Vaccini, saltate coperture per 3 milioni di bambini a causa del Covid

31 luglio 2020
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Vaccini, saltate coperture per 3 milioni di bambini a causa del Covid



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Il coronavirus tra lo tsunami di ricadute negative che ha portato, ha causato anche un rinvio delle vaccinazioni. Almeno 3 milioni sono le iniezioni scudo saltate per colpa del Covid. Un arretrato da recuperare che rischia di mandare in tilt i servizi di prevenzione delle Asl se alle punture contro morbillo, varicella, rosolia, polio e pertosse si dovessero sommare altri 7 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale da inoculare ai piccoli da 6 mesi a 6 anni, come raccomanda la circolare da poco firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

A sottolineare il problema sono gli esperti del Nitag, il Nucleo strategico sulle immunizzazioni. Il presidente del gruppo Vittorio Demicheli, sulle pagine de La Stampa denuncia che la situazione «potrebbe essere di ostacolo alla somministrazione di vaccini fondamentali, come quelli contro morbillo, varicella e polio a vantaggio di quello antiinfluenzale, sul quale non esistono chiare evidenze scientifiche circa la capacità di impedire la diffusione dell'influenza tra gli adulti».

A ribadire il danno, è anche Rocco Russo, coordinatore tavolo tecnico sulla vaccinazione della Società italiana pediatria (Sip), che sul quotidiano torinese dichiara: «Durante il lockdown più di un bambino su tre ha saltato una vaccinazione, con percentuali che vanno dal 26% nel Centro Italia al 34 del Nord, fino a raggiungere il 40% al Sud. Il 15% ha saltato quelli obbligatori di esavalente e quadrivalente». Propone di recuperare il ritardo «potenziando i servizi delle Asl e organizzandoci per vaccinare i bambini a scuola», ma anche «come fanno in Svezia attrezzarci a somministrare i vaccini anche nei centri commerciali».

Il rinvio dei vaccini «nel 44% dei casi» è legato alla «paura del contagio - dichiara Russo - ma il resto degli appuntamenti mancati si deve al fatto che i centri vaccinali delle Asl sono rimasti chiusi, oppure hanno spostato gli appuntamenti. Allora - insiste - dobbiamo potenziarli prendendo altro personale, facendo contemporaneamente opera di persuasione affinché i genitori tornino in sicurezza a portare i loro bambini a vaccinarsi».

Ma immunizzandoli anche contro l'influenza non rischiamo l'ingorgo lasciandoli magari esposti a malattie più gravi come il morbillo? «Nessuna vaccinazione è inutile. Uno studio cinese pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature ha dimostrato con un modello matematico che il vaccino antinfluenzale sui piccoli nel 71% dei casi ha protetto anche gli adulti. E questo impedirebbe che in autunno i sintomi dell'influenza finiscano per confondersi con quelli del Covid, anche se è vero quello che dice il Nitag, che gli stessi sintomi li danno anche altri virus non influenzali. Ma potremmo sia recuperare le vaccinazioni arretrate che immunizzare contro l'influenza potenziando i servizi delle Asl e organizzandoci per vaccinare i bambini a scuola». Ripristinando anche il medico scolastico? «Non credo ce ne sia bisogno - conclude Russo - con una rete di pediatri convenzionato ogni 500 bambini. L'importante è avere nella scuola una figura che insegni a fare prevenzione. E magari come fanno in Svezia attrezzarci a somministrare i vaccini anche nei centri commerciali».

Immunizzare i più piccoli, ma anche i più grandi significa «reperire almeno 3 milioni di dosi per i più grandi e circa 7 milioni per i più piccoli, per i quali è necessario anche il richiamo. Quantitativi impossibili da trovare ora sul mercato», chiarisce il presidente del Nitag. Pur reperendo una dose così massiccia di vaccini, resta un altro problema. «La pandemia ancora in corso nel nostro Paese ha prodotto un significativo rallentamento della attività di prevenzione vaccinale ordinarie», rimarcano gli esperti nelle raccomandazioni approvate il 13 luglio scorso. Dove si afferma anche che «la situazione rende urgente e necessaria un'azione di recupero dei ritardi vaccinali» e ricordano che proprio per questo «l'Oms ha affermato l'inopportunità di avviare nuove campagne di vaccinazione in corso di pandemia».

E il paradosso è che «fare tutto questo per impedire che in autunno i sintomi dell'influenza si confondano con quelli del Covid, facendo prendere d'assalto studi medici e pronto soccorso - mette in chiaro ancora Demicheli - rischia di produrre l'effetto opposto. Perché in quel periodo girano molti altri virus con sintomi simili, come tosse raffreddore e febbre, solo che a quel punto chi è vaccinato contro l'influenza si convincerebbe ancor più di aver contratto il Covid, generando ancor più confusione di quella che si voleva evitare».

Fonte: Doctor33




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