Il bisturi ridà al cuore il suo vigore

17 giugno 2005
Aggiornamenti e focus

Il bisturi ridà al cuore il suo vigore



Tra le conseguenze dell'infarto, ma anche dell'ipertensione non controllata, c'è lo scompenso cardiaco. Si tratta di una malattia che, con il migliorare delle cure per l'infarto acuto, è destinata a diffondersi. Come recentemente spiegato dal dottor Lorenzo Menicanti, primario della II divisione di Cardiochirurgia del Policlinico San Donato di Milano : "In Italia lo scompenso è un fenomeno importante, con circa 600.000 pazienti affetti e con un'incidenza di un paziente ogni 1.000 abitanti. Se poi prendiamo in considerazione le persone anziane, allora l'incidenza è di una persona su 10 ultrasettantenni. Questo comporta costi sociali molto alti: si pensi che nel 1999 sono state un milione seicentomila le giornate di degenza per scompenso cardiaco. A causa di questa diffusione anche l'impatto economico sui sistemi sanitari è pesantissimo".

Una soluzione tecnicamente raffinata


Lo scompenso cardiaco è stato al centro di un convegno svoltosi a Milano e organizzato dallo stesso Policlinico San Donato in collaborazione con la Società Italiana di Cardiologia Ospedalità Accreditata, presieduta da Cesare Proto, l'Università dell'Ohio, il Centro Cardiotoracico di Monaco. Anche in questa occasione è emerso che la cura dello scompenso con mezzi farmacologici, malgrado l'arrivo di nuovi farmaci e schemi terapeutici non è migliorata, e rimane comunque infausta, perché nello scompenso il cuore, per compensare la diminuzione della sua capacità di espellere il sangue con la dovuta forza, cerca di aumentare la sua portata. In questo modo si ha una vera e propria deformazione del muscolo cardiaco, chiamata rimodellamento, che interessa l'area del ventricolo sinistro. A questo quadro può però porre rimedio la chirurgia, in particolare quando lo scompenso è secondario all'infarto. Uno degli interventi più efficaci è quello che viene effettuato anche al Policlinico San Donato e che Menicanti descrive così: "dopo la creazione dei by-pass aortocoronarici necessari per ripristinare un'adeguata circolazione sanguigna a livello coronarico, si pratica l'esclusione della zona dilatata del ventricolo sinistro. In questo modo il cuore riacquista una dimensione e una forma in pratica normali, migliorando in modo molto importante la sua funzione. Solo pochi centri al mondo si sono dedicati a questo tipo di chirurgia che evidentemente si presenta particolarmente delicata e che necessita di strutture adeguatamente addestrate".

Al via uno studio internazionale


L'équipe diretta dal dottor Menicanti vanta una grande esperienza a questo riguardo, e sono giunti a San Donato più di 180 chirurghi in massima parte statunitensi, ma anche europei ed asiatici, proprio per apprendere questa tecnica. A riconoscimento di questa grande esperienza, più di 1300 i pazienti operati, il dottor Menicanti sarà coinvolto nello "STICH Trial" (Surgical Treatement of Ischemic Heart Failure), uno studio che durerà tre anni e coinvolgerà 2.800 pazienti. E' il primo grande trial internazionale che mira a dimostrare in modo inequivocabile i vantaggi della chirurgia nei riguardi dello scompenso cardiaco. Nello studio i pazienti saranno divisi in tre gruppi: il primo sarà trattato con terapia medica, il secondo sarà sottoposto a by-pass aortocoronarico ed il terzo sarà operato di by-pass e rimodellamento ventricolare. Gli NIH (l'ente di ricerca pubblico statunitense) hanno stanziato per questo studio 45 milioni di dollari. Si tratta della più alta cifra mai investita in uno studio clinico ed è forse la prima volta che sono finanziati ospedali fuori degli USA per una ricerca clinica di tipo chirurgico. La direzione degli NIH ha stabilito un comitato chirurgico per l'addestramento e la certificazione dei chirurghi che parteciperanno a questo studio: la presidenza di questo comitato è stata affidata al dottor Robert Michler dell'università dell'Ohio e, appunto, al dottor Menicanti.

Gianluca Casponi

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