Emicrania, qual è la causa dell’ipersensibilità alla luce?

08 novembre 2022
Aggiornamenti e focus, Speciale Mal di testa

Emicrania, qual è la causa dell’ipersensibilità alla luce?



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Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Headache and Pain, l'ipersensibilità alla luce che accompagna l'emicrania è dovuta a un'eccessiva sincronizzazione dei neuroni, che porta a una risposta esagerata della corteccia visiva. Pur essendo noto, infatti, che durante l'emicrania si ha una diminuzione dell'attività dei neuroni della corteccia visiva, i ricercatori hanno osservato che la trasmissione degli stimoli visivi è abbondante. 

«Il nostro studio conferma che, durante l'emicrania, i neuroni nella corteccia sono meno attivi in risposta a uno stimolo visivo. Questo succede a causa di un potenziamento, nelle persone con mal di testa, dei neuroni "inibitori" il cui ruolo è quello di diminuire l'attività cerebrale. Minore attività però non significa per forza che le informazioni non continuino a viaggiare: non solo i neuroni continuano a parlare tra di loro, ma proprio i neuroni inibitori sincronizzano le comunicazioni impacchettandole più velocemente di quanto non succeda senza emicrania, portando quindi a una trasmissione troppo efficace dell'informazione visiva» spiega Nicolò Meneghetti, della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che ha guidato il gruppo di lavoro. 

Gli esperti hanno studiato gli effetti delle alterazioni sinaptiche nella corteccia visiva murina notando che, mentre si verifica l'emicrania, i neuroni sono realmente meno attivi, ma si sincronizzano in maniera così veloce che la risposta della corteccia visiva si propaga tanto velocemente da portare all'ipersensibilità. Hanno quindi studiato il comportamento dei neuroni tramite un modello matematico. 

I risultati di questo studio permetteranno di cercare nuove cure per i problemi visivi causati dall'emicrania, e permetteranno di approfondire anche le basi di altre malattie che causano l'ipersensibilità alla luce. «L'emicrania condivide alcune caratteristiche comuni con altre malattie, come ad esempio l'epilessia. Il nostro modello potrebbe quindi aiutare a spiegare alcune caratteristiche di queste patologie e a trovare nuove soluzioni per combatterle» conclude Meneghetti.


fonte: Doctor33


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