Caldo e malattie croniche, come affrontarle in estate

10 luglio 2019

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Caldo e malattie croniche, come affrontarle in estate



I cambiamenti climatici tipici dell'estate, con caldo e afa, possono disturbare chi soffre di una malattia cronica, richiedendo aggiustamenti della terapia e una attenzione particolare nella conservazione dei farmaci.

In generale esporsi al sole è importante per contrastare l'osteoporosi, specie fra le 7 e le 11 del mattino quando il tipo di radiazione luminosa permette la produzione di vitamina D a livello della pelle che aiuta l'assorbimento di calcio nelle ossa, al mare e in montagna. Dannosa invece l'esposizione nelle ore calde, dalle 11.30 alle 16, perché si perdono liquidi senza accorgersene e i raggi solari dell'ora di pranzo bruciano e danneggiano la pelle, perdendo la loro funzione terapeutica.

Durante l'estate due disturbi molto diffusi possono peggiorare in maniera preoccupante: le emorroidi e la stipsi. In entrambi i casi sarebbe opportuno intraprendere misure profilattiche, soprattutto comportamentali basate su una maggiore idratazione, attività fisica ed eventualmente il supporto di integratori specifici per tutto il periodo estivo.

Ma attenzione alla pratica di sport, che in estate richiede alcune accortezze in più.

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Ipertensione arteriosa


Il caldo può contribuire a ridurre i valori pressori, ciò non deve autorizzare un'interruzione della terapia farmacologica in autonomia ma sotto controllo del proprio medico di famiglia, onde evitare crisi ipertensive di rimbalzo. Piuttosto occorre tenere in considerazione anche altri effetti del calore, quali la perdita di liquidi e di sali minerali indotte dalla forte sudorazione, e contrastarli con una adeguata reidratazione.
In caso di terapia antipertensiva anche con diuretici meglio avere con sé una scorta d'acqua di 2 o 3 litri da consumare nell'arco delle 24 ore. Sono sconsigliate le diete povere di sodio, proprio perché già con i diuretici cosiddetti "risparmiatori di potassio" si perdono tutti gli altri elettroliti con la diuresi e aumenta il rischio disidratazione.
Meglio poi bere la tradizionale acqua del rubinetto, ricca di minerali e sempre controllata, mentre sono da evitare le acque oligominerali e quelle povere di sali che non sono adatte per l'anziano. Attenzione anche agli integratori di potassio, non tutti ne hanno bisogno: chi usa antipertensivi potassio-risparmiatori rischia l'iperpotassiemia.

Controllare l'andamento della pressione arteriosa può essere difficile per  i pazienti con malattia di Parkinson di grado moderato o grave. I farmaci antiparkinsoniani  espongono il paziente a un maggior rischio di ipotensione  Attenzione anche al fatto che il tradizionale rischio di cadute è aggravato dalla disidratazione indotta dal caldo.

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Con il caldo, antipertensivi da rivedere


Diabete


Nei soggetti diabetici il caldo può peggiorare alcuni problemi: lo scarso controllo glicemico e l'uso di alcuni ipoglicemizzanti orali. Nei soggetti in cui la malattia non è ben controllata si ha poliuria e questa, abbinata alla perdita di liquidi dovuta al caldo estivo, peggiora il rischio di incorrere in una situazione di disidratazione,  ancora più pericolosa per chi è in cura con alcuni ipoglicemizzanti orali perché  alcuni farmaci possiedono una certa tossicità renale che ne risulterebbe aggravata; i pazienti in terapia con le insuline di ultima generazione invece corrono sicuramente meno rischi.

Terapie psichiatriche

Fare attenzione ai farmaci neurolettici, o ad altri farmaci psicotropi come le benzodiazepine che si usano come sonniferi o ansiolitici, perché tra i loro effetti c'è quello di ridurre lo stimolo della sete. La disidratazione riduce il volume dei liquidi circolanti, con conseguenze non precisamente quantificabili su tutte le terapie farmacologiche in corso, perché i farmaci viaggiano nel torrente sanguigno, nei liquidi extracellulari e intracellulari. Inoltre un cattivo stato di idratazione compromette la funzione renale, con squilibri elettrolitici e peggiora la naturale capacità di termoregolazione a livello cerebrale e periferico.

Disturbi della tiroide

Chi soffre d' ipotiroidismo (disfunzione in cui la tiroide "lavora" male e produce pochi ormoni) può, durante la stagione calda, trovare sollievo presso una località balneare. Al contrario, per chi è afflitto da ipertiroidismo, e quindi ha una ghiandola che genera troppi ormoni tiroidei, è preferibile una vacanza in montagna.

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L'estate aumenta i disagi di chi soffre di disfunzioni tiroidee


Insufficienza venosa degli arti inferiori

Chi soffre di insufficienza venosa agli arti inferiori, d'estate è più a rischio di sviluppare edema periferico e di incorrere in una flebite. Un buon metodo di prevenzione consiste «nell'inserire un rialzo a fondo letto, così da facilitare il ritorno venoso durante la notte. Agli anziani o ai flebopatici e ai soggetti più a rischio consigliamo anche di indossare un tipo di calza che si compra in farmacia con la prescrizione del medico.


Farmaci in estate, istruzioni per l'uso

L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) suggerisce ai cittadini un decalogo di consigli per evitare che caldo e sole incidano su integrità dei medicinali, compromettendone l'efficacia e esponendo a rischi per la salute.

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