Covid-19, stop di due settimane per gli atleti dopo risoluzione dei sintomi: le linee guida

26 giugno 2020
Indicazioni e comportamenti

Covid-19, stop di due settimane per gli atleti dopo risoluzione dei sintomi: le linee guida



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Per l'American College of Cardiology, la ripresa dello sport, e quindi il ritorno all'allenamento di atleti guariti dal Covid-19, pone diverse sfide. Esistono una serie di domande ancora senza risposta, tra cui la poca conoscenza sulla prevalenza di danno cardiaco in persone asintomatiche o con sintomi lievi e non ricoverate in ospedale. «Mentre si riconosce la necessità di disporre di dati robusti per guidare in modo efficiente il processo di ritorno allo sport, comprendiamo che sono necessarie anche raccomandazioni preliminari per l'atleta precedentemente infetto Covid-19» scrive Jonathan Kim.

Così, un articolo pubblicato sul Jama Cardiology, raccoglie una serie di considerazioni da parte di esperti di cardiologia dello sport. «Le raccomandazioni relative alla ripresa di un intenso allenamento fisico e alla competizione richiedono un'attenta valutazione della gravità dell'infezione precedente e della probabilità di coinvolgimento cardiovascolare. L'approccio fornito in questo Viewpoint ha lo scopo di aiutare i clinici in questo processo» scrivono Dermot Phelan, del Sanger Heart and Vascular Institute negli Stati Uniti, e colleghi nell'articolo, dove con un algoritmo vengono differenziati i casi e fornite indicazioni. Secondo gli autori, gli atleti agonisti e le persone molto attive con l'infezione dovrebbero evitare di fare esercizio per almeno due settimane dalla risoluzione dei sintomi.

La raccomandazione vale per coloro che hanno sviluppato sintomi lievi o moderati, ma anche chi è risultato positivo e rimasto asintomatico dovrebbe attendere due settimane prima di riprendere l'attività e seguire precise indicazioni. Si sottolinea la possibilità di danno cardiaco nei pazienti con Covid-19 e viene quindi suggerito ai guariti che vogliono riprendere l'allenamento, di effettuare valutazioni cardiovascolari in combinazione con imaging e biomarker cardiaci, e possibili test aggiuntivi. L'approccio proposto è di tipo conservativo e potrà essere modificato quando si saprà di più sulla prevalenza del danno cardiaco negli atleti non ricoverati in ospedale.


«Sottolineiamo la necessità fondamentale di estesi test di antigeni, sviluppo e diffusione di test di anticorpi e infine vaccinazione per prevenire la malattia. Questi importanti obiettivi di salute pubblica abbinati a rigorosa sorveglianza degli esiti clinici a lungo termine tra gli atleti saranno necessari per garantire il ritorno globale sicuro di una fiorente industria sportiva e atletica» si legge a conclusione dell'articolo.

Fonte: Doctor33

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