Epatite B e C: cosa sono, come si trasmettono e come proteggersi
Vaccini efficaci, test diagnostici accurati, terapie che guariscono l'epatite C e controllano l'epatite B. Gli strumenti per eliminare queste infezioni esistono già, ma nel mondo ci sono 287 milioni di persone che convivono con un'epatite B o C cronica. Solo nel 2024, 1,3 milioni sono morte per le complicanze che ne derivano. In Europa la situazione è migliore, ma cinque milioni di persone ne sono colpite, spesso senza saperlo. Il 28 luglio si celebra la Giornata mondiale dell'epatite, un'occasione per fare il punto su dove siamo, cosa manca e cosa ognuno può fare.
Cos'è l'epatite virale
L'epatite è un'infiammazione del fegato che può essere causata da alcol, farmaci e malattie autoimmuni, così come da diversi virus (A, B, C, D ed E). Le forme più preoccupanti dal punto di vista della salute pubblica sono l'epatite B e l'epatite C, perché possono diventare croniche e portare, nel tempo, a cirrosi epatica e tumore del fegato.
Epatite B. Si trasmette attraverso il sangue, i rapporti sessuali non protetti e da madre a figlio durante il parto. Esiste un vaccino efficace, incluso nel calendario vaccinale italiano fin dal 1991. Non esiste una cura definitiva, ma le terapie disponibili controllano l'infezione e prevengono le complicanze.
Epatite C. Si trasmette principalmente attraverso il sangue, in particolare attraverso l'uso di siringhe condivise. Non esiste ancora un vaccino, ma esistono terapie antivirali ad azione diretta che guariscono l'infezione in oltre il 95% dei casi, con poche settimane di trattamento.
La situazione in Europa: progressi reali, ma obiettivo 2030 a rischio
L'Europa negli ultimi decenni ha fatto passi avanti significativi. La trasmissione di epatite B da madre a figlio è scesa al di sotto del 2% nell'Unione Europea, grazie allo screening sistematico in gravidanza e alla vaccinazione. I casi di epatite B acuta sono in calo continuo dal 2006. Tra i giovani sotto i 25 anni, la quota di casi di epatite B acuta è scesa dall'11% nel 2015 all'8% nel 2024. Ma l'obiettivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) di eliminare l'epatite virale come minaccia per la salute pubblica entro il 2030 rimane fuori portata. Le lacune principali sono due.
La prima riguarda la vaccinazione: solo nove paesi su venticinque nell'Ue/See hanno raggiunto la copertura del 95% raccomandata dall'Oms per il vaccino contro l'epatite B. In alcuni paesi la copertura è addirittura diminuita negli ultimi anni.
La seconda riguarda la riduzione del danno per chi usa droghe per via iniettiva: l'uso di siringhe condivise è la principale via di trasmissione dell'epatite C con percorso noto. Misure come la distribuzione di siringhe sterili e i programmi di terapia sostitutiva sono efficaci, ma solo sette paesi raggiungono gli obiettivi Oms per la distribuzione di materiale sterile.
«Nessuno dovrebbe morire per una malattia prevenibile, diagnosticabile e trattabile», ha dichiarato Bruno Ciancio dell'ECDC. «Eppure milioni di europei vivono con un'epatite B o C cronica, spesso senza saperlo, con il rischio di sviluppare insufficienza epatica o tumore del fegato».
Il problema della diagnosi mancata
Uno degli aspetti più critici dell'epatite B e C è che spesso non dà sintomi evidenti per anni — o addirittura per decenni. Molte persone scoprono di essere infette solo quando il danno al fegato è già avanzato. Questo rende lo screening precoce fondamentale.
In Italia lo screening per l'epatite B in gravidanza è ormai consolidato. Per l'epatite C, i programmi di screening si stanno espandendo — è possibile chiedere il test al proprio medico di famiglia, soprattutto se si appartiene a categorie a rischio.
Cosa si può fare: le indicazioni dell'Oms
Il tema della Giornata mondiale dell'epatite 2026 è Hepatitis: Let's break it down, un invito a rimuovere le barriere che separano le persone dai servizi che possono salvar loro la vita.
Le indicazioni pratiche per il pubblico sono semplici e immediate: farsi testare per l'epatite B e C se non si conosce il proprio stato sierologico, vaccinarsi contro l'epatite B se non lo si è già fatto, informarsi e parlare con il proprio medico in caso di dubbi su test e trattamenti disponibili.
Chi è in gravidanza dovrebbe assicurarsi di essere sottoposta allo screening per l'epatite B, previsto di routine in Italia. Chi ha figli dovrebbe verificare che il ciclo vaccinale contro l'epatite B sia completo. Contribuire a ridurre lo stigma - evitando luoghi comuni e condividendo informazioni corrette -riguarda tutti, perché la paura del giudizio è ancora oggi uno dei principali ostacoli alla diagnosi.
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