Aborto spontaneo: cause e fattori di rischio

23 giugno 2020

Aborto spontaneo: cause e fattori di rischio


L'aborto spontaneo è una situazione abbastanza comune che interessa circa il 30% delle gravidanze. Indica una interruzione spontanea di gravidanza - la perdita del feto - che si realizza non oltre i primi 180 giorni (entro la 25° settimana di gestazione). Anche se la casistica è molto più ampia nel primo trimestre. Si parla di aborto completo quando il feto, nella sua interezza, e la placenta vengono espulsi dall'utero. Si fa invece riferimento all'aborto incompleto quando una parte del prodotto del concepimento è ancora presente nella cavità uterina. In questo secondo caso è necessario intervenire con l'isterosuzione (più nota come raschiamento): un intervento chirurgico che, attraverso una cannula di pochi millimetri, permette di aspirare dalla cavità uterina tutto il materiale abortivo. A questa terapia chirurgica, può essere preferita la somministrazione di farmaci - soprattutto quando l'aborto è avvenuto all'inizio della gravidanza - che facilitano l'espulsione di feto e placenta. Ma come si presenta un aborto spontaneo? Talvolta non produce sintomi evidenti e viene confermato solo da una ecografia. Negli altri casi provoca contrazioni dell'utero e dolore pelvico sotto forma di crampi, sanguinamento vaginale (può trasformarsi in emorragia con muco e coaguli nelle fase più avanzata della gravidanza), espulsione di coaguli.


Aborto spontaneo: le cause


La causa più comune di aborto spontaneo è legata alle anomalie cromosomiche o genetiche. Ma ci sono anche altre patologie che interferiscono sul buon esito della gravidanza. Mentre talvolta la causa possa restare anche ignota. Tra le principali cause:



Ci sono poi anche alcuni fattori di rischio che concorrono all'interruzione spontanea di gravidanza e che si riassumono nell'età della donna (sotto i 20 anni e sopra i 35), nell'abuso di droga o alcol, in cali di peso eccessivi.

Carla De Meo


Bibliografia

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