavano di controllare le emozioni negative, avevano anche valori più elevati di interleuchina6 e più segni di aterosclerosi». Secondo gli autori, i risultati di questo studio fanno quindi pensare che alla base del legame stress-problemi di cuore ci sia il cervello e in particolare il funzionamento di alcune sue regioni importanti per regolare le emozioni e l'infiammazione. «La prevenzione e i metodi di trattamento dei problemi cardiaci potrebbero essere quindi focalizzati sul cervello» conclude Gianaros.




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