Fibrillazione atriale: esagerare con i ritmi di lavoro può far male al cuore

24 luglio 2017
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Fibrillazione atriale: esagerare con i ritmi di lavoro può far male al cuore


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Esagerare con le ore lavoro rende esausti e crea problemi anche al cuore, per il quale risulta più probabile "perdere il ritmo" dando il via alla fibrillazione atriale. Lo spiegano i ricercatori guidati da Mika Kivimaki, professore di epidemiologia allo University college London, che hanno portato a termine uno studio per valutare il ruolo dello stress legato a un numero elevato di ore trascorse al lavoro con eventuali disturbi del ritmo cardiaco, le cosiddette aritmie.

«Studi precedenti hanno messo in luce il fatto che il rischio di ictus cresce quando le ore lavorative aumentano, ma non ci sono studi specifici sul legame tra ritmo di lavoro e fibrillazione atriale» esordisce sulla rivista European heart journal l'autore che assieme ai colleghi ha coinvolto nello studio poco più di 85mila uomini e donne di età media pari a 43,4 anni, tutti lavoratori e senza diagnosi di fibrillazione atriale.

All'inizio dello studio i ricercatori hanno raccolto per ciascun partecipante informazioni sull'attività lavorativa suddividendo i lavoratori in base al numero di ore di lavoro settimanali: meno di 35 ore, 35-40 ore, 41-48 ore, 49-54 ore e >55 ore. E dopo un periodo di osservazione durato 10 anni, le analisi hanno dimostrato che chi dedica al lavoro un numero di ore particolarmente elevato è a maggior rischio di fibrillazione atriale. «In particolare il rischio aumenta del 40 per cento circa per chi lavora 55 o più ore a settimana rispetto a chi invece ha un orario di lavoro più standard, compreso tra 35 e 40 ore a settimana» spiega Kivimaki che poi aggiunge: «E dato che la fibrillazione atriale è un fattore di rischio per l'ictus, questi dati potrebbero spiegare perché chi lavora troppo ha un rischio di ictus maggiore».

«Questi dati suggeriscono che lo stile di vita ha un ruolo nello sviluppo della fibrillazione atriale ma devono essere letti con cautela poiché dimostrano solo l'esistenza di un'associazione e non di un legame causa-effetto» commenta Apoor Patel, che si occupa dielettrofisiologia cardiaca al Northwell Health's Bass Heart Hospital di Manhasset, Stati Uniti.

Fonte: Eur Heart J ehx324. DOI: 10.1093/eurheartj/ehx324

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