Aggrastat

25 gennaio 2021

Aggrastat


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Cos'è Aggrastat (tirofiban cloridrato monoidrato)


Aggrastat è un farmaco a base di tirofiban cloridrato monoidrato, appartenente al gruppo terapeutico Antiaggreganti piastrinici. E' commercializzato in Italia da Correvio Italia S.r.l.

Confezioni e formulazioni di Aggrastat disponibili in commercio


Selezionare una delle seguenti confezioni di Aggrastat disponibili in commercio per accedere alla scheda completa, visualizzare il prezzo e scaricare il foglietto illustrativo (bugiardino):

A cosa serve Aggrastat e perchè si usa


Aggrastat è indicato per la prevenzione dell'infarto del miocardio precoce in pazienti adulti con sindrome coronarica acuta senza sovraslivellamento del tratto ST (NSTE-ACS) in cui l'ultimo episodio di dolore toracico si è manifestato nelle ultime 12 ore e con alterazioni all'ECG e/o incremento degli enzimi cardiaci.

I pazienti che più verosimilmente traggono beneficio dal trattamento con Aggrastat, sono quelli ad alto rischio per lo sviluppo di infarto miocardico entro i primi 3-4 giorni successivi all'inizio dei sintomi di angina acuta compresi, ad esempio, coloro che probabilmente saranno sottoposti a procedura di angioplastica coronarica precoce (PCI).

Aggrastat è anche indicato per la riduzione di eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti con infarto miocardico acuto con sovraslivellamento del tratto ST (STEMI) che devono essere sottoposti a PCI primario. (vedere paragrafi 4.2 e 5.1).

Aggrastat deve essere impiegato con acido acetilsalicilico (ASA) ed eparina non frazionata.

Controindicazioni: quando non dev'essere usato Aggrastat


Aggrastat è controindicato in pazienti ipersensibili al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti della preparazione elencati al paragrafo 6.1 o che hanno sviluppato trombocitopenia durante una precedente somministrazione di un antagonista del recettore GP IIb/IIIa.

Poiché l'inibizione dell'aggregazione piastrinica aumenta il rischio di sanguinamento, Aggrastat è controindicato in pazienti con:
  • ictus nei 30 giorni precedenti o anamnesi positiva per ictus emorragico;
  • anamnesi positiva per patologia intracranica (ad es. neoplasia, malformazione arterovenosa, aneurisma);
  • sanguinamento clinicamente rilevante in atto o recente (nei 30 giorni precedenti il trattamento) (ad es. sanguinamento gastrointestinale);
  • ipertensione maligna;
  • trauma rilevante o intervento di chirurgia maggiore nelle sei settimane precedenti;
  • trombocitopenia (conta piastrinica < 100.000/mm3), alterazioni della funzione piastrinica;
  • alterazioni della coagulazione [ad es. tempo di protrombina > 1,3 volte la norma o INR (International Normalized Ratio) > 1,5];
  • insufficienza epatica grave.

Aggrastat può essere usato durante la gravidanza e l'allattamento?


Gravidanza

I dati relativi all'uso di tirofiban cloridrato in donne in gravidanza non esistono o sono in numero limitato. Gli studi sugli animali non sono sufficienti a dimostrare una tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). Aggrastat non è raccomandato durante la gravidanza a meno che non sia chiaramente necessario.

Allattamento

Non è noto se tirofiban cloridrato sia escreto nel latte materno. Dati farmacodinamici/tossicologici disponibili in animali hanno mostrato l'escrezione di tirofiban cloridrato nel latte (per dettagli vedere paragrafo 5.3). Non è possibile escludere un rischio per il neonato. Deve essere presa la decisione se astenersi dall'allattamento o astenersi dalla terapia con Aggrastat tenendo in considerazione il beneficio dell'allattamento per il bambino e il beneficio della terapia per la donna.

Fertilità

In studi su ratti maschi e femmine trattati con differenti dosi di tirofiban cloridrato non si sono avuti effetti sulla fertilità e sulla capacità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3).

Tuttavia, gli studi sugli animali non sono sufficienti per trarre conclusioni circa la tossicità riproduttiva nell'uomo.

Patologie correlate:


Nota: Nel contenuto della scheda possono essere presenti dei riferimenti a paragrafi non riportati.

Fonte: CODIFA - L'informatore farmaceutico

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