Epilessia farmacoresistente: i benefici della musicoterapia

24 settembre 2018

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Epilessia farmacoresistente: i benefici della musicoterapia



Il team di specialisti neurologi del nuovo Centro di ricerca InVita dell'Istituto Serafico di Assisi ha presentato i risultati preliminari della seconda fase di indagine relativi allo studio sugli effetti benefici della musica nei soggetti con disabilità intellettiva grave, affetti da epilessia farmacoresistente.

Questo perché, nonostante vengano continuamente introdotti nella pratica clinica nuovi farmaci antiepilettici, la terapia farmacologica risulta ancora inefficace per un gran numero di soggetti, con percentuali che vanno dal 6 al 69%. Recenti studi hanno inoltre dimostrato che l'epilessia, in particolare quella farmacoresistente, si manifesta con una frequenza più elevata nei soggetti con disabilità intellettiva.


L’effetto Mozart


In relazione all'epilessia (che in Italia colpisce circa 500mila persone, con più di 30.000 nuovi casi accertati ogni anno) e nello specifico alla sua forma farmacoresistente, i risultati più significativi sono stati ottenuti ascoltando le note del celebre compositore. Si parla infatti di 'effetto Mozart', intendendo un cambiamento dell'attività neurofisiologica ed un incremento delle performance cognitive associate all'ascolto della sua musica. Le caratteristiche peculiari che la renderebbero capace di esercitare tali influenze sul cervello, sarebbero quelle di una periodicità a lungo termine (20-60 secondi) e della costante ripetizione di sequenze variate.

I risultati dell’indagine


«Che la musica abbia un impatto potente sul sistema nervoso è noto ormai da tempo e si è aggiudicata un ruolo indiscusso nella terapia delle patologie neuropsichiatriche», afferma il professor Elisei, direttore sanitario e coordinatore dello studio. «Nello specifico dell'epilessia farmacoresistente, attraverso l'analisi dell'elettroencefalogramma condotta confrontando lo spettro medio in frequenza prima, durante e dopo l'ascolto della musica di Mozart, abbiamo cercato di capire chi, dei pazienti presi in esame come campione di riferimento, rispondesse meglio, peggio o non rispondesse affatto alla terapia. Nessuno dei soggetti esaminati ha mostrato un aggravamento della condizione clinica, mentre metà di loro ha evidenziato una significativa riduzione (superiore al 50%) delle crisi epilettiche. In questi soggetti responders, infatti, si è potuta osservare la tendenza a ripristinare il ritmo alfa, in sostituzione dei ritmi lenti associati alla patologia. L'altra metà dei pazienti, invece, caratterizzata dalla maggiore gravità e più alta frequenza delle crisi, non ha dimostrato di rispondere al trattamento». In conclusione, Sandro Elisei sottolinea come l'ascolto della musica si confermi un'opzione terapeutica di cui chi soffre di epilessia farmacoresistente può usufruire, perché è un potente agente di neuroplasticità, capace di modificare le connessioni tra reti neuronali e di ripristinarne la corretta funzionalità.

Claudio Buono



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