Fibromi uterini: dai disturbi alla terapia

20 febbraio 2020

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Fibromi uterini: dai disturbi alla terapia


I fibromi uterini (leiomiomi o miomi) hanno origine dal tessuto muscolare dell'utero. Sono neoplasie benigne (è raro che diventino maligne) e si manifestano come masse solide costituite da tessuto fibroso e muscolare. Sono particolarmente diffusi nelle donne in età fertile: interessano una donna su tre over 35 ma l'incidenza è molto alta anche nella fascia 40-50 anni. La ragione di questo andamento va collegata alla produzione di estrogeni: i fibromi sono più frequenti quando l'ovaio, che produce gli estrogeni, è nel massimo della sua attività. Regrediscono infatti nella fase della menopausa quando questa produzione, tipica dell'età riproduttiva si riduce sensibilmente.

Le cause? La ricerca non ha ancora dato risposte certe a questo interrogativo. Si ritiene possano giocare un ruolo importante nella loro formazione la predisposizione genetica e una diversa risposta del copro (più ricettivo) alla sollecitazione esercitata dagli ormoni. Inoltre, la loro frequenza è più alta nelle donne in sovrappeso.

I sintomi dei fibromi uterini


La letteratura sui sintomi di queste neoformazioni è varia. Dipendono molto dal numero (singoli o multipli), dalla loro dimensione (da millimetri a pochi centimetri, fino a proporzioni importanti che vanno a interessare l'intero utero) e dalla posizione nell'utero (la più comune è quella sulla parete).

In relazione a tutti questi fattori possono anche essere asintomatici. Quando invece i disturbi si manifestano, si possono riassumere in:

L'esame che permette la loro scoperta, a seguito della visita ginecologica, è l'ecografia transvaginale e successivamente l'ecografia addominale. Lo sviluppo dei fibromi uterini è comunque abbastanza lento.


La terapia


Gli step di approccio al fibroma uterino  sono diversi. Se non provoca disturbi, può essere tenuto sotto controllo con visite periodiche dopo ogni 6-12 mesi. In caso di disturbi può essere prescritta una terapia farmacologica specifica che ha la funzione di ridurre la dimensione della neoformazione ma non di farla riassorbire completamente. È una terapia che aiuta anche a limitare l'entità dei disturbi.

Il terzo livello è quello dell'intervento chirurgico che si prospetta quando il fibroma supera i 5 centimetri e può dare luogo a complicanze. È prevista l'asportazione della massa attraverso due modalità principali che si distinguono per essere più o meno conservative. La scelta va fatta in relazione all'età della donna, alle dimensione del fibroma e alla consistenza dei disturbi. E si tratta della miomectomia che asporta il fibroma e dell'isterectomia che asporta parzialmente o interamente l'organo (viene preferita quando la donna non è più in età fertile).

Carla De Meo

Riferimenti bigliografici

Healy DL,Toward removing uterine fibroids without surgery: subcutaneous infusion of a luteinizing hormone-releasing hormone agonist commencing in the luteal phase, inJ Clin Endocrinol Metab, vol.63, 1921.


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