L'autodiagnosi non scopre la Candida

20 giugno 2008
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L'autodiagnosi non scopre la Candida


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Da circa dieci anni, in seguito all'autorizzazione della Food and Drug Administration (FDA), molti farmaci per la cura di micosi vaginali possono essere acquistate senza prescrizione medica. Le vendite sono ovviamente triplicate, ma sui risultati, in termini di salute ginecologica ci sono dubbi. Confermati da uno studio realizzato dai ricercatori dell'Università della Georgia.
Sono state intervistate, nelle farmacie in vari Stati americani, 95 donne mentre acquistavano farmaci da banco: il 33.7% ha dichiarato che lo stava facendo per curare una candidosi vaginale.
Da uno screening iniziale, nonostante la presenza di sintomi molto simili, è stato individuato un 20% affetto da infezioni miste, cioè micosi associata ad altri tipi di patologie, mentre più del 30% presentava problemi del tutto diversi legati alle comuni, ma poco note, vaginiti di origine batterica. Infine il 14% non aveva alcuna infezione.
La procedura più corretta, consigliata dai medici prevede un consulto medico e poi l'uso di un trattamento farmacologico, quando ciò non avviene secondo questa sequenza temporale si corre il rischio di curarsi inutilmente oppure di ritardare l'intervento sull'infezione in quanto non riconosciuta dalla paziente. La mancanza di cure può alterare l'acidità della vagina, creando un facile bersaglio per altri agenti infettanti, come il papilloma virus, che può causare condilomi e, se recidivante, cancro alla cervice.

L'esperienza insegna, ma non sempre


In molti casi capita che la paziente dopo il primo episodio di infezione, curata secondo le indicazioni del medico, sia in grado di riconoscere i sintomi di una recidiva, e, a seguito di un'attenta lettura del foglietto illustrativo del farmaco, possa usarlo correttamente per risolvere nuovamente il problema. Questo è anche il presupposto della FDA che giustifica la vendita di alcuni farmaci senza prescrizione medica. Ma i risultati indicano chiaramente che precedenti esperienze personali e un'attenta lettura dell'etichetta non aumentano la probabilità di diagnosticare in modo appropriato una candidosi.
La maggior parte delle donne che aveva fatto una diagnosi corretta aveva anche letto il foglietto, ma il caso opposto non si verificava, cioè non tutte le donne che avevano letto il foglietto erano riuscite a identificare correttamente il disturbo: il 10.5% aveva una delle tante infezioni vaginali e il 2.1% aveva una vaginite da Trichomonas sessualmente trasmessa.
Inoltre in quel 20%, affetto da infezioni miste, è probabile che, per quanto i farmaci siano ad ampio spettro, i sintomi persistano a causa della coesistenza di infezioni che richiedono valutazioni cliniche e di laboratorio, per avere una terapia adeguata. Infezioni con sintomatologie simili, come irritazione, prurito e secrezioni, contribuiscono a creare confusione sia tra i consumatori sia tra i medici.

Simona Zazzetta

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