Artrite reumatoide

14 gennaio 2019

Artrite reumatoide



Indice


Definizione


Artrite infiammatoria dovuta a processi autoimmunitari, cioè sostenuta da una reazione del sistema immune rivolta verso elementi dell'organismo stesso, che colpisce le articolazioni e poi l'osso stesso.
L'artrite reumatoide interessa circa l'1% della popolazione e predilige le donne in rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini.
Nella donna, la sua incidenza varia col passare degli anni e aumenta dal menarca a poco prima della menopausa; probabilmente gli ormoni influiscono sulla patologia, che si attenua durante la gravidanza e acuisce nel post parto e durante l'allattamento. Nell'uomo, invece, la patologia raramente si osserva sotto i 45 anni di età. Essere giovani e di sesso maschile implica un basso fattore di rischio di artrite reumatoide sporadica; è stato quindi ipotizzato che gli uomini che si ammalano devono essere sottoposti a uno stimolo particolarmente potente in grado di annullare questo effetto positivo. Nell'artrite reumatoide familiare, un parente di primo grado malato rappresenta un fattore predisponente e quindi si può sospettare che questo stimolo sia di origine genetica.


Cause


L'esatta causa dell'artrite reumatoide non è nota. L'elemento fondamentale che determina la reazione è l'attivazione dei linfociti T a cui fa seguito una reazione a cascata che comporta la secrezione di sostanze infiammatorie. I tessuti articolari, a cominciare dalla sinovia, e poi l'osso stesso vengono poco a poco erosi, causando deformità, instabilità e formazione di tessuto cicatriziale all'interno dell'articolazione, più o meno rapidamente a seconda dell'andamento della malattia e della sua aggressività.

Sintomi

Vengono colpite per prime le piccole articolazioni di dita, mani e piedi, polsi, gomiti e caviglie. L'irritazione e l'infiammazione si manifestano con dolore articolare, rigidità e gonfiore; in corrispondenza delle articolazioni sotto la cute si formano noduli tondeggianti. Si può avere deformazione e blocco delle articolazioni interessate. La malattia colpisce tra i 20 e i 40 anni e può avere un decorso lento e benigno, con lunghi periodi di remissione, o essere velocemente progressiva.

Diagnosi

La diagnosi dell'artrite reumatoide si basa sull'osservazione dei sintomi e sulla ricerca di un anticorpo nel sangue chiamata fattore reumatoide, presente nel 70% dei soggetti affetti. L'esame radiografico risulta essere utile quando le alterazioni sono avanzate al punto da produrre vere e proprie erosioni articolari.

Cure

Le terapie servono per contrastare il dolore e per impedire la progressione delle lesioni articolari. Tuttavia, solo di rado un solo farmaco è sufficiente. Il trattamento sintomatico dell'artrite reumatoide si basa sui FANS (usati di norma a dosaggi superiori a quelli adottati per l'artrosi) e anche su alcuni analgesici maggiori. I corticosteroidi riducono l'infiammazione e potrebbero rallentare la progressione della malattia. Altri farmaci in grado di interrompere la reazione autoimmune sono i sali d'oro, l'idrossiclorochina ed i farmaci immunosoppressori (metotrexato, ciclosporina, leflunomide). Gli inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF) inibiscono la liberazione di questa sostanza, fra le responsabili del processo infiammatorio, e sono a volte estremamente efficaci.

Cure complementari

Effetti lenitivi sul dolore articolare possono avere l'artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens), la spirea ulmaria (Filipendula ulmaria), la corteccia di Uncaria tomentosa e la boswellia (Boswellia serrata). Segnalati anche fiori di Bach e idroterapia. Un'azione protettiva sul deterioramento delle articolazioni è riportata per gli antiossidanti (vitamine C ed E, betacarotene, tè verde), così come per gli acidi grassi essenziali (omega 3 e omega 6).

Alimentazione

Una dieta ricca di pesce e di oli vegetali, ma povera di carni rosse, può avere alcuni effetti benefici sull'infiammazione.

Artrite reumatoide: guarire si può

Negli ultimi 20 anni la ricerca scientifica ha fatto progressi enormi mettendo a disposizione molecole che hanno cambiato il decorso della malattia. Tutto questo, insieme a una diagnosi precoce, consente oggi di avere cure e prognosi migliori e, in alcuni casi, di puntare a una sospensione dei farmaci. Con molta cautela, addirittura, qualcuno parla di possibilità di guarigione.

Ecco i segreti per tenere a bada l'Artrite reumatoide sino addirittura a indurne remissione completa.

La parola a Oscar Epis, responsabile della Struttura di Reumatologia all'Ospedale Niguarda di Milano sul nostro canale YouTube.

Artrite reumatoide, presto la cura anche per i casi difficili

Per combattere e "spegnere" l'artrite reumatoide è importante giocare di anticipo quando l'infiammazione che colpisce le articolazioni non è ancora divenuta cronica. Purtroppo, esiste una parte di pazienti che, a meno di un trattamento nelle fasi iniziali, non trae giovamento dalle terapie esistenti. Ma, come spiega il professor Gianfranco Ferraccioli, docente di reumatologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, è allo studio un nuovo approccio terapeutico.

Che cos'è l'artrite reumatoide?
È una malattia infiammatoria cronica autoimmune che ha come bersaglio elettivo le articolazioni piccole e grandi, ma che colpisce, con lo stato infiammatorio sistemico, organi e apparati. Il principale bersaglio extra articolare è l'apparato vascolare su cui la malattia si esprime in quella che viene chiamata aterosclerosi accelerata.

Quali sono i sintomi che devono destare sospetti?
I sintomi iniziali sono il dolore in una o più articolazioni, piccole (delle mani o dei piedi) o grandi (ginocchia, gomiti, spalle etc.), con rigidità al movimento ad inizio giornata. Il paziente avverte un qualcosa che non conosceva prima, un impaccio che impedisce di svolgere la sua attività quotidiana compromettendo la sua attività lavorativa. La disabilità conseguente è il problema classico che accompagna la forma morbosa. Quando si ha dolore o gonfiore in una o più articolazioni, che persistono per più di sei settimane deve nascere il sospetto di malattia cronica infiammatoria autoimmune

Quali esami o test bisogna fare per avere una diagnosi?
Si deve iniziare quello che si definisce algoritmo diagnostico, richiedendo esami del sangue per verificare se ci sono i segni dell'infiammazione, che sono la Ves, la Pcr, e l'emocromo, o esami per capire se ci sono i segni della autoimmunità, in particolare il Fattore reumatoide, gli anticorpi anti peptidi citrullinati-antiCCP, gli anticorpi antinucleo-Ana. A scatenare l'artrite reumatoide è una infiammazione che inizia con caratteri acuti ma che poi diviene cronica. È la fase di passaggio il momento critico ed è per questo che tanto più la diagnosi è precoce tanto più saremo vicini alla fase di passaggio e dunque alla possibilità di mettere il silenziatore alla malattia.

Ci sono fattori di rischio su cui poter intervenire?
Sì, vi sono importanti fattori di rischio, alcuni non modificabili, legati a una predisposizione genetica, e altri modificabili come il fumo e l'obesità. È ormai acclarato che il fumo è il principale fattore che, in un contesto genetico definito, favorisce e scatena la comparsa di autoanticorpi. È stato anche dimostrato che è anche il principale fattore che ostacola la remissione sotto terapia. Dunque il messaggio chiaro è: non fumare o smettere di fumare.

In che cosa consiste la terapia?
La cura dell'artrite passa su due fronti, togliere il dolore e per questo si usano i farmaci antinfiammatori non steroidei, e trattare l'infiammazione cronica autoimmune con farmaci come methorexate, leflunomide, clorochina, salazopirina o altri. Questi farmaci se utilizzati precocemente danni grandi risultati. Quando con questi farmaci non si ottiene in tre mesi un risultato apprezzabile, bisogna pensare a una resistenza e si dovranno pertanto inserire i farmaci biologici che bloccano le molecole responsabili dell'infiammazione. L'obiettivo della terapia è la remissione per mantenere la capacità lavorativa.

Ci sono pazienti che non rispondono alle cure?
Sì, purtroppo esistono casi molto resistenti, per fortuna sono una minoranza, ma richiedono procedure molto particolari. Nel nostro centro effettuiamo, quando necessario, una biopsia sinoviale per studiare le cellule che infiltrano il tessuto. Queste cellule, messe opportunamente in coltura, vengono studiate per cercare quali molecole sono sintetizzate e definire quindi le molecole da colpire, perché un errore che non dovremo commettere è quello di cambiare disordinatamente i farmaci nei pazienti resistenti.

Ci sono prospettive di cura per questi pazienti?
Sì ci sono perché stiamo già effettuando studi con farmaci che, pur essendo molecole chimiche, cioè non farmaci biologici, hanno un bersaglio d'azione intracellulare, e questo si esprime su fattori di trascrizione che agiscono sulle primissime fasi della attivazione infiammatoria. Questi farmaci sono quelli più avanzati come meccanismo d'azione, sono quelli che si candidano a essere i più adatti per spegnere le forme più resistenti. Ribadisco, è molto probabile che la identificazione di biomarcatori possa rendere anche questi casi sempre più rari perché, trattandoli sin dalle fasi iniziali, si dovrebbero spegnere.

Farmaci

Di seguito è riportato l'elenco dei principi attivi maggiormente utilizzati nella cura di questa patologia. E' sempre necessario consultare il proprio medico per la scelta del principio attivo e la posologia più indicati per il paziente.



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