Infezioni correlate all’assistenza, al via la campagna #ALLEAMICI

22 dicembre 2020
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Infezioni correlate all’assistenza, al via la campagna #ALLEAMICI


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Ospedali, day-hospital/day-surgery, lungodegenze, ambulatori, assistenza domiciliare, strutture residenziali territoriali. Sono numerosi gli ambiti assistenziali entro i quali è possibile contrarre una infezione correlata all'assistenza (ICA).

In Italia, ogni anno, circa il 5-8% dei pazienti che si recano in ospedale o nei centri diagnostici contrae una infezione determinata da microrganismi resistenti agli antibiotici. Si tratta complessivamente di 450-700 mila casi: un paziente su 15 contrae un'infezione durante un ricovero ospedaliero, uno su 100, invece, durante le pratiche di assistenza domiciliare.

Oggi inoltre il 75% delle infezioni dovute al fenomeno della resistenza batterica è rappresentato dalle ICA; uno dei maggiori problemi che la sanità deve affrontare, e che diventa ancora più grave per i pazienti fragili e prevalentemente immunodepressi, come sono i pazienti affetti da Malattie Infiammatorie Croniche dell'Intestino (MICI).

Da qui la campagna di sensibilizzazione e prevenzione #ALLEAMICI, che si rivolge a quattro categorie: pazienti (immunodepressi, fragili e cronici) e Caregiver, professionisti della salute (Medici, Infermieri, ecc.); direttori sanitari e direttori generali; responsabili delle Istituzioni politiche e amministrative.

«La campagna contro le infezioni correlate all'assistenza di AMICI sensibilizzerà i cittadini attraverso un processo virtuoso che coinvolgerà tutti gli attori, con molteplici ricadute positive», afferma Salvo Leone, Direttore Generale AMICI Onlus e Presidente E.F.C.C.A. (European Federation of Crohn's and Ulcerative Colitis Associations). «La campagna prevede, tra le principali attività, lo sviluppo di materiali informativi per i pazienti, migliaia di opuscoli e locandine distribuite nei maggiori centri ospedalieri, la realizzazione della ricerca con il coinvolgimento dei medici, infermieri e dirigenti ospedalieri per ottenere il loro prezioso punto di vista sulla questione e la realizzazione di un documento esplicativo in cui si chiariscano quali informazioni deve fornire un Professionista della Sanità al paziente prima di effettuare una prestazione e quali procedure deve seguire al fine di limitare il rischio di ICA».

In Italia i pazienti affetti malattia di Crohn e colite ulcerosa sono circa 250 mila: il 13% di chi è costretto al ricovero, o a effettuare esami diagnostici, contrae ICA come infezioni urinarie e lesioni da ferite chirurgiche, polmoniti, epatiti B e sepsi. A causa di queste infezioni, circa la metà dei pazienti ricoverati subisce un prolungamento della degenza ospedaliera.

Attraverso corrette pratiche di prevenzione, che passano da rinnovati e adeguati protocolli, le ICA nel percorso assistenziale si potrebbero ridurre di circa il 50%, migliorando anche l'impatto economico sul SSN.

Ma una survey -promossa da Amici onlus- che ha coinvolto 2.542 pazienti con MICI, ha permesso di fotografare la gravità della carenza di indicazioni; un paziente su quattro non ha ricevuto alcuna informazione sulla prevenzione delle ICA prima del ricovero in ospedale o dell'esame diagnostico, mentre sei su dieci non risultano a conoscenza delle procedure di sicurezza per evitare contaminazioni.

Le infezioni hanno infine un notevole impatto socio-economico: si stima che in mancanza di una lotta mirata ed efficace che ostacoli le ICA, e l'ulteriore sviluppo e diffusione dell'antimicrobico-resistenza, a livello globale nel 20150 potrebbero verificarsi dieci milioni di decessi in più, rispetto a oggi, con un numero di decessi superiore a quello causato attualmente dal cancro e con un impatto negativo, secondo recenti stime del Fondo Monetario Internazionale, di circa il 3,5% sul PIL mondiale.

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