Antibiotici e intestino: cosa succede al microbiota e come limitare i danni
Quando il medico prescrive un antibiotico, l'obiettivo è eliminare i batteri responsabili dell'infezione. Ma gli antibiotici non distinguono tra batteri "cattivi" e "buoni": colpiscono entrambi, alterando in modo significativo l'equilibrio della flora intestinale. Il risultato è la disbiosi, una riduzione della biodiversità microbica che può durare settimane dopo la fine della terapia. La conseguenza più nota è la diarrea, ma non è l'unica. La ricerca degli ultimi anni ha messo a fuoco un problema più profondo: durante e dopo la terapia antibiotica, l'intestino indebolito può diventare terreno fertile per la proliferazione di batteri opportunisti e resistenti. Un aspetto che ha spinto la comunità scientifica a riconsiderare quando e come usare i probiotici.
Cosa si intende per microbiota e disbiosi
Il microbiota intestinale è l'insieme di miliardi di microrganismi - batteri, funghi, virus - che vivono nell'intestino e svolgono funzioni essenziali per la salute: aiutano la digestione, producono vitamine, regolano il sistema immunitario e proteggono la mucosa intestinale da agenti patogeni.
Quando questo equilibrio viene alterato per effetto di farmaci, alimentazione scorretta, stress o malattie, si parla di disbiosi: una condizione in cui la biodiversità microbica si riduce e alcune specie batteriche prendono il sopravvento sulle altre. Gli antibiotici sono tra i principali fattori di disbiosi, proprio perché la loro azione non è selettiva: eliminano i batteri patogeni, ma danneggiano anche quelli benefici.
Cosa succede all'intestino durante una terapia antibiotica
L'effetto degli antibiotici sul microbiota è rapido e, in alcuni casi, profondo. Già nelle prime ore di terapia si registra una riduzione significativa della diversità batterica intestinale. Alcune specie, fondamentali per l'equilibrio della flora, subiscono un calo marcato.
Questo impoverimento ha una conseguenza importante: viene meno la cosiddetta "colonization resistance", cioè la capacità del microbiota sano di impedire l'insediamento e la proliferazione di microrganismi nocivi nel copro umano. Quando questa barriera si abbassa, batteri opportunisti possono espandersi e causare problemi.
Il problema della resistenza antibiotica
C'è un aspetto poco noto: durante la terapia antibiotica, nell'intestino si possono creare nicchie ecologiche favorevoli alla proliferazione di batteri portatori di geni di resistenza antibiotica. Il microbiota che si riforma dopo il trattamento, il cosiddetto "regrowth microbiota", può trasformarsi in un serbatoio di resistenze, contribuendo alla diffusione del fenomeno sia a livello individuale che collettivo.
È un problema che riguarda tutti, ma l'Italia in modo particolare. Il nostro Paese consuma antibiotici a un livello superiore del 10% rispetto alla media europea, e questa sovraesposizione si lega statisticamente a una maggiore incidenza di infezioni da batteri resistenti, con circa 11.000-12.000 decessi ogni anno.
Probiotici e antibiotici: quando assumerli e perché
La domanda più comune è: i probiotici servono davvero quando si prendono gli antibiotici? E quando è il momento giusto per assumerli?
L'uso di probiotici durante la terapia antibiotica consente di limitare la perdita di biodiversità microbica fin dall'inizio, riducendo le condizioni favorevoli alla proliferazione di batteri opportunisti. Gli studi hanno dimostrato che specifiche combinazioni di ceppi probiotici possono preservare la diversità del microbiota, ridurre la proliferazione di enterobatteri opportunisti e l'abbondanza dei geni di resistenza antibiotica nel microbiota intestinale rispetto al placebo. Un ruolo specifico è stato documentato per Saccharomyces boulardii, un lievito con proprietà probiotiche, capace di ridurre significativamente il rischio di diarrea associata agli antibiotici.
La logica biologica è chiara: durante la terapia si creano nicchie ecologiche vuote nell'intestino; se vengono occupate da ceppi probiotici selezionati prima che i batteri opportunisti proliferino, il danno al microbiota è contenuto. Aspettare la fine della terapia, invece, significa intervenire quando la disbiosi è già consolidata e i batteri resistenti hanno già avuto spazio per espandersi.
Non tutti i probiotici sono uguali
Un aspetto spesso sottovalutato è che non tutti i probiotici funzionano allo stesso modo. L'efficacia dipende da ceppi specifici, dalla loro concentrazione, dalla formulazione e dalla capacità di resistere all'azione dell'antibiotico stesso. La scelta del probiotico più adatto andrebbe discussa con il medico o il farmacista, tenendo conto del tipo di antibiotico prescritto e delle caratteristiche individuali del paziente.
Il riconoscimento a Cosmofarma 2026
In questo contesto si inserisce il premio Innovation & Research, un riconoscimento ottenuto a Cosmofarma Exhibition 2026 da MCF Barriera, probiotico di nuova generazione sviluppato da Cemon in collaborazione con Lab4 Probiotics. Il prodotto è stato formulato specificamente per l'uso contestuale alla terapia antibiotica, combinando ceppi selezionati di Lactobacillus e Bifidobacterium con Saccharomyces boulardii in capsule ad alta concentrazione (35 miliardi di UFC per dose). Il riconoscimento è stato motivato dall'elevato valore scientifico e dall'approccio innovativo nella gestione del microbiota durante la terapia antibiotica, con un beneficio concreto per il paziente.
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