Sonno: molte delle nostre convinzioni sono sbagliate

06 giugno 2019

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Sonno: molte delle nostre convinzioni sono sbagliate



Si pensa che nell'antichità si andasse a dormire al tramonto per svegliarsi all'alba, seguendo i ritmi della luce e delle stagioni. Ma forse non è proprio così.

Lo studio


Come era il sonno prima dell'avvento di luce elettrica e dispositivi elettronici, ritenuti causa delle difficoltà nel dormire e dei cambiamenti delle abitudini?
Per rispondere a questa domanda una ricerca, pubblicata sulla rivista Cell, ha esaminato i comportamenti di tre popolazioni preindustriali di Bolivia, Namibia e Tanzania e rilevato i parametri del sonno con dispositivi tecnologici specifici.
I parametri del sonno sono risultati simili nelle tre popolazioni, nonostante la differente localizzazione geografica. Questo suggerisce che le abitudini del sonno non siano il risultato di condizioni ambientali e culturali, ma siano invece legate alla fisiologia umana.

Il sonno di queste popolazioni, è risultato poi più simile a quello degli individui delle società industriali di quanto si supponesse. Emerge infatti che la durata del sonno è simile a quella delle popolazioni moderne, che la temperatura ambientale è il parametro che più influenza tempo e durata del sonno e che l'inizio del sonno non corrisponde al momento del tramonto.
Secondo evidenze storiche prima dell'era moderna le in Europa occidentale era diffuso un modello di sonno "bimodale", con due lunghi periodi intervallati da un'ora almeno di veglia. Questo modello non risulta presente nei nelle popolazioni equatoriali; probabilmente potrebbe essere stato una conseguenza delle lunghe notti invernali tipiche delle alte latitudini.

La sincronizzazione tra riduzione della temperatura ambientale durante la notte e il sonno, con il relativo calo di temperatura corporea, potrebbe essere il risultato di un'evoluzione volta a risparmiare energia, riducendo proprio la differenza tra la temperatura corporea e quella ambientale, e quindi anche la perdita di calore. In pratica essere attivi durante la notte, con basse temperature, sarebbe metabolicamente costoso.


I risultati


Lo studio ha esaminato i tempi, la durata  e la relazione del sonno con luce naturale, temperatura e stagionalità in tre società preindustriali dove sono assenti elettricità e riscaldamenti.
La  durata media del sonno è risultata compresa tra 5.7 e 7.1 ore.  Il sonno è influenzato dalla stagione, in media in inverno si dorme un'ora in più. Le variazioni nella durata del sonno sono collegate al momento di inizio del sonno, piuttosto che a quello del termine. In nessuna delle popolazioni esaminate  il momento del sonno coincide con quello del tramonto: in generale, anzi, questo avviene mediamente 3.3 ore dopo. Il risveglio avviene in genere prima dell'alba.

La luce è risultata uno dei principali fattori che determinano il sonno e il controllo del ritmo circadiano, in parte per l'effetto sul sistema di secrezione della melatonina. Contrariamente a quanto avviene nelle società moderne, dove si prolunga ben oltre il sorgere del sole, il sonno termina con il ritorno della luce.
Il sonno non risulta interrotto da risvegli e termina in corrispondenza del nadir della temperatura.

L'abitudine del sonnellino pomeridiano riguarda fino al 7% dei giorni invernali e fino al 22% di quelli estivi. I risvegli notturni sono infrequenti. Per quanto riguarda l' insonnia, dal momento che nel linguaggio di queste popolazioni non esiste un termine per indicarla i ricercatori hanno cercato di spiegare il concetto. Risulta che nel 5% dei casi vi sono difficoltà a prendere sonno, nel 9% difficoltà a mantenerlo. Una quota inferiore a un terzo afferma di soffrirne "regolarmente" ossia più di una volta all'anno. Percentuali molto diverse da quelle riscontrate nelle società moderne, dove il disturbo interessa dal 10% al 30% degli individui.

Stefania Cifani



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