Alle coronarie femminili giovano i pesi

20 ottobre 2004
Aggiornamenti e focus

Alle coronarie femminili giovano i pesi



Dopo l'infarto, è fondamentale recuperare per quanto possibile la capacità aerobica. E' vero a tutte le età ed è vero in entrambi i sessi. L'esercizio quindi è entrato ormai far parte della terapia riabilitativa anche per le donne, un tempo trattate in modo differente, anche quelle meno giovani, cioè di età superiore a 60 anni. Per chiarire l'importanza di questo aspetto si può ricordare che precedenti ricerche dimostrano che nelle donne che mantengono una capacità aerobica massima (VO2) di almeno 13 mL/kg/minuto hanno una mortalità per malattie del cuore del 5% inferiore e che per ogni ml/kg/minuto che si guadagna si ha una riduzione del 10% della mortalità.
Ora uno studio canadese è andato a valutare se il miglioramento della capacità aerobica sia il solo obiettivo da raggiungere o se non si possa fare anche di più. Lo studio è stato condotto in un gruppo di 18 donne di età compresa tra 60 e 80 anni, quindi nella fascia della popolazione più esposta.

Resistenza ma anche forza


Le pazienti, tutte con malattia coronarica, sono state sottoposte all'inizio dello studio alla valutazione della massima capacità aerobica (VO2), della forza muscolare degli arti superiori e inferiori e anche alla valutazione della qualità della vita. Tutti e tre parametri che nelle anziane cardiopatiche risultano compromessi. Dopodiché il gruppo è stato avviato a due programmi di esercizio differenti. Nel primo si puntava ad aumentare la capacità aerobica, e consisteva in tre sedute di mezzo per tre giorni alla settimana per otto settimane. Ciascuna seduta prevedeva o l'uso del tapis roulant o l'uso del cicloergometro. In entrambi i casi l'esercizio veniva condotto in modo da impegnare l'organismo al 70-85% della capacità aerobica massima. Nel secondo programma, alle sedute come descritte prima si aggiungevano serie di esercizi per la muscolatura di gambe e tronco, di norma uno o due sessioni da 8-10 ripetizioni. Lo sforzo iniziale per questi esercizi era fissato al 55% della possibilità di ciascuna paziente e aumentava del 2,5% a ogni settimana.

Ma soprattutto si vive meglio


Al termine dello studio sono stati nuovamente valutati i tre parametri. Nel gruppo della sola aerobica sono aumentati, come atteso, i valori di massima capacità, e anche la forza della muscolatura delle gambe, cosa che era lecito aspettarsi visto che sia la corsa sia la bicicletta sono ancora il modo migliore per rafforzare gli arti inferiori. Nel gruppo che aveva eseguito anche gli esercizi di potenza, però, si manifestava oltre al rafforzamento delle braccia anche un significativo miglioramento della qualità della vita. Lo studio è piccolo, ma sembra aprire la strada a un approccio più completo alla gestione delle cardiopatie disabilitanti. Secondo gli autori, migliorare nel complesso la forma fisica delle pazienti anziane può fare la differenza tra vivere in maniera autonoma e soddisfacente anche dopo episodi coronarici oppure dover ricorrere all'assistenza continua o, dove ci sono e non è il caso dell'Italia, alle residenze protette.

Maurizio Imperiali

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